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SULLO SPUTTANAPOLI

Simone Schettino: "Non bastano le scuse, portiamo in tribunale chi massacra il Sud"

Cultura, DueSicilieOggi, Identità, Italia, NapoliCapitale, Teatro | 25 Febbraio 2014

Simone Schettino

Simone Schettino è uno degli esempi più sinceri e brillanti di un modo di far spettacolo come piace a noi: senza piegarsi ai luoghi comuni senza offese gratuite, senza urtare la sensibilità di nessuno…oggi una perla rara.
Sempre prima uomo e poi attore, degno erede della migliore tradizione partenopea, Simone Schettino non ha mai speculato sulla propria amatissima terra, non è mai sceso a compromessi, non ha mai svenduto né se stesso né il popolo cui appartiene, anzi ha sempre tentato, alla sua maniera leggera e mai aggressiva, di lasciarci un sorriso e una riflessione.

Simone, era il 2010 quando portasti in scena il tuo spettacolo “Se tocco il fondo… sfondo!!!” ovvero lo “Sputtanapoli in tv”, tema quanto mai attuale, e che riproporrai il 13-14-15 e il 21 e 22 Marzo al Teatro Sannazaro di Napoli.
Racconti qualcosa della trama?

” Se tocco il fondo…sfondo!!!” è uno spettacolo di ” denuncia” contro un modo di fare Tv – e informazione (?) – che purtroppo sembra non morire mai e che mira a massacrare, mediaticamente, Napoli ed il meridione in generale.
Il protagonista, interpretato da me, partecipa ad una trasmissione televisiva dove è vittima inconsapevole di manipolazione da parte del conduttore che letteralmente gli detta il copione da ” recitare”, confidandogli subdolamente che ” per sfondare in tv bisogna toccare il fondo”, solo così i dati di ascolto schizzeranno alle stelle.
Il malcapitato è ovviamente costretto ad incarnare il peggio del peggio dei falsi stereotipi addebitati al nostro popolo: luoghi comuni che, in quanto tali, non rispecchiano assolutamente la verità,cose di sé nelle quali non si riconosce, fino al punto che rifiuterà di proseguire in quella farsa imbastita ad arte e con l’arma dell’ironia svelerà la falsità di quei luoghi comuni. (CLICCA QUI PER VEDERE UN’ANTICIPAZIONE DELLO SPETTACOLO)

Che lo Sputtanapoli in tv e sui media in generale, sia un fenomeno sempreverde, ce lo ricorda purtroppo anche la recente ribalta sanremese. Cosa pensi dell’abuso dello stereotipo, del luogo comune che dà spunto alla facile ironia della Littizzetto piuttosto che della Gialappa’s?

Non amo parlare dei singoli, non mi interessano nomi e cognomi, anche perchè rischieremmo di perderci in un lungo elenco. Piuttosto è importante parlare del sistema: il meridione tutto, non solo Napoli, è terra di nessuno e questo autorizza chiunque a dirne o farne qualsiasi cosa impunemente. Offendere un popolo intero, anche se attraverso l’ironia, viene considerato normale se quel popolo siamo noi.
A ciò contribuisce anche il fatto che una parte dei nostri detrattori appartiene al nostro stesso popolo,
e tale – particolare – fenomeno rappresenta una vera e propria manna scesa dal cielo per chi è razzista nei nostri confronti, come a dire che i loro migliori alleati li hanno in casa nostra.
Se poi al tutto sommiamo un continuo massacro mediatico, talmente ripetuto che risulta impossibile escluderne la volontarietà, ecco che allora non dovremmo meravigliarci più di tanto riguardo tali offese. A tal proposito basta notare quante volte viene citata Napoli come scena del crimine pure se i fatti si sono svolti ben lontano da essa, oppure quando, in un articolo di giornale riguardante un reato che si è compiuto in una regione che non sia meridionale, vengono riportate le origini del delinquente se appunto si tratta di un meridionale o di un extracomunitario, come se questo costituisse un rafforzativo della delinquenza. Diversamente ci si limita a scrivere il nome e cognome di chi ha commesso il reato .

Ormai è chiaro a tutti che citare Napoli fa audience, così come la battuta più o meno felice del comico di turno sui napoletani è garanzia di successo, di eco mediatica.
Anch’io all’inizio della mia carriera, ironizzavo su alcuni aspetti del nostro modo di agire, ma in assoluta buona fede, perché la comicità il più delle volte è paradosso, estremizza la realtà o la inventa di sana pianta. Se ad esempio descrivo un mio parente come un rincretinito e stolto lo faccio semplicemente per cucirgli una battuta addosso ed anche il pubblico ne è consapevole, anche perché se fosse veramente tale me ne guarderei bene dal raccontarlo. Questo vale per il mio popolo e la mia terra, ci giocavo per affetto come si gioca con una persona cara, esasperando luoghi comuni o inventandoli del tutto perché facevano divertire!
Quando poi ho capito che certe cose venivano manipolate e strumentalizzate, ho chiuso con quel modo di fare comicità, ho capito che non potevo prestare il fianco a chi ci massacra. Io ero in buona fede, chi ci massacra no,e per questo motivo preferisco evitare.

