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Terra dei Fuochi, mons. Di Donna: “Chi ha negato il rapporto tra inquinamento e tumori ora si confronti”

Ambiente | 25 Febbraio 2021

Il rapporto su Terra dei Fuochi prodotto dalla Procura di Napoli Nord e l’Istituto superiore di Sanità è stato, anzitutto un atto di coraggio contro il negazionismo che è ancora molto diffuso“. Ad affermarlo, nel corso di un’intervista telefonica rilasciata al nostro giornale, è mons. Antonio Di Donna, dal 2013 vescovo della diocesi di Acerra. Fin dal suo insediamento, il vescovo ha scelto di aggiungere la sua voce a quella di tanti cittadini e associazioni che già denunciavano il disastro ambientale in atto nei comuni tra Napoli Nord e Caserta Sud.

Il suo impegno ha consentito alla città di Acerra di diventare un simbolo nel contrasto a questo problema ambientale. Non a caso, infatti, il Papa aveva scelto di visitare la diocesi della provincia napoletana in occasione del quinto anniversario della “Laudato Si'”, l’enciclica che il Pontefice ha dedicato proprio alla “cura della casa comune“. L’incontro sarebbe diventato un momento altamente significativo per tutto il territorio, se non fosse stato annullato a causa delle restrizioni legate all’emergenza Covid.

Che delle autorità, sia nel campo della magistratura, sia nell’ambito della sanità, si siano espresse in questo senso“, afferma il vescovo, “è un atto di speranza. Per la prima volta avviene questo, anche se noi lo sapevamo già“.

“Ho sperimentato che la prima battaglia è sui dati”

Il report è certamente un passo importante che potrebbe dare nuova linfa alle attività di contrasto al fenomeno Terra dei Fuochi. “Ora il negazionismo deve confrontarsi con un atto ufficiale che stabilisce una certa relazione tra inquinamento ambientale e tumori, anche se“, aggiunge Di Donna, “io non enfatizzerei troppo la vicenda. Il report stabilisce una relazione causale tra inquinamento e tumori, ma è ancora un po’ insufficiente“.

Infatti, citando il documento, il vescovo ritiene necessario estendere il monitoraggio che, in questo momento, è limitato ai comuni di Napoli Nord. “Resta un dato importante“, aggiunge il vescovo, “ma bisogna estendere l’indagine a un territorio ancora più ampio“.

In questi anni, una grande difficoltà ha interessato l’interpretazione dei dati. Ciascuno sembrava leggerli a partire dalla propria posizione sulla vicenda. “Ho sperimentato sulla mia pelle“, continua Di Donna, “che la prima battaglia è quella sui dati. Quando sono venuto ad Acerra ho chiamato questa battaglia “Operazione Verità”. Il negazionismo, da un lato, e l’allarmismo dall’altro portano dati diversi e tante volte la prima cosa da fare è stabilire la verità dei dati. Talvolta sembra di vivere in una giungla di dati che alcune volte restano argomentazioni comprensibili solo per gli addetti ai lavori e a chi sta fuori resta solo da chiedersi chi avrà ragione e quali dati siano veri”.

L’invito di Di Donna: “Occorre coordinarsi”

Per molti anni cittadini, associazioni e comitati hanno lavorato tanto, ma anche questo non basta. Occorre coordinarsi“. La linea del vescovo di Acerra, su questo tema, appare particolarmente chiara: “Io noto un certo sfilacciamento di questi soggetti che sono importanti. Si è giunti a questo risultato anche grazie alle madri-coraggio, grazie alla chiesa e ai comitati cittadini, ma è necessario coordinarsi“.

D’altronde, nei lunghi anni di battaglie in Terra dei Fuochi, la fatica più grande è sempre stata quella di costituire un fronte comune che, pur con idee e modalità diverse, riuscisse a portare avanti con forza la stessa linea di azione e protesta. Anche in questo caso, infatti, si è assistito a slanci di particolare protagonismo di alcuni attivisti e cittadini i quali hanno fatto fatica – e qualche volta hanno letteralmente abdicato – a fare un passo indietro a vantaggio della comunità. Questa terra e questa lotta non hanno bisogno di outsider e solisti. Solo insieme si arriva lontano.

E questa idea sembra caratterizzare anche il vescovo che invita a non frammentarsi. “La sinergia più importante“, afferma Di Donna, “deve interessare i cittadini, i quali devono essere sempre più coscienti che il futuro è nelle loro mani. Poi i comitati, nei quali aggiungo anche la Chiesa, e le Istituzioni. Bisogna riconoscere con umiltà che la battaglia è difficile e che il cammino sarà lungo“.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 25 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 25 Febbraio 2021

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