fbpx
mercoledì 15 luglio 2020
Logo Identità Insorgenti

TERRA DEI FUOCHI

Tappa cruciale a Napoli del processo Chianese, inventore del “sistema rifiuti”

Ambiente, Battaglie, Criminalità, Diritti e sociale, Giustizia | 5 Maggio 2016

cipriano chianese

La chiamata a raccolta arriva da un papà della terra dei fuochi nella posta di Identità Insorgenti:

“Domani alle 9,30 alle 17 – con interruzione di 30 minuti in pausa pranzo: nell’aula 116 del tribunale di Napoli,  V Sezione della Corte di Assise, a piazzale Cenni, termina la requisitoria del pm sul processo Chianese. Venite in tanti”.

Quella di domani, 6 maggio, infatti, sarà una tappa fondamentale del processo sulle ecomafie nella cosiddetta “terra dei fuochi”: domani arriveranno le richieste di pena per Chianese, il re delle ecomafie, l’inventore – secondo l’accusa – del sistema dello smaltimento illecito di rifiuti tossici in Campania.

Non tutti conoscono la storia di Cipriano Chianese: chissà perché il processo dell’inventore del sistema dei rifiuti non raccoglie grande risonanza mediatica. Domani un’ulteriore tappa al tribunale di Napoli del processo a carico del “potentissimo e temuto” imprenditore, con rapporti privilegiati con l’Arma dei carabinieri, con i ministri dell’Ambiente, con i governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni.

Imprenditore, avvocato, candidato senza fortuna per Forza Italia alle ultime politiche, Chianese deve rispondere di associazione mafiosa, disastro ambientale, estorsione e avvelenamento delle acque, insieme ai vertici del clan dei Casalesi e in particolare Francesco Bidognetti, noto come Cicciotto ‘e Mezzanotte, e il massone Gaetano Cerci legato alla P2 di Licio Gelli.

La società di Chianese è la RESIT, alla quale erano indirizzati i camion dei veleni tossici provenienti dalle aziende del Nord: secondo le accuse un business illlegale che ha distrutto profondamente la Campania, un affare autorizzato che faceva entrare denaro, negli anni 90, nelle tasche dei clan, come rivelò anche il pentito Carmine Schiavone

Come è tristemente noto, il giro economico legato al ciclo dei rifiuti ha costituito la grande occasione di arricchirsi per imprenditori e mafiosi. Chianese sarebbe stato il “coordinatore a livello un poco massonico e un poco politico” del settore che allora, dalla metà dei novanta, incominciava a crescere.

Il magistrato che sostiene l’accusa al processo napoletano è Alessandro Milita, della direzione distrettuale antimafia. Nel processo, che dura da oltre un anno, Chianese ha sempre sostenuto di aver agito nel pieno rispetto delle regole. Ipotesi opposta a quella della procura che lo considera il fulcro del sistema rifiuti illeciti.

Inutile dire che la discarica Resit, con il suo carico di veleni, è ancora lì: un inferno la cui bonifica si è fermata nei palazzi del Tar.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 5 Maggio 2016 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

Articoli correlati

Ambiente | 14 Luglio 2020

LA SVOLTA

Canale Agnena, sequestrato il depuratore di Vitulazio per sversamenti irregolari

Ambiente | 2 Luglio 2020

L’APPELLO

Un manifesto per la Gaiola promosso dal Mann: “Vicini alla Csi per la salvaguardia dell’area”

Ambiente | 30 Giugno 2020

ANTEPRIME

Siamo scesi alla Gaiola che riapre il 3 luglio: bagnanti divisi per fasce orarie, prenotazioni obbligatorie on line

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi