lunedì 18 novembre 2019
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TERRA DEI FUOCHI

A Lusciano centinaia di cittadini in marcia contro i roghi tossici

Ambiente | 27 Agosto 2019

Agosto è sempre stato un mese caldo, in particolare per i territori della provincia di Napoli e Caserta. Da anni l’estate campana è caratterizzata da incendi diffusi appiccati in lembi di terra al confine tra due comuni o presso le aree di sosta delle strade statali.

Solo negli ultimi giorni, i vigili del fuoco hanno domato le fiamme appiccate a decine di cumuli di spazzatura. E spesso, come ben noto a tutti, a bruciare non sono certo i rifiuti domestici, che pure vengono ancora abbandonati in strada da incivili senza scrupoli e dignità.

Quest’anno, a differenza di quelli passati, alla già terribile emergenza legata ai roghi tossici (diventata, ormai, un’infelice consuetudine nei paesi tra Napoli Nord e Caserta Sud) si aggiunge la chiusura del Termovalorizzatore di Acerra. L’incubo di una nuova emergenza rifiuti, preannunciata anche dal nostro giornale, si sta trasformando in amara realtà.

A Lusciano la società civile scende in strada

La gente è stanca, esasperata e l’ennesima dimostrazione è avvenuta nella giornata di ieri. Migliaia di persone, infatti, si sono riversate in strada per accendere – ancora una volta – una luce sul problema che attanaglia il nostro territorio.

Tra la folla radunata in piazza Chiesa, campeggia lo striscione “Mentre Schiavone parlava, lo Stato taceva”. L’espressione dichiara un sentimento diffuso, a tratti pericoloso, che rintraccia nelle Istituzioni la colpa di non aver mai realmente affrontato la questione “Terra dei Fuochi”.

Anche quando sulle comode poltrone del Parlamento si sono accomodati i cosiddetti “cittadini”, amici del popolo e di Beppe Grillo, la musica, da queste parti, non sembra essere affatto cambiata. Ve la ricordate la famosa espressione del premier Conte, adesso troppo occupato – insieme ai parlamentari – nel trovare una soluzione a questa assurda crisi di governo?

Il foggiano, devoto di Padre Pio, aveva giurato, in seguito all’incontro nella prefettura di Caserta (quando mezzo governo decise di organizzare una meravigliosa passerella nella Terra dei Fuochi), che questa sarebbe diventata, in pochi anni, non più “Terra dei Fuochi”, ma “Terra dei cuori”.

La meravigliosa espressione, consegnata al ministro dalla piccola Aurora di Caivano, è diventata solo l’ennesimo slogan lanciato da politici di professione, i quali sanno bene come buttare fumo negli occhi e tenere sedata la popolazione.

Ma la magia è durata davvero molto poco. Neanche il ministro Sergio Costa, tanto caro alla nostra gente quando, nella divisa del Corpo Forestale dello Stato, andava scovando rifiuti interrati e rincorreva roghi tossici, è riuscito ad intervenire con decisione, dall’alto del suo ministero, per arginare il fenomeno.

Ricordiamo quando, solo poche settimane fa, durante l’inaugurazione di un campo sportivo realizzato con pneumatici riciclati, il ministro all’ambiente aveva promesso che il suo governo si sarebbe attivato, nel mese di Agosto, per attuare una pulizia straordinaria dei territori della terra dei fuochi.
“Dobbiamo togliere la miccia dalle strade”, diceva tronfio, come se stesse annunciando il miglior piano mai messo in atto in favore degli sfortunati cittadini casertani e napoletani.

Evidentemente il ministro non è stato capace nemmeno di fare questo piccolo intervento, perché il fumo nero continua a colorare il cielo e a riempire i polmoni dei campani.

Così, la gente occupa quelle strade lasciate vuote dallo Stato, si aggrappa a chiunque sia capace di urlare parole di speranza e chiede a gran voce che venga rispettato l’inalienabile diritto alla vita. Un pugno allo stomaco sono le centinaia di bambini scesi in strada con le mascherine filtranti. Un’immagine che, da sola, dovrebbe smuovere le coscienze dei politici e degli uomini delle istituzioni, se solo scegliessero di non voltarsi dall’altra parte.

Il dramma nel dramma: non siamo capaci di fare rete

Indiscutibile è la considerazione che la lotta alla “Terra dei Fuochi” regali notorietà a chiunque scelga di vestire i panni del Capo popolo. In questi anni, uno dei peggiori colpi inferti alle lotte ambientali è stato il perenne tentativo di spaccare la piazza. L’aggravante è che il “divide et impera”, azione tanto cara ai governati, sappiamo fabbricarcelo da soli.

Il progetto di tenere insieme i cittadini sotto uno stendardo comune è fallito da tempo (o forse non è mai veramente riuscito). Anche in occasione della marcia di Lusciano tornano in auge vecchi (o nuovi) dissapori da parte di coloro che non accettano nemmeno la presenza di chi, in questi anni, è diventato emblema della lotta in Terra dei Fuochi.

