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La bellezza di 36 ore a Napoli: come ai tempi del Grand Tour

Mondo, NapoliCapitale | 13 Luglio 2019

Napoli famosa anche per Gomorra e Elena Ferrante? I giornali napoletani hanno titolato soprattutto così il pezzo sul New York Time dedicato a Partenope. Tuttavia traducendolo, questo è un piccolo passaggio del testo: i contenuti sono ben altri e molto positivi…

 

 

36 ore a Napoli, Italia

Città di gloriosa ma straziata bellezza, nota per la sua vivacità e, sì, un brivido di minaccia, Napoli è ora piena di visitatori. In questa capitale del Mediterraneo, sorvegliata dal Vesuvio ancora scalciante, il numero di turisti è più che raddoppiato dal 2010, la criminalità è diminuita (in particolare, secondo il Ministero dell’Interno, il tasso di omicidi è diminuito del 44 per cento nel 2018 rispetto all’anno precedente), e i cumuli di spazzatura sono molto meno numerosi. I romanzi napoletani di Elena Ferrante (e il loro continuo adattamento HBO) – insieme ai corposi libri “Gomorrah”, ai film e alle serie TV – hanno suscitato curiosità su una destinazione da tempo considerata poco più che un trampolino di lancio per Capri, Ischia e Amalfi. E mentre il Museo Archeologico, con la sua straordinaria collezione di antichità, rimane un po’ trascurato, la maggior parte dell’arte, della cultura e della vita sociale della città sono in una situazione migliore e il fascino di Napoli – l’eccesso barocco, la cucina indulgente, l’ipnotico stato di fuga di tutto ciò – richiama come i giorni di gloria del Grand Tour della città.

 

venerdì
1) 15.00. Casa da sogno
Napoli è una città di travestimenti, di opere e di sfilate sfarzose. Conoscete Villa Pignatelli, una casa museo costruita come residenza privata nel 1826, che risale alla fine del periodo di massimo splendore di Napoli durante il regno borbonico, quando la città era una delle capitali europee più importanti. Non è proprio la Reggia di Caserta (le oltre 1000 stanze del palazzo 18 miglia fuori Napoli, costruito sul modello di Versailles), ma questo gioiello neoclassico è una sontuosa introduzione ai sapori floridi dell’epoca d’oro della città, con i suoi lampadari dorati, il bagno affrescato in stile pompeiano, gli intricati pannelli di boiserie e lo spettacolare giardino all’inglese, il tutto con l’aria di epoche precedenti illustri. Ingresso: 5 euro.

2) 17:00 Boutique chic
Il quartiere Chiaia offre una sfilza di marchi di lusso italiani, ma anche alcuni negozi caratteristici della zona, come Livio De Simone, stampatore di tessuti fin dagli anni Cinquanta. Nel vicino atelier della casa si trova una linea di abiti, borse e tessuti i cui motivi geometrici e luminosi si ritrovano nelle ceramiche dei negozi di Vietri. In questa città rinomata per l’abbigliamento sartoriale maschile, abiti e camicie su misura possono richiedere tempo, ma i cravatteri artigianali di Napoli offrono una gratificazione più rapida, come da Ulturale, dove le cravatte fatte a mano e su misura sono disponibili in un arcobaleno di versioni classiche con ciondoli portafortuna cuciti all’interno. Per un’avventura ancora più colorata, fermatevi al Dr. Vintage, dove il proprietario, Rosario Recano, regala ai visitatori consigli sulla sua città mentre sfoggia la sua collezione di stilisti di seconda mano. E per gli amanti dei gioielli c’è Leonardo Gaito in via Toledo, un negozio a conduzione familiare che esiste dal 1864, dove nuove opere di artigiani locali si affiancano a creazioni antiche.

3) 19.00 Aperitivo dall’alto
Su Via Toledo sbuca la via conosciuta come Spaccanapoli (cosa non del tutto esatta ndt): prendete la funicolare per raggiungere il quartiere di lusso del Vomero, una lunga enclave addormentata che ospita una manciata di destinazioni spiritose. Inizia con Riot Laundry Bar, un concept store gestito da un squadra di giovani, e una calamita per la scena musicale risvegliatasi a Napoli. Oltre all’abbigliamento da strada e ai jeans ecologici in offerta, c’è un energico bar al piano terra (birra, 5 euro) e Futuribile, un negozio di dischi al piano interrato con discoteca Italo, boogie e album degli anni ’80 registrati a Napoli. Aperto alle 20.00, l’Archivio Storico sta migliorando l’arte del bere a Napoli con cocktail (circa 10 euro) a base di antiche ricette napoletane e classiche americane, serviti in una rete sotterranea di intimi saloni in delle grotte.

