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TARANTO

Nemmeno col Covid fermano l’Ilva: la denuncia di cittadini e operai

Imprese | 27 Marzo 2020

“Utilizzando l’ambigua formula del “non poter produrre a fini commerciali”, si autorizza l’impiego di circa 5.500 dipendenti, tra interni ed indotto. Una vergogna! Come cittadini e attivisti di “Giustizia per Taranto”, siamo molto preoccupati e delusi dalla decisione del Prefetto. È evidente che il diritto alla salute dei cittadini di questo territorio è perennemente subordinato a quello economico: nemmeno il Coronavirus è riuscito a decretare le giuste priorità!”.

Il grido d’allarme arriva dal gruppo “Giustizia per Taranto” che denuncia che l’Ilva non si ferma. Il mondo si sta fermando ma l’acciaieria di Taranto continua indifferente la produzione, come se facesse parte di un mondo a sé. Per giunta in una città dove proprio grazie all’Ilva i problemi respiratori – e non solo – della popolazione sono già gravissimi.

“Il vero paradosso è che questa situazione è addirittura peggiorativa rispetto all’ultimo accordo sindacale. Nell’ultimo accordo pre-decreto c’era l’accordo sull’impiego di 5.000 operai (3.200 interni e 1.800 indotto), ora il Prefetto, dopo il DPCM, e nonostante le richieste unitarie dei sindacati, autorizza l’utilizzo di 5.500 operai (3.500 interni e 2.000 indotto). Senza parole” aggiungono gli attivisti.

Le motivazioni del prefetto, la reazione dei sindacati

L’attività produttiva “a fini commerciali” dell’ex Ilva, oggi Arcelor Mittal, “è sospesa a partire dalla avvenuta notifica del presente provvedimento fino al 3 aprile”. È la formula usata dal prefetto Demetrio Martino per definire l’intricata situazione che ruota attorno allo stabilimento siderurgico di Taranto, in merito al rischio Covid-19. Sostanzialmente “è mantenuto l’assetto attuale dell’attività dello stabilimento necessario per garantire la salvaguardia degli impianti e la sicurezza degli stessi da più elevati livelli di rischio di incidenti, con l’impiego giornaliero massimo, suddiviso in turni, di 3.500 dipendenti diretti e 2.000 delle imprese dell’indotto”. “Noi avevamo indicato 3200 lavoratori operativi nel siderurgico e stavano incalzando ArcelorMittal a ridurre ancora le presenze. Il prefetto di Taranto ha invece deciso, col suo provvedimento, che in fabbrica, sino al 3 aprile, devono stare 3500 persone” ha dichiarato all’agenzia Agi il segretario Uilm, Antonio Talò. “Siamo sorpresi che il prefetto, che a Taranto rappresenta il Governo, abbia potuto prevedere e autorizzare qualcosa del genere”.

Protestano le assocazioni di lavoratori

Cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto pure non ci sta: “Il Governo ha passato la palla ai Prefetti per l’eventuale chiusura delle attività produttive a ciclo continuo. Arcelor Mittal ha già fatto pervenire la sua comunicazione di continuità sostenendo la legittimità a produrre con il 50% della forza lavoro. I Sindacati Confederali hanno dichiarato che la produttività del siderurgico non è essenziale alla filiera integrata dei beni primari e sanitari mentre i rischi di contagio all’interno degli impianti sono elevati per cui la fabbrica va fermata.

Noi chiediamo al Prefetto, alle organizzazioni sindacali e agli stessi operai, superando ogni contoversa posizione sul futuro del siderurgico, di ridurre immediatamente al minimo la forza lavoro, utilizzando il personale nel numero strettamente necessario a presidiare la sicurezza degi impianti, rimodulando la turnazione delle comandate in assenza totale di produttività.

La nostra richiesta, come nostro solito, deriva dalla conoscenza degli impianti e dalla responsabilità personale di quanto affermiamo.

Confidiamo nello stesso senso di responsabilità in tutti i soggetti coinvolti perchè la salute di un’intera comunità è in questo momento messa ulteriormente a rischio e perchè mai vorremmo trovarci a vivere una situazione come nelle aree industriali delle province lombarde. Taranto Combatte già la sua abnorme battaglia quotidiana”.

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 27 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Marzo 2020

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