Simone, a cosa pensi sia dovuto questo malcostume italiota, perché ricorre sempre il solito stereotipo del napoletano pizza, camorra e mandolino che imperversa ovunque’?

Parlare male di Napoli e del meridione in generale, come dicevamo, è una garanzia di successo. Il sud, da italiano, o lo tratti male oppure sei costretto ad ammettere che è stato invaso, colonizzato e sfruttato. I nostri limiti, la nostra arretratezza, il nostro attuale degrado rappresentano degli ottimi alibi per chi non vuole riconoscere determinate realtà. Questa ammissione è fondamentale non per avere un risarcimento economico – d’altronde non sarebbe assolutamente possibile in una Italia che è sull’orlo del fallimento – ma unicamente per ridare l’ identità ad un popolo, restituendogli la dignità di essere considerati cittadini e non sudditi, altrimenti molti, anche dei nostri, continueranno a credere che la causa di tutti i nostri problemi è dovuta al fatto che siamo “brutti, sporchi e cattivi”
Lo sputtanapoli è figlio della strafottenza e dell’ignoranza. Il “che ce ne fotte” che sentiamo spesso nei confronti dei problemi della nostra terra sta ad indicare un qualcosa che “non ci riguarda” per due ordini di motivi:
-l’ inerzia delle istituzioni, sia nazionali che locali, riguardo alla tutela del nostro territorio; e
– il fatto che la nostra ribellione è poco efficace, perché claudicante. Il più delle volte infatti la protesta viene ignorata o peggio ancora osteggiata da una parte del nostro stesso popolo, che è appunto quella parte che per un complesso di inferiorità, strafottenza o ignoranza riguardo ai nostri problemi liquida la questione con l’ insensata esclamazione “ facciamo schifo “.
Magari i diffamatori li avessimo avuti solo fuori casa….forse a quest’ora avremmo già fatto numerosi passi in avanti.

Cosa sarebbe meglio fare per essere più efficaci e incisivi, dov’è che sbagliamo?

Sbagliamo a non denunciare ciò che subiamo alle autorità preposte tramite le istituzioni.
Riguardo il festival di Sanremo, abbiamo appreso la notizia che il Sindaco di Locri ha querelato la Rai, Fazio e Stella per aver associato la città alla ‘ndrangheta: questa è la strada, a mio avviso.
Però affinché non risulti una sterile e patetica lamentela – come spesso viene descritta in mala fede da chi non ha interesse a cambiare tale stato di cose – è necessario che i diritti dei cittadini vengano rappresentati dalle istituzioni locali, come nel caso di Locri appunto, altrimenti rimangono lamentele dei singoli a cui difficilmente si dà ascolto.
La denuncia quindi dai social deve passare alle aule dei tribunali, la nostra insofferenza rispetto alle offese e alle umiliazioni deve sfociare in un atto pratico e tangibile. Basta con le solite scuse formali, che servono più a tutelare il diffamatore di turno che il buon nome della città o del suo popolo. Gli esempi di chi reagisce alle diffamazioni invece di far finire il tutto a tarallucci e vino sono tanti, non solo il sindaco di Locri, lo stesso Maradona ultimamente si è ribellato a diffamazioni gratuite nei suoi confronti. La legge si sa è uguale per tutti, solo che per farti tutelare devi rivolgerti alla stessa, poiché non agisce d’ ufficio in questi casi.

Le sanzioni però non sembrano sempre efficaci ad arginare il problema, ne è dimostrazione il fatto che, nonostante la chiusura per cori di ” discriminazione territoriale” di alcune curve degli stadi italiani, gli stessi cori siano ancora intonati da altri settori. E come non ricordare, a tal proposito, la lettera scritta a quattro mani da te e dal “Vesuvio” indirizzata al giudice sportivo Tosel ?

