mercoledì 17 luglio 2019
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TRADIZIONI

Giovedì santo con la ricetta della zuppa di cozze della Figlia d”o Marenaro

Agroalimentare, Identità | 18 Aprile 2019

Oggi a Napoli si mangia zuppa di cozze. Una tradizione tramandata dai tempi dei borbone. A Napoli si fa tutto l’anno ma il giovedì santo è d’obbligo: basta vedere il caos e file in quei locali, nella zona tra Porta Capuana e Porta Nolana, dove viene consumata a Napoli tradizionalmente quale pranzo (ormai soprattutto cena) del giovedí santo, in passato di rigore prima di dedicarsi al sacramentale struscio. Tra questi il top per noi resta sempre ‘A Figlia d”o marenaro che stasera vi racconterà Valentina Castellano. Oggi, per chi vuole dilettarsi a fare da solo, vi offriamo la videoricetta di donn’Assunta…

A noi piace sempre, ogni anno, ricordare la storia di questo piatto con le parole che Raffaele Bracale scrisse per noi anni fa: “Ferdinando I di Borbone ra golosissimo di pesce e di frutti di mare e segnatamente delle cozze che lui stesso pescava nelle acque sotto Posillipo e spesso soleva farsele approntare in maniera piuttosto sontuosa con una ricetta di sua invenzione (cozzeche dint’â connola). Un anno per il giovedì santo volle accettare l’ammonimento del padre domenicano Gregorio Maria Rocco, frate domenicano, molto noto sia tra il popolo che a corte, che si prodigava a Napoli e provincia in opere di assistenza e di apostolato per alleviare la sofferenza di poveri ed emarginati e per combattere il vizio in tutte le sue forme. Il frate consigliava insomma al re di non eccedere con peccati di gola, almeno durante la settimana santa. Il monarca, furbescamente, per non rinunciare alle sue cozze tanto gradite ordinò ai cuochi di ammannirgli, il giovedí santo, prima di recarsi a via Toledo per lo struscio di rito, i mitili con una preparazione meno sontuosa e si fece servire in tavola la zuppa di cozze con pomidoro e salsa forte di peperoni. La notizia uscí dalle cucine di palazzo e si diffuse per la città e da quel giorno non vi fu piú, dapprima fra la borghesia e poi tra tutto il popolo, chi seguendo l’esempio del re si facesse mancare quella gustosa zuppa. Successivamente il popolo basso sostituí le costose cozze con le piú economiche lumache e si contentò d’ una zuppa di lumache (ciammarruche), preparata con il medesimo sugo di quella di cozze”.

Ed ecco la ricetta di Assunta. Gli ingredienti sono 1 chilo di cozze, mezzo chilo di freselle – meglio i tradizionali “vascuotti” – un chilo di polipo, mezzo chilo di maruzzielli e naturalmente O’ rruss, l’olio piccante con cui condire il tutto (eccezionale la ricetta segreta di Assunta, da qualche tempo in vendita presso il ristorante). Se la mangiate da ‘A figlia d”o Marenaro la troverete arricchita di un tarallo alle mandorle e di una mazzancolla… E buon giovedì santo di tradizione a tutti voi.

Montaggio Federico Hermann

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 18 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 18 Aprile 2019

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