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THE WALL

Con Elena de Curtis e i writers del Vico Totò ai Quartieri spagnoli

Identità | 28 Agosto 2019

Ci incontriamo al Gambrinus. L’ultima volta che avevo visto Elena De Curtis, la nipote di Totò, era per le mie interviste agli eredi di Napoli. Condividiamo il vizio del fumo – maledetto – e l’amore per il caffé, benedetto stavolta dal titolare dello storico bar, Arturo Sergio, che ce lo offre amaro e ghiacciato: una delizia.

Ci incontriamo perché oggi accompagneremo Elena al Vico Totò, l’opera collettiva che alcuni napoletani stanno realizzando grazie all’apporto gratuito di alcuni writers talentuosi quasi tutti nati su questo suolo: tutti uniti da un’unica ragione, l’amore. Quello per suo nonno, quello per Napoli e i suoi simboli più puliti e sani.

Ci incamminiamo dunque per via Toledo, affollata di turisti. Qualcuno si ferma a chiederle indicazioni e io la sfotto bonariamente: “Ormai ti scambiano per napoletana”. Ed Elena, napoletana, inizia ad esserlo davvero. Si districa ormai bene tra le nostre complesse dinamiche, inizia a muoversi con disinvoltura anche nella città. Entriamo nei vicoli, e anche qui ogni cosa parla di suo nonno. Persino i manici di uno storico ombrellaio hanno le sembianze del principe. I ragazzi aspettano già tutti lì.

Oggi alcuni di loro saranno in azione con nuove opere. E infatti l’effetto, entrando nel vicolo, ci lascia subito senza parole. I murales già affissi, di Ozon, Luca Carnevale, di Massi Elle… e poi tre capannelli intorno a tre scaletti: le installazioni sono già in corso e sul pavimento di via Portacarrese a Montecalvario ormai ci sono tante persone quante bombolette di colore.

La gente si affaccia ai balconi: “C’è la nipote di Totò”…

Si sparge la voce e in pochi minuti il vico si affolla ancora di più e in tanti vengono a stringere la mano a Elena, a farsi una foto ricordo, a confermarle l’amore per suo nonno. La frase più ricorrente che le dicono è: “E’ un onore”. E sono sinceri.

 

Come sincera è questa storia che anima i Quartieri in questi giorni. Diceva Totò: “Il napoletano lo si capisce subito da come si comporta, da come riesce a vivere senza una lira”. E questa operazione che nasce dal basso, lontanissima dalla politica, che si è animata giorno dopo giorno con la collaborazione viva del territorio, è un’operazione senza una lira, o un euro, ma profondamente napoletana: che vede uniti ragazzi, non solo “quartieriani”, che amano Napoli e ne difendono i simboli, come Massimiliano, Guido, Sasy… ” e ragazzi che hanno mostrato la capacità di cogliere la sfida donando gratuitamente la propria arte e il proprio talento come Ozon, Sdu, Brasiliano, Gennaro Fioretti, Damon, Luca Carnevale, Massi Elle, Michele Wuck.

Per Totò. Per Napoli.

Così, dopo aver accompagnato Elena che andava via, per un po’ di strada, tornando nel vico, ho visto completarsi le  loro nuove opere: dai ritratti coloratissimi delle varie “icone” filmografiche di Totò, sul vinile, firmate da Sdu allo stralunato e geniale Totò sulla luna di Brasiliano, dal Totò quasi pop di Gennaro Fioretti, che riempie un’intera porta di ferro di un garage  a quello concettuale e elegantissimo di Demon fino al Totò a colori, malinconico, bellissimo di Michele Wuck. Opere che arricchiscono e impreziosiscono sempre più questa stradina, una delle tante di Napoli, dove la gente ti invita a entrare nella propria casetta, sempre linda e curata, per offrirti un caffè.

Dove ti senti davvero, dentro Napoli. Nel suo cuore.

(ps: dove vi porteremo ancora. To be continued…)

Lucilla Parlato

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 28 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 28 Agosto 2019

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