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SULL’ORLO DELLA GUERRA CIVILE

Altissima tensione in Libia. Haftar è alle porte di Tripoli

Altri Sud | 8 Aprile 2019

Nonostante i tentativi del segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres di scongiurare qualsiasi lotta armata per salvaguardare la pace interna, la Libia è sull’orlo di una guerra civile.

A provocare l’improvviso deterioramento della situazione l’avanzata del Generale Khalifa Haftar che, proprio nel giorno della visita del segretario ONU, proseguiva la sua marcia verso le periferie di Tripoli con l’obiettivo esplicito di rovesciare il governo riconosciuto, nel nome di un’offensiva denominata: “Diluvio di dignità”.

Già da qualche giorno si registrano pesanti scontri tra l’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Haftar e il Governo di Accordo Nazionale (GNA) fedele al Primo Ministro del governo ad interim Fayez al Sarraj, riconosciuto dall’ONU. Scontri che hanno provocato circa 30 morti e almeno 50 feriti.

Le truppe governative, come dichiarato dal colonnello Mohamed Gnounou, hanno risposto con una controffensiva, chiamata “Vulcano di rabbia”, volta a proteggere la stabilità del paese. La controffensiva ha già prodotto buoni risultati arrivando a riconquistare l’aeroporto, caduto la settimana scorsa nelle mani di Haftar che lo avrebbe usato come base aerea.

L’attacco più imponente, avvenuto ieri in un sobborgo alle porte di Tripoli, è stato bloccato con raid aerei da parte di Sarraj, raid che ha provocato oltre 20 morti.

Al momento il GNA controlla ancora Tripoli mentre l’LNA è situata nell’est del paese, zona ricca di petrolio, grazie all’appoggio di un’amministrazione parallela. La Libia infatti dopo il rovesciamento di Gheddafi nel 2011 si è frammentata in un mosaico di basi di potere in competizione tra loro, fazioni che si rinforzano con alleanze strategiche.

Scenario politico interno

Il Primo Ministro Serraj intanto accusa il generale Haftar di aver tradito gli accordi, stipulati lo scorso febbraio ad Abu Dhabi, in cui entrambi si impegnavano ad indire (ed attendere) le elezioni generali in Libia e preservare l’unità del Paese. A quanto pare però quell’accordo era solo una tattica per cogliere il GNA impreparato.

Intanto il Governo di accordo Nazionale comincia a perdere pezzi. Il vicepresidente del Consiglio presidenziale, Ali Al-Qatrani, si è dimesso e ha espresso sostegno all’operazione dell’Esercito nazionale libico del generale Haftar, consigliando al premier di arrendersi per evitare l’ennesima guerra civile.

Oltre ad Al-Qatriani anche il Comando USA in Africa (Africom) ha lasciato solo il Premier Serraj non schierandosi, al momento, con nessuna delle parti in conflitto.

Intanto la missione ONU in Libia (UNSMIL) ha lanciato un “appello urgente” per una tregua di due ore nei sobborghi meridionali per evacuare i feriti e i civili catturati nei combattimenti.

I cittadini, temendo un escalation di violenza ormai annunciata, hanno fatto rifornimento di cibo e carburante per prepararsi a quella che si preannuncia una lunga guerra, l’ennesima per il popolo libico.

Chi è Khalifa Haftar il Generale della Cirenaica

Khalifa Belqasim Haftar nel conflitto contro il Ciad del 1987 lottava al fianco di Gheddafi. In quella guerra fu arrestato dalle forze ciadiste appoggiate, tra gli altri, dagli Stati Uniti. In carcere formò un vero e proprio esercito, composto da circa 2000 prigionieri libici, denominato “La forza Haftar”, esercito che gli Stati Uniti equipaggiarono col compito di rovesciare, un giorno, il regime del raìs.

Uscì tre anni dopo per i buoni rapporti con gli USA, paese in cui si trasferì per i successivi 20 anni e dove preparò il colpo di stato contro Gheddafi.

Nel 2011 tornò in patria per partecipare al golpe occidentale il Libia, non riuscendosi però ad attribuire alcun merito.

Dal 2015 è Ministro della Difesa e Capo di Stato maggiore in Cirenaica, grande regione ad est della Libia posta al confine con l’Egitto, paese con cui il generale conserva un ottimo rapporto.

Alleanze internazionali 

Le posizioni della Francia, del “Blocco Occidentale” e della Russia

All’alba degli scontri il primo ministro libico ha presentato all’ambasciatrice francese in Libia una formale protesta, accusando la Francia di sostenere il generale Haftar.

Nonostante la secca smentita di Emmanuel Macron, analizzando il curriculum vitae del generale è presumibile che, ancora una volta, dietro al colpo di stato ci sia la regia della Francia che sin dal 2011 appoggia, insieme agli Stati Uniti, Khalifa Haftar.

Tra l’altro già a settembre 2018 in un inchiesta condotta dalla corrispondente del Messaggero da Parigi, Francesca Pierantozzi (“il patto sotteraneo resiste”),  si parlava di un “patto segreto” Macròn-Haftar in cui il leader francese avrebbe “protetto” il generale dai tentativi del Blocco Occidentale di farlo fuori dal contesto libico.

La posizione degli USA invece è più controversa. A fine 2018 il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in un colloquio a Bruxelles con il premier Fayez al-Sarraj, rimarcò il suo sostegno al governo. Gli stessi Stati Uniti però hanno tempestivamente ritirato il Comando Statunitense in Africa (Africom), schierato al fianco del governo Sarraj per offrire: “supporto militare alle missioni diplomatiche, attività antiterrorismo, miglioramento delle partnership e miglioramento della sicurezza”.

Contro Haftar però anziché offrire “supporto militare” , il generale del Corpo dei Marines e comandante del Comando Usa in Africa, Thomas Waldhauser, ha provveduto al ritiro delle truppe americane per “la situazione complessa e imprevedibile che si respira sul terreno libico”.

I più maliziosi potrebbero pensare ad un conflitto di interessi mascherato da ritiro, vista l’amicizia che lega il generale della Cirenaica agli States.

Infine dalla Russia, altro paese amico del generale libico, è arrivato un invito ad entrambe le parti a cessare le violenze.

Per quanto riguarda l’Italia le poche parole espresse arrivano dal Premier Conte che, visibilmente preoccupato, auspica ad una fine delle battaglie per evitare spargimenti di sangue mentre il Ministro dell’interno Salvini si preoccupa di respingere la Alankurdi verso Malta.

Intanto nel secondo giorno di battaglia, la prima richiesta di tregua umanitaria inviata dall’ONU, per permettere ai civili sfollati di raggiungere luoghi sicuri, non è stata rispettata, lasciando migliaia di persone a ridosso della linea di fuoco. Ancora più incerta si fa la sorte dei 7000 migranti detenuti nei lager libici in attesa di poter lasciare il paese.

Nonostante il governo libico attuale sia tra i peggiori al mondo, autore e fautore dei fantomatici lager libici e controllore inerte della stabilità del paese, non possiamo restare indifferenti al pensiero che anche in quest’ennesima guerra annunciata ci sia lo zampino di Macròn, del Blocco occidentale e della Russia in uno scenario che sembra essere il primo tempo supplementare di quella guerra che nel 2011 costò alla Libia oltre 10.000 vittime.

Antonino Del Giudice

 

 

 

 

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 8 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 8 Aprile 2019

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