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TOTO’ MEMORIES

Un libro inchiesta sul museo “fantasma” di Totò

Cultura, Identità, Libri | 7 Maggio 2015

Museo Toto'

Martedì al sottopalco del teatro Bellini è stato presentato “Totò Memories” il libro inchiesta sul museo fantasma di Totò, che la città di Napoli aspetta da più di venti anni.

Daniela Giordano e Carlo Maria Alfarano con la collaborazione della museologa Annalisa d’Inverno tentano di spiegare, anche con un documentario di circa un’ora, perché negli anni sono rimasti incompiuti i progetti finalizzati al ricordo di uno dei personaggi più illustri della comicità italiana: non c’è la casa natale messa all’asta qualche anno fa e acquistata non dal comune o dalla regione come ci si aspetterebbe ma da un privato per pochi spiccioli, non ci sono le statue, ma soprattutto non c’è il Museo. Sono molte le ragioni, molte le testimonianze raccolte dai diretti protagonisti di questa triste storia.

Perchè la storia del museo del Principe della risata è al limite del romanzo, uno di quelli un poco prevedibili dove però c’è sempre un piccolo particolare che sfugge e che rende la storia infinita… In realtà, infatti, il museo c’è, è stato pure inaugurato tre volte! Si trova nella Sanità al terzo e quarto piano del palazzo dello Spagnuolo.

Il palazzo dello Spagnuolo , voluto dal marchese di Poppano che nel 1738 ne affidò i lavori a Sanfelice è sicuramente uno dei palazzi più belli di Napoli, la sua doppia scalinata immaginata secondo i dettami del barocco napoletano anche come luogo di incontro, di conversazione lo arricchisce di un fascino indiscutibile ed indiscusso. Forse però il palazzo non è il luogo più comodo dove ospitare un museo!

palazzo spagnuolo

L’appartamento nel palazzo dello spagnuolo, perchè di questo si tratta di una casa, è stato oggetto di una ristrutturazione da parte della regione costata addirittura tre milioni di euro, ma a parte interventi sull’interno nulla più è stato fatto per rendere i locali adatti ad ospitare un museo.

Tra l’altro durante i lavori di ristrutturazione furono causati dei danni abbastanza consistenti ad un palazzo adiacente i cui inquilini hanno, giustamente fatto causa provocando un dispendio di danaro ulteriore.

Sempre durante i lavori di ristrutturazione i terrazzi di copertura non vennero impermeabilizzati quindi dopo qualche anno infiltrazioni d’acqua hanno causato danni grossi alle pareti interne che devono essere rifatte per intero, e a collegamento con i terrazzi furono realizzate delle scale che “per morfologia e dimensione” non sono adatte nemmeno ad un appartamento privato figuriamoci ad un museo.

Questo almeno dice una delle perizie fatte da tecnici e ingegneri del comune non più tardi di un paio di anni fa.

A completare questo quadro grottesco è la mancanza di un ascensore, obbligatorio per legge nei musei e in generale nelle strutture pubbliche, ma che qui non era in progetto e quindi non è stato realizzato!

Ieri abbiamo posto una domanda agli autori di questa inchiesta ovvero cosa pensa il quartiere del museo, se lo ritiene una possibilità, una opportunità concreta anche di crescita e di sviluppo economico: il succo della loro risposta è che la Sanità aspetta da tanto di quel tempo il museo che ormai i suoi abitanti hanno perso le speranze, sono sfiduciati alcuni sinceramente indifferenti, in ogni caso non vedono certo nel museo una opportunità di riqualificazione di un posto spesso abbandonato da tutti come la Sanità.

Come dargli torto visto che nemmeno una statua sono riusciti a dare al grande Totò nonostante un bando pubblico seguito poi da un concorso per l’assegnazione ad un artista della realizzazione del busto, venne fatto e furono anche stanziati i fondi poi revocati.

Insomma un vero e proprio mistero, una storia infinita che proclami e promesse puntualnmente smentite arricchiscono di altra vergogna.

Quanto alle collezioni che il museo dovrebbe ospitare? beh… le collezioni si sa sono l’ultima cosa no?

In effetti no! in genere i musei nascono per raccogliere collezioni esistenti, o comunque oggetti, documenti, articoli che potenzialmente siano il racconto di qualcosa.

Nella realtà non si sa ancora cosa veramente verrà mai conservato in questo museo, sembra infatti che Totò, al contrario di altri grandi artisti come Nino Taranto o come Eduardo non fosse un gran conservatore di oggetti di scena o comunque legati ai suoi film ed alla sua attività artistica in generale.

Certo la sua famiglia possiede molti oggetti personali legati al principe de Curtis ma quanto questi siano adatti a costituire la collezione di un museo sinceramente è una domanda che dovremmo porci e che alcuni studiosi del grande attore come Giulio Baffi scrittore tra l’altro della prefazione del libro, si è chiesto arrivando alla conclusione che forse gli oggetti personali potrebbero aiutare ed essere importanti per il “culto” di Totò ma non certo per raccontare la sua carriera artistica nè tantomeno i suoi legami con il teatro e il cinema dei suoi tempi.

In definitiva quindi nisciuno sape nient su questa storia e si continua ad utilizzare il nome Totò come un marchio che certo attira sempre interesse, attenzione e capitali ma che di fatto ha visto una speculazione crescente sull’immagine del Principe più che una sua effettiva rappresentazione.

Per questo motivo quindi il libro “Totò Memories” è uno strumento utile oserei necessario per fare chiarezza su una complessa vicenda che priva ancora oggi Totò dell’omaggio della sua Napoli che lui ha reso grande nel mondo.

Bello e interessante è anche che siano giovani giornalisti attenti, franchi, preparati di quelli che piacciono tanto a noi, ad interessarsi ad un personaggio come Totò segno che riconoscono il grande valore non solo culturale ma schiettamente identitario che il Principe porta con sè.

Come nota a margine ci piace ricordare che questo libro, non ancora pubblicato vedrà la luce con un’azione di “produzione dal Basso” un progetto che la casa editrice Marotta e Cafiero porta avanti da cinque anni e grazie al quale, solo nell’ultimo ann,o ha pubblicato più di venti libri a riprova del fatto che in un paese dove ogni giorno vengono pubblicati più di 300 libri che dopo tre mesi sono considerasti “vecchi” c’è ancora gente che credendo in un progetto si mette in gioco in prima persona per realizzarlo, decidendo davvero cosa leggere.

Simona Sieno

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 7 Maggio 2015 e modificato l'ultima volta il 7 Maggio 2015

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