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Terra dei fuochi, il rapporto: tumori causati da rifiuti e roghi

Ambiente | 12 Febbraio 2021

Nei comuni incastonati tra la provincia di Napoli e Caserta, area geografica tristemente nota come “Terra dei fuochi”, c’è una relazione causale tra la presenza di siti di rifiuti abusivi, i roghi tossici e l’insorgenza di alcune patologie nella popolazione.

La correlazione è confermata nelle pagine del rapporto pubblicato grazie al lavoro della Procura di Napoli Nord e l’Istituto Superiore di Sanità. L’insorgenza, in maniera così diffusa, del tumore alla mammella, dell’asma, di varie forme di leucemie e malformazioni congenite e altre gravi patologie, sono da considerarsi quale diretta conseguenza del disastro ambientale che, da decenni, caratterizza questo territorio.

I comuni di Giugliano in Campania, Caivano e Afragola guidano la classifica dei siti classificati, nel rapporto, come 5A. Con questa sigla ci si riferisce a una tipologia di siti ai quali “si assegna il massimo punteggio poiché possono essere impattati tutti i comparti ambientali (aria, acqua e suolo) ed è ragionevole presumere che si possano trovare rifiuti molto pericolosi e pericolosi“.

“Si tratta dell’emergenza più grande in quest’area”

Il report è stato presentato in streaming dal procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, dal presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, e dal procuratore generale di Napoli, Luigi Riello.
Ed è proprio il dott. Greco ad affermare che, dopo il Covid, questa sia “l’emergenza più importante per Caserta e Napoli“. La cosa più importante adesso, aggiunge il procuratore, “è far partire le bonifiche“.

Il rapporto rappresenta un risultato importante nell’antica lotta al fenomeno della Terra dei fuochi. Si potrebbe anche parlare di un vero e proprio successo se si considerano le manifestazioni, le proteste, gli appelli che hanno caratterizzato questi lunghi anni. Eppure, sono la rabbia e lo sconforto a prendere il sopravvento in questo momento. Chi dirà alle madri orfane dei propri bambini, morti troppo presto a causa di queste patologie, che hanno sempre avuto ragione? Chi domanderà perdono ai cittadini di questa terra, agli attivisti, ai comitati, ad alcuni camici bianchi tacciati come allarmisti?

Eppure, la consapevolezza è che avere ragione, in questo contesto e dopo tutti questi anni, non serva davvero a niente. Chi vive in queste terre sapeva già tempo cosa significasse respirare quintali di monnezza andati in fumo. In molti, tuttavia, hanno scelto di non vedere. Tanti colletti bianchi avranno pensato che la cosa non li riguardasse, tanto, alla fine, nei cimiteri riempiti prematuramente da storie sofferenti, a versare le lacrime c’era sempre qualcun altro.

Terra dei fuochi: e adesso che si fa?

Stabilita, scientificamente, la correlazione tra rifiuti e roghi tossici e gravi malattie, la domanda nasce ancora una volta spontanea: adesso, che si fa?
Per troppi anni questa terra ha assistito ad un genocidio di massa. Nell’immobilismo della politica e delle istituzioni locali, mentre negli anni si discuteva su responsabilità e competenze di sorta, migliaia di persone continuavano a subire i danni provocati dai roghi.

Ricordiamo ancora le passerelle dei ministri che di Caivano hanno scelto di farne un palcoscenico. L’ultimo evento è legato alla sfilata, più mediatica che utile rispetto alla risoluzione del problema, dei parlamentari e ministri a cinque stelle. Sul palcoscenico montato in piazza urlarono a suon di slogan che il problema Terra dei fuochi sarebbe stato affrontato e risolto. Ma di quell’evento restano solo sbiaditi ricordi.

La realtà, e da queste parti lo sanno benissimo, è che l’inizio dell’estate combacia con la proliferazione di sversamenti abusivi di rifiuti e roghi tossici in ogni angolo della provincia. Droni, militari, videocamere e promesse varie, lo si è capito con l’esperienza, non hanno rappresentato una risposta efficace al problema.

Lo Stato, al momento, da queste parti e su questo tema, continua a risultare assente ingiustificato. Adesso la differenza è che i morti peseranno ancora di più sulla coscienza di chi è chiamato ad intervenire e non lo fa in maniera efficace. Gli scienziati hanno parlato. Come se avessimo davvero bisogno di un testo scritto, controfirmato e presentato in pompa magna, per sapere che quello che per anni abbiamo respirato – e che continuiamo ad assumere – non fosse poi “tutta salute”, insomma.

C’è bisogno di muoversi sul serio. Lo Stato è in ritardo, ma sempre in tempo per fare la propria parte e per riempire quei vuoti riempiti di morte e monnezza.

Gli attivisti: “Abbiamo sempre avuto ragione”

Terra dei fuochi e tumori. Abbiamo sempre avuto ragione. Avremmo desiderato avere torto. Quante amarezze! Quante offese! Quante ironie! Fa niente. Non mi interessano le scuse di nessuno. Mi viene solo da piangere“. A scriverlo è Padre Maurizio Patriciello, il parroco del Parco Verde in Caivano, anima della lotta contro il fenomeno della Terra dei fuochi.

Il sacerdote sceglie, così, di ricordare tutte le persone che hanno pagato, sulla propria pelle, lo scempio ambientale che ha caratterizzato questa terra. “Michele Liguori. Roberto Mancini. Hanno dato la vita per la nostra terra“, continua don Patriciello, “Per noi. Per i nostri bambini. Sono morti per gridare al mondo uno scempio che era sotto gli occhi di tutti. Ma che veniva negato proprio da chi avrebbe dovuto risolvere il problema“.

E alla sua voce si aggiunge il coro degli attivisti che da anni continuano a rappresentare la Resistenza per questa terra. “E ora chiedete scusa“, scrive Luigi Costanzo, medico di famiglia, “ai tanti caduti per le cause evitabili che non si sono volute vedere. È ora di chiedere scusa a Marzia, a Anna e alle tante mamme che per anni hanno cercato la verità, ai tanti cittadini che non hanno chiuso gli occhi e che hanno pagato cara la loro denuncia. Ai tanti giornalisti che con coraggio hanno raccontato lo scempio dei nostri territori. Ai Medici per l’Ambiente Antonio Giordano, Gaetano Rivezzi, Antonio Marfella, e tanti altri tacciati per anni come allarmisti“.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 12 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 13 Febbraio 2021

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