sabato 15 dicembre 2018
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TARANTA POWER

Al Plebiscito per celebrare i 20 di musica (e coerenza) di Eugenio Bennato

Identità, Musica | 1 Dicembre 2018

Tutti in piazza a ballare a Largo di Palazzo (attualmente piazza Plebiscito) di Napoli, oggi, sabato primo dicembre 2018 per festeggiare i primi 20 anni di “Taranta Power”, la figlia legittima del capobanda di tutti i briganti: Eugenio Bennato!

Una musica che è fatta di gioia ed allegria, di giovani che riscoprono orgogliosamente le loro radici e se le rimettono in petto con voglia di dignità ritrovata, un vero “battito animale” che nasce dal Sud e grazie al quale il Sud rinasce.

“Ovunque andiamo ci sono ragazzi che ballano e fanno festa, non hai idea di che energia mi ridanno sul palco a vederli scatenati come morsi realmente dal ragno…
A Carpino, a Caulonia, in Calabria e in Sicilia: è un onda che cresce sempre più!”.

Così mi descriveva, mentre gli occhi gli brillavano, i primi concerti di quella che sarebbe diventata una meravigliosa storia, un sogno lungo venti anni e partito da Lecce nel 1998 assieme ai gruppi storici della Taranta. Dai Cantori di Carpino di quel giovanotto terribile (ottanta anni suonati nel vero senso della parola) di Andrea Sacco ad Antonio Maccarone e Antonio Piccininno, da Matteo Salvatore agli incontenibili “Alla Bua”, dagli “Aramirè” ad Alfio Antico per finire con Antonio Infantino, i Tarantolati di Tricarico ed i calabresi “Tactus”.

Una corazzata che, nel nome della tradizione, riesce a mettere in campo (e sul palco) una straordinaria rivoluzione culturale passando proprio dai centri sociali, sconvolgendone gli antichi e polverosi “dogmi” sessantottini imposti ai ragazzi da una sinistra giacobina senza idee e, soprattutto senza vere radici popolari.

A quel punto, la rivolta delle bande agli ordini di Capitan Eugenio-Carmine Crocco, portata avanti a colpi di chitarre battenti e corpo a corpo freneticamente danzanti, non si ferma più: nascono festival e giovani gruppi che rinnovano il rito della Taranta e cominciano a farsi domande sulla “Questione Meridionale” che qualcuno ha pensato bene (è un modo di dire…) di sotterrare da qualche parte.

Una rivoluzione che il capobanda ha dovuto difendere anche dal fuoco “amico” (è un modo di dire…) dei Neoborbonici, secondo i quali “Brigante se more”, l’inno della rivolta brigantesca scritta da Eugenio e dal compianto Carlo D’Angiò, non era opera di queste due straordinarie personalità artistiche ma era stata saccheggiata da un’antica ballata popolare.

Ci ha scritto un libro, il nostro capobanda, e ricordo ancora una catechesi di due ore circa, libro alla mano come un testo sacro, impostami in una stanzetta degli uffici vomeresi di Taranta Power, spiegandomi che la strofa originale scritta da loro era “…nun ce ne fotte ddo’ Re Borbone (‘a terra è ‘a nosta e nun s’adda tucca’…)” e non aveva nulla a che vedere col plagio retorico “…nui cumbattimm’ po’ Re Borbone” che “quelli” cercavano di mistificare.
“…e poi, secondo te, – concluse – si butta una bestemmia, menate ‘na jastemma pe’ ‘sta libertà, o una preghiera? hai mai sentito dire: menate ‘na preghiera?”
E questo fu il finale, inoppugnabile, della discussione.

Ma queste sono chiacchiere e distintivi, parliamo di cose (e persone serie): oggi si fa festa e musica dalle 17:00 in poi con la Tarantella di Montemarano e i Bottari di Macerata Campania che muoveranno attraverso via Toledo e via San Carlo, per raggiungere Largo di Palazzo. Sul palco, intorno alle 20, Phaleg della tarantella calabrese, Officina Zoè della pizzica, Marcello Colasurdo della tammurriata, Alfio Antico del tamburo siciliano, Daniele Sepe e artisti della nuova generazione tra cui Mujura, “Il tesoro di San Gennaro”, Rione Junno, la voce mediterranea di M’Barka Ben Taleb, Le Voci del Sud, Mohammed El Alaloui, Mario Incudine.
Guest star femminili sul palco saranno Arisa, Dolcenera e Pietra Montecorvino.
Ci siamo: che Taranta (e Mediterraneo) sia!

Gino Giammarino

 

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