4) Ore 21.00 Cena di famiglia
Proprio dietro la passeggiata sul lungomare, la Casa di Ninetta offre quella che il proprietario, Carmelo Sastri, chiama “la casa di mia madre e di mia nonna” in questa decennale operazione condotta con sua sorella, la nota cantante e attrice italiana Lina Sastri. Sotto un soffitto decorato di fine Ottocento, con sottofondo di musica classica, il ristorante prepara magnifiche interpretazioni della tradizione napoletana, come i bocconcini di baccalà (10 euro) e il denso ragù di cipolla di pasta genovese (11 euro). Pulite il vostro palato con un amaro al basilico della vicina Capri (6 euro), e passeggiate lungo il mare per apprezzare l’antico blocco di Castel dell’Ovo illuminato sull’acqua.

Sabato
5) 9 a.m. Beatitudine per la prima colazione
Forse il modo meno sano ma più felice per iniziare una giornata a Napoli è con una sfogliatella, una tasca di ricotta fresca con frutta candita e guscio di frolla (liscia) o riccia, il tutto fatto friabile con lo strutto. (Nota per vegetariani e vegani a Napoli: Aspettatevi il lardo dove meno ve lo aspettereste.) Scaturchio, che dal 1905 realizza le stesse impeccabili ricette in questa piazza San Domenico Maggiore, serve una straordinaria sfogliatella riccia (1,70 euro) con una crosta gossamer e una delicata crema a scaglie d’arancia.

6) Ore 10.00. Città contemporanea
Napoli è stata una calamita per la nuova arte negli anni Settanta; dopo una lunga pausa, la scena artistica della città è di nuovo in fermento, come testimonia l’apertura, lo scorso anno, di uno spazio espositivo della galleria londinese Thomas Dane all’interno dell’ottocentesca Villa Ruffo. Sempre nel quartiere Chiaia, la Galleria Lia Rumma presenta dal 1971 le opere di Anselm Kiefer, Mario Merz, Marina Abramovic, Alfredo Jaar e altri artisti innovativi. Un altro gallerista pioniere degli anni Settanta, Giuseppe Morra, ha aperto la Casa Morra nel 2016 per esporre la sua vasta collezione personale all’interno di un palazzo settecentesco in rovina.

7) Ore 13.00 Pranzo speciale
La Trattoria San Ferdinando, a conduzione familiare, offre un’accogliente tregua dalle frenetiche strade di Napoli. In questo locale, le cui pareti giallo burro sono adornate con pentole di rame e antichi spartiti musicali, il menu cambia ogni giorno “secondo natura”, come amano dire i proprietari. L’ottima offerta di pesce può includere piatti (circa 12 euro ciascuno) come il carpaccio di branzino marinato con arance e limoni, o zigoli con fiori di zucca, cozze e un leggero pesto di basilico. Altrettanto incantevoli sono i dolci, come la vellutata torta di ricotta con marmellata di arance.

8) 14:30 Paradisi spenti
I siti religiosi di Napoli sono meraviglie dell’arte. A pochi passi dal Duomo, il complesso conventuale di Donnaregina, spesso trascurato, comprende le navate slanciate di due chiese – una chiesa gotica del XIV secolo, affrescata intricatamente e una chiesa barocca in marmo multicolore, e il Museo Diocesano, che ospita opere d’arte ecclesiastica, per lo più della scuola napoletana, che comprende i pittori seicenteschi Luca Giordano e Andrea Vaccaro. A pochi passi, il chiostro trecentesco di Santa Chiara circonda un giardino di agrumi ornato da colonne e panchine in maiolica. Dipinte a mano dai ceramisti Donato e Giuseppe Massa a metà del ‘700, le piastrelle, decorate con fiori, verdure e scene di narrazione, erano la gioia esclusiva delle suore che vi hanno vissuto in isolamento per quasi 200 anni, fino a quando i monaci hanno preso il loro posto e aperto il parco al pubblico nel 1925.

9) 17:30 Cultura del caffè
E’ tenace la lotta per il miglior caffè di Napoli – si dice spesso che la città serve il miglior espresso d’Italia – dove il metodo locale produce uno sciroppo denso di caffè espresso, spesso con una pesante dose di zucchero già miscelato, se non diversamente specificato, e servito insieme all’acqua frizzante per pulire il palato in anticipo. Per un espresso in quello che è sicuramente il caffè più squisito della città, prendete una sedia in velluto di canna rossa nei dintorni del Gambrinus (4 euro per un espresso da tavola; 1,20 al banco).