Sarebbe divertente (se il problema non fosse drammatico) osservare i tentativi maldestri – operato dagli indefessi detrattori di don Patriciello – di strumentalizzare un episodio accaduto ieri sera e rivenduto come una contestazione al parroco del Parco Verde di Caivano (Na).
All’altezza di viale della Libertà, a metà del percorso che si è poi concluso presso il cimitero, uno sparuto gruppo di persone ha bloccato la coda del corteo nel tentativo di deviare la marcia verso strade che, a loro dire, sarebbero state “più importanti” e avrebbero offerto maggiore visibilità. Si è proposto un vero e proprio blocco stradale che potesse richiamare l’attenzione dei mass media nazionali.

In quel contesto, mentre un uomo si è steso a terra per bloccare il corteo, don Patriciello (sollecitato dai partecipanti, affinché intervenisse) ha preso la parola per chiedere di attenersi al percorso stabilito, ottenendo in cambio, ovviamente, le rimostranze di coloro che ritenevano necessaria un’azione molto più drastica della “semplice” fiaccolata.

L’episodio (che nemmeno sarebbe degno di nota, ma che ha comunque rischiato di macchiare la buona riuscita della manifestazione) ha scatenato la fantasia di noti detrattori del sacerdote che hanno trasformato, nel giro di una notte, quell’incidente di percorso in una contestazione contro padre Maurizio.

Ancora oggi siamo costretti ad assistere ad espressioni, articoli o attacchi tesi a scalfire l’immagine di don Patriciello al quale, secondo alcuni, bisognerebbe ascrivere la colpa di aver dissuaso l’opinione pubblica dal “vero problema” e di rendere, con la sua azione, poco efficace la protesta del popolo.

A costoro, inoltre, sembra non piacere lo stile di don Patriciello che in questi anni ha sempre cercato di dialogare con le Istituzioni, dissuadendo dal mettere in atto sterili scontri e opposizioni violente contro chi sarebbe chiamato a lavorare per risolvere il problema.

Che piaccia o no, don Patriciello è riuscito a tenere acceso un faro sul problema “Terra dei Fuochi”. I suoi numerosi tentativi di creare un comitato unico di intervento, mettendo insieme numerosi cittadini e associazioni, è miseramente fallito a causa della vanagloria di persone in perenne ricerca di visibilità.

Dal nostro punto di vista, le motivazioni che dividono il gruppo di fantomatici attivisti e giornalisti (pochi, in realtà) che non perdono occasione per attaccare il parroco di Caivano, da coloro che riconoscono nel sacerdote un punto di riferimento nella lotta, sono da ricercarsi nel bisogno costante di “farsi notare”, di emergere e apparire, sfruttando le spalle del prete nel tentativo di ergersi più in alto di tutti.

Sciacalli. Uomini che, invero, continuano ad alimentare la lotta tra poveri e a utilizzare il problema come trampolino di lancio per interessi personali. E le divisioni uccidono, rallentano,  diventano un peso, soprattutto quando bisognerebbe fare fronte comune, aprirsi al dialogo e al confronto costruttivo e continuare – restando uniti – a sollecitare ancora un prontissimo intervento dello Stato.

Don Patriciello: “Quando gli onesti sprecano le forze a litigare fra loro vincono i disonesti”

L’unico fatto degno di nota è che a Luciano, ieri, sono scese in piazza migliaia di persone, stanche di ascoltare promesse puntualmente disattese. Ed è sempre positivo sottolineare l’impegno di un popolo che, nonostante numerosi anni di impegno, continua a muoversi e ad agire, con coscienza e determinazione, per il bene della propria terra.

“A Lusciano c’erano migliaia di persone” – scrive don Maurizio – Esasperate per i roghi tossici, le montagne di immondizie e i fetori che sono costrette a subire. Venivano da tanti paesi. Gente che merita rispetto. Gente che chiede solo i propri inalienabili diritti.

Purtroppo, per colpa di qualche sprovveduto, c’è stata un po’ di confusione sul tragitto da percorrere. Il rispetto per chi organizza un evento è fondamentale e queste poche persone non hanno dimostrato di averlo. Dispiace. Quando i poveri si fanno guerra ci guadagnano solo i ricchi. Quando gli onesti sprecano le forze a litigare fra loro, vincono i disonesti. Purtroppo non sempre la gente buona lo capisce.

Ciò non toglie l’importanza della manifestazione di questa sera. Bene farebbero le legittime autorità a prenderne atto. Un popolo stanco, umiliato e deluso grida il suo dolore. E chiede di vivere dignitosamente. Grazie a chi ha organizzato la manifestazione a Lusciano e a coloro che vi hanno preso parte”.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 27 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Agosto 2019

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