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“Tra musica e magia”. Il Saluto a Pino

7arti, News | 13 Gennaio 2015

pino_danieleIl flashmob è finito, la piazza si è svuotata, il funerale è stato fatto, Pino Daniele non è andato via.

Pino è ancora nelle strade, in quella e in tante altre piazze, Pino è presente quando “da San Martino vedi tutta quanta la città”. È presente quando ti accorgi che qualcuno se “magna a città”.

Pino ha tracciato le nostre vite, la vita di chi, come me, iniziava a non amare più le canzoni dei cartoni e in giro sentiva quella sua voce sottile cantare “Terra mia”. Non riuscivo a capire perché tutto quel sentimento verso la propria terra, senti la canzone “Nun me scuccià” e credi che ci voglia poco a scrivere una canzone del genere. Sai quante volte al giorno abbiamo detto “nun me scuccià” con lo stesso tono che usa lui?

Poi diventi un po’ più grande, giri la città, ti fermi davanti al mare, quello calmo o agitato. Vai a guardare il lungomare ma non vai più in villa a giocare, attraversi e vai di fronte e guardi il mare, il Vesuvio, senti il rumore del traffico e pensi alla frase ”terra mia comm’è bello a la guardà” e ne capisci il senso. E ora terra mia è diventata terra dei fuochi.  Comprendi che quel tipo che parla la tua stessa lingua, coi capelli lunghi talvolta con una fascia in fronte, che fuma e beve è uno come te, “vive come te”.

 Vedi i suoi amici che suonano insieme e pensi che potresti anche tu avere un amico che si chiama Tullio che suona la batteria e che un po’ gli somiglia. Ha perfino un amico di colore e ti è più chiara anche la canzone “Tammurriata Nera”.  Pino fa concerti insieme a musicisti immensi come Enzo Avitabile, Rosario Jermano, Toni Esposito, Karl Potter e su quel palco si sorridono come se non stessero davanti a migliaia di persone che urlano il loro nome ma davanti ad un fuoco con gli amici. Lo vedi che durante i concerti dire “facimmece nu blues” e Pino diventa parte di te. Amareggiato, ha cantato il declino della città in “Na tazzulella e cafe”, zittisce chi non gli va giù con “Mo’ basta”. Si riscatta con “Napule è”, e lì ci mette tanto amore per il suo popolo e per la sua città, poi la difende ne va fiero, la protegge quando in “Un angelo vero” dice che è la sua città tra inferno e il cielo. Pino era uno di noi ed era con noi non era nostro come qualcuno ha dichiarato. Non abbiamo voluto Pino per prepotenza ma perché volevamo mostrargli gratitudine, che ci è mancato quando per un po’ ha cantato altro e in un altro modo. Forse non glielo abbiamo perdonato, ci è sembrato un padre che parte per l’America per far soldi e si è troppo piccoli per capirne il senso. Cresci e ti senti in colpa di averlo accusato per la sua partenza non avendo capito che oltre a far soldi voleva che altri conoscessero la Napoli e i napoletani. Era emigrato come intendeva emigrare il suo e il nostro amico Massimo.  Dopo una settimana ancora ne parliamo, ancora siamo esterrefatti, ancora speriamo che non sia vero. Non abbiamo fatto come è stato per molti personaggi, per noi non “E’ muòrto ‘o rre’, evviva ‘o rre’ “. Quel silenzio appena arrivò in piazza non è stato capito, se i brividi potessero parlare, cosi come le emozioni molti che erano lì a vedere i nostri difetti ora avrebbero i timpani rotti. È morto Pino e molti ai quali è rimasta come ultima spiaggia dire la loro sui socials, si sono scatenati. Napoli per loro è stato come la mollica di pane che lanci nel mare, tutti i piccoli pesci si accerchiano attorno a quella mollica e, benché consapevoli non li sazi, hanno comunque cercato di prendere un pezzo. Ha detto la sua chi del suo popolo è stato martoriato, quasi annientato perché tempo fa uno parlò e decise che quel popolo dovesse essere discriminato. Mi chiedo, se un ebreo che ha ancora addosso il freddo dei campi di concentramento dove è stata messa la sua gente abbia capito quanti danni può fare un discorso senza senso. Per fortuna a noi non hanno scalfito parole poco importanti. O ha parlato chi ogni giorno pretende tolleranza per la sua sessualità, perché non è giusto discriminare chi ama qualcuno del proprio sesso ma ha accusato chi ha amato uno come Pino Daniele.

Nessuna sceneggiata, nessun film in cui molti bramano essere protagonisti, solo tanto amore. E se è stato un film è stato il più bel film d’amore mai visto.  Ci abbiamo messo il cuore perché chi amava Pino ha un cuore e non un muscolo di marmo. Abbiamo voluto salutarlo nella sua Napoli, abbiamo polemizzato, abbiamo fatto i fatti a differenza di altri che hanno fatto solo chiacchiere e dietro ad un pc. Ora sono tutti Charlie Hebdo per solidarietà verso delle vittime innocenti del terrorismo ma anche per difendere la libertà di espressione. Ed è giusto così. Forse, cari Charlie vi sfugge che libertà di espressione e inteso come libertà di esprimersi  non solo con disegni, con la penna o con vignette. Libertà di espressione è anche volere esprimere i sentimenti che in questi giorni noi riversiamo verso il nostro Pino che proprio non avevamo messo in conto potesse morire. Perché Pino lo abbiamo in famiglia, a casa, in macchina, in spiaggia nei momenti poco piacevoli e non. Se, come diceva Pino, Napule è è addore e’ mare, Pino è addore e Napule. Lo abbiamo respirato oltreché ascoltato e ammirato. Uno che ha imparato a suonare la chitarra in strada, uno che ha messo su una band in uno scantinato dove i vicini magari non li apprezzavano e li invitavano a smettere. Non ci aspettavamo potesse morire come un padre non si aspetta muoia un figlio, come un fratello pensa possa morire il fratello, come un amico non pensa possa morire il suo amico. Ecco perché ancora ora piangiamo, ecco perché ci manca così tanto ecco perché domenica allo stadio San Paolo cantavamo all’unisono, in un’unica voce le sue canzoni e con la stessa compostezza che abbiamo avuto in piazza.

Pino non lo abbiamo lasciato in piazza, o a Roma, Pino lo abbiamo lasciato libero di girare ancora nelle piazze, di fermarsi in un vicolo e suonare la sua chitarra che a me è sembrava sempre troppo piccola addosso a lui. Forse la chitarra ne aveva soggezione. Incontreremo una “Onna Cuncè“ e le sorrideremo.  Siamo così noi napoletani, vogliamo stare cosi e amare cosi. Della “gente distratta che viene e va” non ci interessa. Sono sicura che Pino sia stato fiero di noi, che ci abbia applaudito e detto, come faceva nei concerti: “che bellizz!” Napoli resta ancora con molti problemi ma non così tanti rispetto ad altri paesi.

 “Napoli è una straordinaria città dove si vive una vita al limite della sopportabilità benché sia piena di gente attenta che vuole lavorare non avvicinandosi alla corruzione, che sogna una vita educata dalla cultura al rispetto umano, alla solidarietà” così l’ha definita un altro grande napoletano Francesco Rosi.  E ci basta essere capiti da gente così.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 13 Gennaio 2015 e modificato l'ultima volta il 13 Gennaio 2015

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