Definire quei cori “ discriminazione territoriale “ è come definire una rapina ” appropriazione indebita”! Tra l’altro sono ispirati a slogan leghisti dichiaratamente razzisti.
In merito alla lettera del “ Vesuvio “, la scrissi molto tempo prima di averla letta in tv, ed era indirizzata “idealmente” non alle tifoserie ma al giudice Tosel, proprio perché reputavo centrale il ruolo delle istituzioni, in quanto alla base di ciò che accadeva con una certa frequenza c’era anche la loro colpevole discriminazione per comportamento omissivo.
Ebbene sì, la famosa “discriminazione territoriale” viene fatta in primis dalle istituzioni con la loro inerzia, dato che se allo stadio o in qualsiasi altro posto inizi ad offendere e diffamare un intero popolo con i peggiori insulti vieni incolpato di razzismo e conseguenzialmente punito. Se lo fai con il popolo napoletano è “un simpatico sfottò” (tanto che anche in Inghilterra ed in Francia durante una partita di coppa i tifosi avversari hanno accolto i napoletani con gli stessi insulti).
La chiusura delle curve in se stessa serve a poco se poi quei cori li sentiamo, sotto altre vesti, dal palco dell’Ariston! Oramai la frittata è fatta, e punire solo i tifosi mi sa tanto di un atto di forza nei loro confronti, nulla di più, Tant’ è che i tifosi lo hanno capito e rispondono rincarando la dose, e lo dimostra il fatto che oramai anche quando non gioca il Napoli questi cori ed insulti vengono ripetuti come fossero un manifesto atto di forza da parte loro.
In poche parole è una risposta alle istituzioni dove il popolo napoletano indirettamente viene “mazziato” due volte.

Stiamo sempre a curare il sintomo e mai la malattia! Le stesse istituzioni a livello locale, sembrano non raccogliere il disagio che cresce nella gente, il problema non lo “sentono” come reale, pare abbiano sempre cose più grandi a cui pensare. Eppure chi resta qui, e lo fa per amore, quel disagio lo sente e come, lo vive quotidianamente, vorrebbe mutarne l’inerzia ma puntualmente viene lasciato solo.
Stessa storia per quanto riguarda la terra dei fuochi: sono solo alcuni anelli della catena a restare impressi nella memoria collettiva. Se chiediamo ad una persona mediamente informata cosa sa riguardo i colpevoli di questa tragedia, ti dirà che la colpa è stata della camorra, dei politici locali e saprà anche farti i nomi, tuttavia non saprà dirti un solo nome dei tanti imprenditori del nord che allo stesso modo ed in egual misura hanno enormemente contribuito ad avvelenare il territorio e chi ci abita! Di questo ne sono certo, non fosse altro perché buona parte di questi signorotti continuano tranquillamente a lavorare con le loro imprese. Certo, è ovvio che ci siano delle responsabilità da condividere, del resto anche la colonizzazione del meridione iniziata un secolo e mezzo fa, senza l’appoggio della parte marcia del territorio, non sarebbe stata possibile, ma non bisogna dimenticare mai i mandanti, mai. Troppo facile infine prendersela col disgraziato di turno che magari, anche sotto minaccia, ha dovuto cedere le proprie terre alla camorra…siamo sempre alla solita storia: due pesi e due misure. Ciò che nel resto del mondo è classificato con quel sentimento detto paura, qui invece, diviene omertà, se non addirittura complicità! Il napoletano nel pensiero comune non può cedere alla paura, no…lo fa per omertà!
A chiusura di tutto ciò, per intenderci meglio, se chi commette un crimine è un napoletano o più in generale un meridionale, al popolo napoletano (o meridionale) gli si attribuisce una responsabilità oggettiva per il semplice fatto che il criminale appartiene ad esso.

Nel 2011 ti sei esibito per ben un mese al teatro San Babila di Milano, proprio con lo spettacolo accennato prima “Se tocco il fondo…sfondo!!!”. Com’è stato affrontare una platea di quel genere per un napoletano che parla di sputtanapoli?

Devo ammettere che il pubblico del San Babila mi ha dato grandissime soddisfazioni, soprattutto se pensiamo che era sostanzialmente composto da abbonati, in buona parte settentrionali. Ho riscontrato stima, partecipazione e addirittura sostegno: la gente ha capito perfettamente che, dietro l’uso di certi stereotipi, c’è una regia occulta ma accurata che mira a dividere e per far ciò manipola anche loro.
I luoghi comuni vanno sfatati anche verso quel nord che alcuni vogliono dipingerci come totalmente razzista: fosse stato così, la Lega avrebbe rischiato di governare da sola il paese…ma in realtà quel consenso unanime non c’è mai stato! Il giorno che faremmo il primo passo, facendo valere le nostre ragioni con l’aiuto indispensabile delle istituzioni locali, verremo a scoprire che anche al nord ci sono tanti cittadini che non ci odiano, al contrario….tanti quanti gli appartenenti al nostro stesso popolo che distruggono il nostro meridione fregandosene altamente delle proprie origini.
Istituzioni e media usati come strumento di propaganda: questi sono i mostri da combattere. Anche a suon di risate.

Floriana Tortora

Clicca qui per leggere l’Intervista completa a Simone Schettino

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Febbraio 2014 e modificato l'ultima volta il 19 Marzo 2015

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