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L’arte dei “tartarugari” napoletani dimenticata a Napoli, ricordata nel mondo

Identità, Media e new media, Storia | 10 Settembre 2018
Qui spesso ce ne dimentichiamo, ma nel resto del mondo l’arte napoletana vive e prospera.
Come quella dei “tartarugari” di Napoli. Specialisti, artisti, che realizzarono capolavori nel XVIII secolo.
Con la tartaruga a Napoli si facevano mobili e pettini, poi lumi, vassoi e oggetti d’arte impreziositi d’oro, argento e gemme di valore.
Secondo il censimento del 1871 tra Napoli e Torre del Greco erano oltre 1200 le persone dedite a tale attività, tra corallari e tartarugari
https://books.google.it/books?id=osYKhIq3aE8C&pg=PA324&dq=tartarugari+napoli&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi9xLf5kqndAhVEDSwKHWTnDJYQ6AEIKjAA#v=onepage&q=tartarugari%20napoli&f=false

A Napoli nacque la tecnica del “piquet tartarugato” diffusasi presto nel Nord Europa ma sempre con Napoli centro principale. La tecnica di posa consisteva nell’addolcimento del guscio di tartaruga nell’acqua bollente e nell’olio d’oliva, e quindi nell’impressione di disegni in madreperla o strisce in oro e argento.

Celebri artigiani napoletani, come Nicola de Turris, Nicola Starace, Giuseppe e Gennaro Sarao, furono direttamente patrocinati da Carlo III di Borbone.

E nei saloni dello storico Hôtel Collot, sede della Galleria J. Kugel a Parigi http://www.galeriekugel.com/DesktopDefault.aspx dal 12 settembre ci sarà la prima mostra dedicata all’arte del “piqué”.
50 oggetti “creati tra il 1720 e il 1760 per gli intenditori e la corte, e in particolare per Carlo di Borbone, che divenne re di Napoli nel 1734, e fece della sua corte una delle più splendide e cosmopolite di tutta l’Europa.” Oggetti di un valore inestimabile.

Giuseppe Serao,tra i più famosi artigiani napoletani, aveva un laboratorio adiacente alle mura del palazzo reale e molti dei pezzi della mostra sono stati realizzati da lui.
Compreso uno spettacolare tavolo tartarugato prestato dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, in Russia, che per la prima volta, dal 1933, lascia il museo e che viene considerato il più grande capolavoro creato con la tecnica del Piqué.
https://www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/digital-collection/13.+Furniture/121387/?lng=en

“Giuseppe era un genio che ha prodotto oggetti di qualità ineguagliabile”, ha affermato Kugel, comproprietario della galleria Kugel:
“Quest’anno abbiamo scelto l’arte del piqué tartaruga di Napoli che fiorì dal 1720 al 1760 a Napoli, in Italia…questi oggetti non sono mai stati oggetto di una mostra dedicata….prima del 1720, l’arte del guscio di tartaruga non era veramente perfetta, e dopo il 1760, gli oggetti divennero meno spettacolari”.

Il New York Times scrive oggi: “Questa settimana, mentre gli intenditori affollano la Biennale di Parigi, l’annuale raduno dei migliori venditori al mondo di arte e antiquariato, un prestigioso concessionario ospita la propria mostra e vendita di capolavori del XVIII secolo…”Complètement Piqué”, che in francese colloquiale significa “del tutto pazzo”, suggerisce la pura follia dei tartarugari, o lavoratori di tartaruga, che si sono specializzati in questa complicata tecnica per produrre oggetti stravaganti ma puramente decorativi”.
https://www.nytimes.com/2018/09/07/arts/gallery-tortoiseshell-art-naples.html

Arti dimenticate, artisti dimenticati. Che continuano a vivere nel mondo.

Maurizio Zaccone
Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Settembre 2018 e modificato l'ultima volta il 10 Settembre 2018

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