mercoledì 22 maggio 2019
Logo Identità Insorgenti

TRADIZIONI

I sepolcri: il giro delle sette chiese e lo “struscio” del giovedì santo a Napoli

Identità | 18 Aprile 2019

Giovedì Santo ‘o «struscio» è nu via vaie:
Tuledo è chiena ‘e gente ‘ntulettata,
ca a pede s’ha da fa’ sta cammenata,
pe’ mantene’ n’usanza antica assaie.
– Mammà, ci andiamo? – Jammo. Ma che faie?
– Vediamo due sepolcri e ‘a passeggiata.
E ‘a signurina afflitta e ‘ncepriata
cerca ‘o marito ca nun trova maie.
‘A mamma ‘areto, stanca, pecché ha visto
ca st’atu «struscio» pure se n’è ghiuto,
senza truva’ chill’atu Ggiesucristo,
s’accosta a’ figlia: – Titine’, a mammà,
ccà cunzumammo ‘e scarpe. – L’ho veduto.
E me l’hai detto pure un anno fa. 

Raffaele Viviani

Ha un’origine tutta musicale, perché viene dal fruscìo

che fanno i piedi mollemente smossi e le gonne seriche delle donne”

Matilde Serao

Oltre alla tradizione mangereccia della zuppa di cozze il giovedì santo a Napoli si è conservata l’usanza dei sepolcri, ovvero la tradizione di visitare, attraverso un pellegrinaggio, sette chiese diverse. La tradizione detta anche dello Struscio.

I primi cenni storici di questo particolare pellegrinaggio risalgono al 1552 e non hanno origine partenopea. All’epoca, San Filippo Neri chiese di visitare in un solo giorno, le sette chiese più importanti di Roma, opponendosi ai festeggiamenti pagani del carnevale e spostando l’attenzione sui luoghi sacri della città romana. Soltanto successivamente il rito si estese anche in altre città di origine cristiana.

La tradizione vuole che il fedele entri nelle diverse chiese e reciti in ognuna di esse il Gloria, l’Ave Maria e il Padre nostro, chiedendo benevolenza al Signore e che ne visiti almeno tre e sempre in numero dispari.

Il numero 7 però è un numero altamente sacro che corrisponde per assonanza ai 7 gradi della perfezione, alle 7 sfere celesti, ai 7 rami dell’albero cosmico, ai 7 maggiori pianeti del sistema solare: in sostanza indica il rinnovamento umano e spirituale

A Napoli l’ultima chiesa nella quale si entrava, era solitamente la chiesa di San Francesco di Paola, a piazza del Plebiscito, che rappresentava la più importante chiesa di Napoli nell’ottocento, per la sua collocazione e per la sua struttura ottocentesca che ricorda il Pantheon romano sia all’esterno sia all’interno.

Da noi però, gente dei tempi moderni, il pellegrinaggio non prevede la visita di sette chiese predefinite nè un giro circoscritto a via Toledo (fatta eccezione per l’ultima, che è sempre San Francesco) e dunque, visto l’elevato numero di chiese presenti, non ci resta che scegliere quelle più belle, per unire l’utile al dilettevole. In passato l’itinerario usuale si svolgeva a partire da piazza Dante lungo tutta via Toledo per giungere a Piazza Plebiscito e ‘e ssette chiesielle erano tutte su quel percorso: Spirito Santo, San Nicola alla Carità, San Liborio alla Pignasecca, Madonna delle Grazie, Santa Brigida, San Ferdinando di Palazzo

Oggi invece si sceglie liberamente le chiese da visitare: dal monastero di Santa Chiara, con  il famoso chiostro maiolico delle Clarisse a quella del Gesù Nuovo o Trinità Maggiore, alla Chiesa di San Domenico Maggiore, da San Lorenzo Maggiore al Duomo di Napoli, tra centro storico e Toledo, non resta che l’imbarazzo della scelta.

Si chiama anche Struscio, passeggiata napoletana pasquale da fare con i amici e parenti dai tempi del periodo del Vicereame Spagnolo, quando, per questioni di ordine pubblico, fu vietata nella Settimana Santa la circolazione di carri, carrozze e animali lungo il tratto di Via Toledo.

La tradizione dello struscio risale agli anni del Viceregno, quando a Napoli, nell’anno 1704, così come era già tradizionale in Spagna, il viceré Fernández Pacheco de Acun͂a emanò un bando per bloccare la circolazione di carrozze dal mezzogiorno del Giovedì fino all’ora della Messa solenne del Sabato Santo, in un primo momento per tutte le principali arterie cittadine, poi limitatamente alla più importante strada di Napoli, cioè via Toledo.

Qui la famiglia reale in pompa magna, con l’intera compagnia delle Real Guardie del Corpo e un corteo di cortigiani al seguito, dopo il vespro del Giovedì Santo, si recava a piedi nelle chiese limitrofe per fare visita ai sepolcri. Presto i napoletani, non solo nobili ma anche borghesi e popolani, cominciarono a imitare la tradizione spagnola importata dal viceré; tuttavia, visto il divieto di circolazione con i carri, i fedeli erano costretti a camminare a piedi e, poiché la folla nel tempo si fece numerosa, il passeggio divenne lento e si procedeva strusciando i piedi a terra.

Questa disposizione metteva in difficoltà coloro che desideravano seguire uno tra i riti pasquali più sentiti e praticati: la tradizione dei Sepolcri, obbligando i fedeli a percorre a piedi il percorso di visita alle chiese. Da qui, il termine “struscio” che indica lo scalpiccio di piedi che “strusciano” senza fretta e richiama il suono onomatopeico degli abiti da festa, inevitabilmente lunghi, che spazzano il marciapiede lungo il percorso.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 18 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 18 Aprile 2019

Articoli correlati

Identità | 22 Maggio 2019

L’ACCORDO

Quartieri Spagnoli, la Spagna e Foqus in campo per la riqualificazione

Identità | 20 Maggio 2019

L’UNIONE

Il Vaporetto.com entra nel collettivo di scrittura di Identità Insorgenti: insieme per una nuova narrazione del Sud

Identità | 16 Maggio 2019

L’INIZIATIVA

“We are Napoli”: nasce il city brand della città partenopea

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi