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Tra gli scavi di Castro, in Puglia, dove approdò Enea. E dove lo Stato non investe

Beni Culturali | 4 Febbraio 2021

Il tempo di Minerva edificato a Castro, nel Salento, 2400 anni fa, sta tornando pian piano alla luce. Qui, secondo una tesi ormai ampiamente accreditata nella comunità scientifica, approdò Enea in fuga da Troia in fiamme. I primi ritrovamenti sono avvenuti nel 2005. Gli ultimi qualche giorno fa. Ma gli scavi vanno avanti a rilento per la mancanza di finanziamenti pubblici, mai attivati in Salento.

L’ultimo ritrovamento è un muro megalitico di difesa

Ora, lentamente, sta tornando alla luce grazie al lavoro degli archeologi. L’ultimo ritrovamento, in ordine di tempo, qualche giorno fa, è il muro megalitico di difesa dell’antico insediamento messapico risalente al IV secolo avanti Cristo. Una possente cintura, fatta con grossi blocchi squadrati di calcarenite, cingeva l’intera città sorta su un crinale roccioso che digrada sul mare, quindi, esposta alle minacce di scorribande.

L’archeologo che ha diretto gli scavi

In un’intervista all’Agi, l’archeologo Francesco D’Andria, professore emerito dell’Università del Salento e socio dell’Accademia dei Lincei, che ha diretto gli scavi fino alla chiusura forzata del cantiere, se ne dice convinto: “Il viaggio mitologico dell’eroe troiano narrato da Virgilio nel Libro Terzo dell’Eneide si concluse su queste rive”.

Il ritrovamento della statua di Minerva, nel 2015, ha fatto largo insomma all’ipotesi che il poeta Virgilio conoscesse l’esistenza di un santuario dedicato alla Dea sulla sommità di punta Mucurune a Castro, deduzione che fa del paese uno dei centri più importanti della storia antica non solo per il territorio salentino, ma per l’intero Mediterraneo. Il busto oggi è custodito nel Museo Archeologico “Antonio Lazzari”.

Non c’è mai stato un finanziamento pubblico su questi scavi

Finora sono mancati i finanziamenti pubblici attraverso i quali si sarebbe potuto svelare il cuore pulsante della città sacra, il tempio di Minerva che gli archeologi ritengono di avere individuato attraverso le indagini geofisiche. Eppure, per dare la giusta rilevanza alle scoperte, il progetto “Rotta di Enea”, promosso dall’omonima associazione, era stato inserito nel programma degli itinerari culturali lanciato dal Consiglio d’Europa nel 1987.

Tutti i reperti portati alla luce in questi anni

Tanti sono i reperti che, in questi ultimi anni, sono stati portati alla luce: il busto della statua di Minerva alto circa tre metri, frammenti di un’altra statua della stessa divinità di dimensioni minori, vasellame in terracotta decorata, un bronzetto di Atena Iliaca risalente al IV secolo avanti Cristo, parte del soffitto di un edificio in stile dorico con i suoi lacunari quadrati dipinti di rosso.

Tutte scoperte la cui rilevanza non è sfuggita al “Bullettino” del “Mitteilungen des deutschen archäologischen instituts”, l’autorevole istituto archeologico germanico di Roma che annota l’esisto delle attività di scavo.

Secondo gli studiosi il tempio aveva un frontale lungo circa sei metri, con sei colonne ed era il cuore della città sacra, l’Athenaion di Castro.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 4 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 4 Febbraio 2021

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