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TERREMOTO E SMS SOLIDALI

La vergogna di quei 28 milioni raccolti e non ancora utilizzati per l’emergenza

Ambiente, Attualità, Italia | 19 Gennaio 2017
La denuncia, gravissima, è arrivata ieri dal Movimento V stelle, da Laura Castelli, nel corso del question time alla Camera dove si è chiesto conto al governo, nello specifico al ministro per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, sugli sms solidali, proprio nel giorno in cui la terra in Abruzzo e Molise come nel Lazio ha ricominciato a tremare.
Si è scoperto così che quei 28 milioni attraverso sms  e bonifici “solidali” giacciono nel conto aperto presso la Tesoreria Centrale dello Stato. La ragione del fermo? Finocchiaro spiega che la causa è un problema burocratico. Il protocollo d’intesa per l’attivazione e la diffusione dei numeri solidali, firmato con le società di telefonia che raccolgono gli sms solidali, e disponibile sul sito della Protezione civile, prevede un iter lungo e farragginoso, in puro italian style: dunque prima andranno analizzati i danni delle singole regioni, poi questi dati verranno sottoposti a un comitato di garanti che poi dovranno verificare, a loro volta, il rispetto delle norme sull’utilizzo dei fondi.
Del freddo, della neve, delle paure della gente per nuove scosse il “protocollo” non tiene conto. I soldi si muoveranno ma non si sa quando: come se oggi non servissero subito, tutti.
«Una procedura incredibilmente lenta che stride rispetto all’emergenza – la replica di Castelli in aula – il paradosso è che la solidarietà resta ostaggio della burocrazia».
Ora restano domande senza risposta alle quale magari ci aiuterà Mentana a replicare, visto che in passato – assurgendosi al solito a maestrino dell’universo giornalistico nostrano – si era scagliato contro chi, come noi, criticava il sistema degli sms. Magari ci farà sapere perché non si è pensato a sistemi più rapidi e efficienti per l’utilizzo dei fondi solidali, dal momento che quell’area dello Stivale ha sempre avuto inverni rigidissimi ed era prevedibile l’emergenza di queste ore, aggravata per giunta da nuovi sommovimenti della terra.
E invece quei milioni, che dovevano servire a salvare vite e esistenze, sono fermi da mesi. E la gente, in Abruzzo e nelle altre regioni devastate dal terremoto, comincia a morire.
Anche stavolta le uniche parole possibili, ben note a noi napoletani, sono due e secche: fate presto.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Gennaio 2017 e modificato l'ultima volta il 19 Gennaio 2017

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