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TERREMOTO

Il balletto delle cifre sugli sfollati. E quei “centomila” che sono quindicimila

Attualità, Italia | 31 Ottobre 2016

mattino

 

E’ bastato che Luca Ceriscoli, presidente della Regione Marche, paventasse un’ipotesi delle più drammatiche: 100mila sfollati “possibili” conseguenti al terremoto che ha distrutto Norcia e Cascia domenica mattina, per eccitare alcuni giornali nazionali su una cifra che certo, sarebbe spaventosa (ma sempre un settimo dei 700mila ipotizzati in caso di eruzione del Vesuvio) una cifra con cui oggi molti giornali non hanno rinunciato a titolare le loro aperture di prima pagina.

Se fosse vero che gli sfollati sono centomila, ci troveremmo di fronte a una di quelle “emergenze nazionali” per cui pagherebbero tutti, sfollati e resto del Paese,  comunque vada, modello terremoto dell’Ottanta e magari presto invece dell’sms ci faranno pagare sulla bolletta i soldi dell’ennesima ricostruzione che attende altre decine di migliaia di persone rimaste senza casa perché in Italia – pare lo si riscopra con sopresa ogni volta – la terra trema. E che basta una scossa per creare altre migliaia e migliaia di precari: perché non c’è nulla di più precario di non avere un tetto sulla testa.

Non si può che essere solidali, dunque, sentirsti per una volta insomma “fratelli d’Italia” di tutti coloro che hanno perso tutto e che in divesi casi, probabilmente, dovranno continuare a pagare un mutuo alla propria banca o prima o poi ritrovarsi a pagare tasse su nulla. Questo è un Paese dove accade anche questo. Un paese delle ingiustizie uguali per tutti i più deboli.

Un Paese dove accade che a parte poche e brillanti eccezioni – come non fare complimenti al lavoro fatto da Rai News 24 che ha fatto si che la Rai assolvesse per una volta al ruolo di servizio pubblico – alcuni dei principali quotidiani nazionali titolano col dramma dei 100mila sfollati. Senza che nessuno si sia preoccupato di verificare se fosse una cifra reale.

La verità è che ormai siamo abituati a un’informazione che tende a drammatizzare nel modo più facile e non a porre domande scomode, a interrogare sulla precarietà dei nostri territori, a fare in modo che chi governa trovi strade per fare in modo che non ci si faccia trovare ogni volta impreparati all’emergenza, con vigili e protezione civile costretti a dare risposte concrete – bravissimi anche loro – alle popolazioni.

Di questo si dovrebbe parlare, su una stampa che hai i mezzi per poter stimolare la crescita di un Paese che è sempre più aggrovigliato sui suoi vizi e i suoi problemi e con un premier che è la fotocopia ripulita del precedente. E invece una parte della stampa, dato che i morti non ci sono – e da sempre ci hanno insegnato che i morti fanno più notizia, non è una regola solo di questi tempi – si propina il titolone d’apertura sparato sui 100mila sfollati.

Maledetto Ceriscoli, che dalla Sala dove era in corso la riunione con la protezione civile, aveva sparato l’ipotesi «da 10mila rischiamo di arrivare a 100mila persone che avranno bisogno di essere assistite». Possibile che non gli abbiano suggerito di non sparare cifre?

La stampa, i social, hanno dunque subito fatto rimbalzare il numero in rete, è diventato “virale” come si dice e dunque verità. Ma i giornali che stamattina titolano 100mila, fingono di ignorare che il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ridimensionava da subito quella cifra, dicendola eccessiva e parlando di “alcune migliaia”. Nulla.

Una cifra eccessiva al punto che in serata era arrivata anche la precisazione del Governatore: «Gli sfollati fino a questo momento sono 25 mila» aveva rettificato inutilmente il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli precisando di aver fatto riferimento in precedenza al numero di centomila persone da assistere in termini puramente iperbolici.  Ma ormai su siti web e social era rimbalzata la cifra delle centomila persone da lui ipotizzata in modo generico.

Ieri sera la protezione civile informava che “Sono oltre quindicimila le persone assistite dal servizio nazionale della protezione civile. In particolare, oltre cinquecento sono accolte in strutture alberghiere nell’area del Trasimeno e oltre quattromila negli alberghi sulla costa adriatica. A queste si aggiungono circa tremila persone in Umbria e altre settemila nelle Marche ospitate in strutture di prima accoglienza allestite a livello comunale. I sono da considerarsi in continua evoluzione e aggiornamento. Rimangono, inoltre, tra gli assistiti a seguito del sisma del 24 agosto, oltre 1100 cittadini ospitati in alberghi e strutture ricettive”.

Ma di questo nelle prime pagine oggi in edicola non c’è traccia. Se il Corriere titola: 40mila sfollati (stamattina l’Ansa parla di 15mila assistiti e la sua fonte è la stessa Protezione Civile), e dunque anche il Corriere gioca al rialzo, testate come il Giornale giocano proprio all’allarmismo con un occhiello al titolo già enorme, Voglia di Fuggire: “Il sisma non si ferma più: centomila italiani sfollati e terrorizzati”.  I giornali di Caltagirone invece se la spartiscono a metà: Il Mattino ovviamente fa la parte dell’eccesso, con “L’incubo dei centomila sfollati”, che si riducono a 40mila sul Messaggero.

Ma l’Oscar del titolo sparato stavolta va alla Stampa di Torino: “I centomila sfollati del terremoto”.

sfollati-terremoto

Ora che ci sia un’emergenza è drammaticamente vero. Però c’è una bella differenza tra i 100mila di Stampa e Mattino ai 15mila di cui parla l’Ansa (e che è la cifra reale di assistiti, ripetiamo, riferita stamane dalla Protezione civile).

E allora ci domandiamo una cosa: come mai oggi molti parlano di cifre così enormi e non danno invece una mano a diffondere l’appello del capo della Protezione civile che mentre il premier Renzi promette – come tutti i premier che gli sono  preceduti in emergenze analoghe – una ricostruzione “tutto come prima”, chiede disperatamente a chi non vuole abbandonare il proprio paese di cedere e di farsi aiutare che tanto a casa non torneranno nè oggi nè domani e chissà forse quando?

Che c’è la realtà da raccontare: migliaia di sfollati senza futuro a cui il governo deve risposte certe e non promesse. Delle quali non ci possiamo più accontentare nè i “nuovi precari senza più nulla” nè soprattutto i tanti “ex terremotati” che ancora vivono in case di legno o precarie tra Campania, Abruzzo, Marche, Lazio e addirittura Belice se contiamo solo loro e non anche gli alluvionati di Sicilia e Calabria e di altre emergenze idrogeologiche dello Stivale.

Non dovrebbe insomma essere la gara tra chi la spara più grossa, ma un tentativo di essere megafoni utili in un momento gravissimo per il Paese, l’ennesimo, del quale come ogni volta ci renderemo presto conto delle conseguenze. E di cui molti giornali si dimenticheranno in fretta.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 31 Ottobre 2016 e modificato l'ultima volta il 31 Ottobre 2016

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