domenica 24 giugno 2018
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TATTOO E IDENTITA’

Intervista con Braian Anastasio: dal tatuaggio al cinema, con la storia dei tattoo di Napoli

Cinema, Cultura | 13 giugno 2018

“Mamma vita mia”, come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, è un film documentario sul mondo dei tattoo a Napoli, un viaggio introspettivo che parte dalle origini criminali del fenomeno e arriva ai nostri giorni, che i tatuaggi sono consuetudine quasi per qualsiasi ragazzo.

L’opera (il cui titolo prende spunto dal più celebre e diffuso di tutti tatuaggi: “M.V.M”.) è uno spaccato contemporaneo sulla storia di quest’arte, dal messaggio visivo/criminale del secolo scorso alla metamorfosi sociale/riabilitativa in atto oggi. Il film racconta, attraverso le storie di alcuni  anziani “tatuati”, i motivi che hanno spinto Napoli a diventare una tra le città con il più alto tasso di persone tatuate al mondo e, allo stesso tempo, mostra l’evoluzione del fenomeno attraverso gli occhi di due teenager.

Ma come nasce il film  che ha appena vinto l’importante Etnofestitalia pochi giorni fa?

Nasce da un’idea di un tatuatore. Un ragazzo di Rione Alto, Braian Anastasio (nella foto, di Bruno Salvemini). Brian è da anni nel mondo dei Tattoo. “Un mondo – spiega a noi profani – che segue due filoni principali, il giapponese e il tradizionale che sarebbe la cosiddetta “old school”. Io sono sempre rimasto affascinato da questo filone e mi sono specializzato, seguendo una lunga gavetta, in questo campo” ci racconta.

Ma perché il film? “Tre anni fa ho aperto finalmente il mio studio, che si chiama BTF, dove F sta per Family – continua Braian – con il mio miglior amico, Dario Pastello, a via Bernardo Cavallino. Uno studio, ovviamente, l’old school, prettamente improntato sullo stile tradizionale, che è quello originario dei tattoo, quello dei grandi maestri, quello che è stato tramandato negli ultimi cento anni. Nel corso di questi ultimi anni abbiamo tatuato tantissimi ragazzi e a un certo punto sono stato preso dalla curiosità. Volevo capire come mai oggi tanti vogliono tatuarsi quando fino a qualche decennio fa il tattoo era solo un segno di riconoscimento di certe categorie, ad esempio dei carcerati, mentre oggi invece è una moda”

Giuseppe Di Vaio era da anni impegnato in un progetto fotografico, Napoli Tattoo Project, dedicato proprio ai tatuaggi di Napoli. L’incontro tra i due avviene attraverso la moglie di Braian, che sceglie Peppe come fotografo del loro matrimonio. “Ci siamo conosciuti così ed è capitato di parlare con Peppe di questa mia curiosità di voler approfondire la storia del tattoo a Napoli, per capire come è nata veramente qui la cultura del tattoo. Peppe si è subito entusiasmato e ci siamo messi alla ricerca delle varie storie, iniziando questo viaggio e questo progetto, attraverso la ricerca di vari personaggi tatuati del passato…”. Braian del resto è un tatuatore molto conosciuto a Napoli ed è stato così più facile vedersi aprire più porte per approfondire questo aspetto del mondo tattoo (i suoi canali social sono pieni di valutazioni positive della sua clientela, per bravura, professionalità, pulizia, passione).

Nasce così l’incontro e l’idea di farne un film che è una coproduzione “Napoli Photo Project” e “MG Film”, in collaborazione con Tattoo Life magazine. Follia? Assolutamente no, anzi idea vincente. E una scommessa già vinta per Braian e Peppe, sia per il premio appena ricevuto, che per la notizia, pubblicata dalla London Tattoo Convention proprio in queste ore. Nell’ambito di uno dei festival dei tattoo più importanti del mondo, infatti, quest’anno a Londra sarà proiettato MVM, che alla fine è anche un piccolo pezzo di storia di Napoli.

Lucilla Parlato

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