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Tra caos e proteste, riaprono le scuole in Campania

Istruzione, scuola, università | 1 Febbraio 2021

Dopo 5 mesi di didattica a distanza, anche per gli studenti campani è arrivata l’ora di tornare in classe. Infatti, dopo l’ultima sentenza del TAR Campania, tutte le scuole avrebbero dovuto riaprire il 1° Febbraio. Ma dopo un tira e molla tra governo e regione, a cui si aggiungono anche dirigenti scolastici e sindaci, la situazione si è rivelata ingestibile. Le scuole in Campania non erano pronte a riaprire, e molte hanno posticipato i rientri.

Ma tra intere province che chiudono gli istituti e licei occupati, molte scuole campane hanno comunque riaperto. E non sono mancate le proteste degli studenti, che pochi giorni fa hanno annunciato una giornata di scioperi e proteste in piazza. Striscioni, picchetti, presidi agli ingressi delle scuole: “Se la DAD non è scuola, non lo è nemmeno questa in presenza” gridano i ragazzi. Ormai chi vive le scuole è al limite, e ogni giorno scopriamo nuove criticità, figlie di vecchie contraddizioni che tornano a galla.

Il caos dei rientri per le scuole in Campania

Sono le 8 di mattina. Torno per la prima volta, quest’anno, tra i banchi della mia scuola, il Vincenzo Cuoco. Sarà la giornata buia e nuvolosa, ma il clima è diverso e, sinceramente, strano. Percorro i corridoi e arrivo in classe. I banchi sono distanziati, anche se in classe siamo divisi. Infatti, una parte segue la lezione in presenza e l’altra a distanza, da casa. È la cosiddetta didattica mista, adottata dalla maggioranza delle scuole napoletane.

Subito partono i primi problemi. “Prof, non va la rete, non riusciamo a vederla”, ma anche “La mascherina la teniamo per 6 ore di fila?”, in poche frasi si riassume lo stress di convivere tra schermi e connessioni, anche dal vivo… E mentre i bidelli distribuiscono delle mascherine nuove, arrivano i primi messaggi dalle altre scuole.

“A noi nemmeno le danno le mascherine” mi dice Manuel Vita Verde, rappresentante d’istituto del Laura Bassi, a Sant’Antimo: “La sicurezza non è completamente assicurata, le mascherine sono state ‘concesse’ dopo il richiamo da parte di noi studenti e genitori, ma distribuite a singhiozzo”. Poi aggiunge: “Il Laura Bassi soffre sia mentalmente che fisicamente, la connessione internet e le strumentazioni non sono adeguate, e gli alunni sono disorientati. La scuola non si dimostra più come un luogo di apprendimento e la nostra, come ogni altra, soffre da tempo.” Perché a vivere tra mille problemi non sono solo un paio di scuole di Napoli, ma la maggioranza di quelle Campane. E messaggi come quelli di Manuel si ripetono centinaia di volte tra le chat degli studenti.

E riaprono anche le scuole prima occupate

La scorsa settimana le occupazioni del Liceo Labriola, e poi del Vico, hanno fatto molto discutere. Tra le richieste portate avanti dagli studenti c’erano trasporti migliori, presidi medici, e insomma, una scuola a misura di studente ma soprattutto sicura. Ma anche questi istituti, come molti altri, questo Lunedì hanno riaperto ufficialmente.

E proprio dal Labriola, primo istituto occupato quest’anno, arrivano aggiornamenti sul ritorno in classe: “Il rientro è stato burrascoso” afferma Enrica Daniele, rappresentante del Liceo di Fuorigrotta: “Abbiamo due sedi, la Centrale riesce a fare 6 ore giornaliere con metà delle classi totali in presenza. Però nella succursale le aule sono più piccole e c’è la didattica mista. Le classi sono divise, e per i ragazzi questa modalità è insopportabile, la odiano. Ma speriamo di migliorare l’organizzazione interna”. E conclude con una speranza: “Sicuramente ci saranno altre proteste, ma non per forza altre occupazioni. Sicuramente, non ci rassegneremo davanti a degli schermi. La situazione è molto complicata, ma speriamo vada bene”.

Istruzione insostenibile, continuano le proteste degli studenti

Tirando le somme di questo primo giorno di scuola in presenza, è impossibile non ammettere che c’è un enorme problema negli istituti superiori. È tecnico e strutturale, ma anche sociale. E tutto ciò incide molto sull’apprendimento dei giovani.

Da una rete internet che in 5 mesi non è stata migliorata, alle aule troppo piccole per accogliere tutti gli studenti. E ancora, pullman e metropolitane pieni fino all’orlo, perché le poche linee aggiunte di recente dall’ANM, a quanto pare, non sono bastate. E la didattica mista, che unisce quella in presenza e a distanza, diventa uno strazio per ogni studente. Una parte della classe, infatti, procede distaccata dall’altra, quindi l’altra metà risulterà sempre più vantaggiata o svantaggiata. Un’ulteriore divisione che non aiuta una scuola pubblica già tormentata da individualismo e l’egoismo.

Ma anche oggi studenti e studentesse tornano a dire la loro. Infatti, nonostante il maltempo, centinaia di ragazzi hanno deciso di manifestare il proprio dissenso agli ingressi delle scuole, con presidi, sit-in e picchetti. “Vogliamo prospettive nuove, sicurezza nelle scuole”, a Piazza del Gesù spunta lo striscione affisso dal collettivo studentesco del Genovesi. E ancora, al Silvestri di Portici, al Majorana di Pozzuoli, al Pansini, al Sannazaro, al Vittorini. Dai licei agli istituti professionali, i giovani hanno capito che questa scuola va cambiata radicalmente. Ma la parte più difficile è proprio questa: c’è bisogno di confronto e coordinamento per poterla cambiare sul serio.

Gli studenti, ora, si trovano tra la morsa della didattica a distanza, poco inclusiva e divisiva, e quella in presenza, che se non organizzata bene risulta rischiosa, e inoltre rallenta ancora di più il percorso di studio dei ragazzi. Ma non bastava, e spunta la didattica mista. L’ennesimo affronto di un’istruzione distrutta e incapace di sostenere una tale emergenza e risolverne i problemi. E a fine giornata, non resta che chiederci se questa è scuola.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 1 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 1 Febbraio 2021

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