10) 19:00 Vita di strada
Napoli è una città informale, dominata da cibo di strada e bar a buon mercato. Per un assaggio autentico di tutto questo, dirigetevi in Via Tribunali, la via principale per la pizza, i taralli napoletani pepati e il tutto fritto. Alla friggitoria di Di Matteo, il cuoppo, o cono di carta, di articoli fritti come frittelle di patate, polenta e melanzane è un’imperdibile prelibatezza napoletana. In fondo alla strada, godetevi un drink prima di cena al Perditempo, un bar locale molto amato e trasandato e un caffè letterario senza pretese che ospita occasionalmente letture di libri, ma più spesso fa esplodere la musica reggae nella folla radunata lungo la strada.

11) 21.00 Cena in centro città
In una sala da pranzo conviviale impreziosita dagli affreschi originali di Napoli del 1941 e dai ritratti di personaggi famosi italiani del passato, Mimì alla Ferrovia serve piatti che nel tempo si sono appena modificati, con un personale altrettanto immutabile e formalmente vestito. Una dinastia di quattro generazioni di proprietari di famiglia e tre in cucina ha posto la continuità al centro di questo ristorante nel quartiere centrale (e sommario) della stazione ferroviaria. Lo chef Salvatore Giugliano (nipote del primo chef del ristorante), che serve prevalentemente pesce del Mediterraneo pescato localmente, ha messo a punto le ricette tradizionali, eccellendo con ravioli di branzino al burro, brodo, gamberi e calamari (12 euro), e una ricotta di latte di bufala speciale della regione, condita con la sua marmellata di pomodoro vesuviano fatta in casa (2 euro).
Domenica

12) 10.00 La metropolitana di Napoli
Per apprezzare veramente Napoli, vecchia e nuova, dirigetevi nel suo ventre sotterraneo. Dal 1995 le stazioni della metropolitana sono state arricchite da oltre 200 opere d’arte pubblica; l’anno prossimo vedrà una nuova stazione del Duomo dell’architetto Massimiliano Fuksas che rende omaggio al tempio romano scoperto tra gli scavi. E a 130 piedi sotto, le meraviglie del mondo antico sono rivelate, come il tour dell’organizzazione Napoli Sotterranea (10 euro) vi porta in un labirinto di grotte che si estende per oltre 280 miglia, scavate nel tufo vulcanico dai greci nel IV secolo a.C. Il tour di 90 minuti guida i visitatori attraverso un teatro greco-romano dove Nerone si esibì una volta, e attraverso le cavità arcaiche dove i napoletani si rifugiarono durante le incursioni aeree della seconda guerra mondiale.

13) Mezzogiorno. Arte sopraelevata
Un nuovo servizio navetta da Piazza Trieste e Trento al Museo Capodimonte (16 euro andata e ritorno, con ingresso al museo) rende più accessibile questo tesoro sottovisitato. Il gigantesco castello, iniziato nel 1738, fu costruito come residenza di caccia per il re Carlo III di Borbone. Arroccato su una collina con vista sulla città fino a Capri e Ischia, Capodimonte è circondato da 300 ettari di boschi e parchi che in origine servivano come riserva di caccia reale. All’interno, la straordinaria collezione d’arte comprende capolavori di Tiziano, El Greco, Caravaggio e Raffaello.

14) 14.00 Pizza party
Nessuno viene a Napoli per essere magro, e la pizza, inventata qui nel XIX secolo, è probabilmente ancora migliore che altrove. A Concettina ai Tre Santi, lo chef Ciro Oliva potrebbe essere il pizzaiolo più talentuoso della città, la quarta generazione di una dinastia familiare che gestisce questo locale popolare nel quartiere operaio di Sanità. Per i più affamati, lo chef propone l’edonistico menu di degustazione di pizze a 12 portate (45 euro, chiamata in anticipo), oltre a torte singole (8 euro) tutte a base di ingredienti locali, e una ricercata carta dei vini che include un decadente Champagne Pertois-Moriset. Tra i punti salienti del menù, il Parthenope, una pizza fritta ripiena di ricotta di bufala, ricciola affumicata, alghe, scorza d’arancia e pepe macinato. Non ci sono prenotazioni, ma vale la pena aspettare.

traduzione a cura di Marco Cappiello

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 13 Luglio 2019

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