martedì 23 ottobre 2018
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TRADIZIONI IDENTITARIE

A Ventotene tra pochi giorni la festa di Santa Candida: e volano le mongolfiere sull’isola

Identità | 3 settembre 2018

Su Santa Candida i martirologi si trovano in disaccordo, eccezion fatta per la sua verginità e sulle modalità del suo martirio.

Fanciulla di Cartagine , capitale della Provincia romana d’ Africa durante l’Impero di Diocleziano (a cavallo tra il III e IV sec.) noto come Impero tetrarchico, in cui due imperatori Diocleziano e Massimilano erano sullo stesso livello di potere anche se il primo non concordava con il secondo, sulla persecuzione dei cristiani.

Gli editti contro il cristianesimo portarono all’arresto di molti fedeli tra cui Santa Candida.

La leggenda narra che torturata e martirizzata a Ponza, il corpo gettato a mare e fu rinvenuto a Cala Pozzillo Ventotene, il 20 settembre.

1774 i Borboni edificarono una Chiesa in suo onore e divenne la Patrona dell’isola, protettrice di pescatori e contadini.

Ogni anno il 20 settembre,  la suggestiva processione in cui la statua di Santa Candida viene portata in giro a spalla, a seguire la processione a mare, recando la statua nella caletta dove, presumibilmente venne ritrovata la salma.

Dall’800 il folclore, registra una tradizione bizzarra e spettacolare che attira turisti da tutto il mondo: quella della costruzione di mongolfiere di carta che vengono lanciate, con ritmi bene precisi, nei dieci giorni dedicati a Santa Candida, dal 10 al 20 settembre, (chiamate “O pallon/ pallò”)  e che hanno le loro origini nei ‘voti’ alla Santa. I giovani dell’isola si cimentano in una serie di lanci di mongolfiere realizzate con carta velina e decorate a mano, che diventando dei veri e propri capolavori anche se dal destino segnato.

Ne parliamo con uno degli artigiani attuali che traccia una cronistoria da un’irrintracciabile genesi ad oggi, di questo costume.

Luigi Coraggio, uno dei giovani autoctoni che si prodiga affinché questa tradizione resti viva, da 25 anni costruisce mongolfiere.

Il primo laboratorio (ubicato dove è l’attuale Bar Il Giardino) fu di un certo Raffaele Sportiello, attivo dai primi del ‘900 fino agli anni’40 anche se una fonte dell’800, la Monografia dell’arcipelago ponziano di Giuseppe Tricoli, ne accenna, senza citare fonti, ad origini meno prossime.

Alcuni ventotenesi, cercarono di apprendere quest’arte da Sportiello ma, purtroppo, come a volte succede, ne difendeva i segreti.

Di seguito, la costruzione delle mongolfiere, passò nelle mani del napoletano Gennaro Picariello. Già del mestiere su Napoli e provincia, la sua presenza sull’isola perdurò fino agli anni’70 e con lui il suo laboratorio.

Nel frattempo i ventotenesi, acquisirono la modalità e le tecniche anche se fu molto dura, anche con Picariello; bisognerà attendere i figli per imparare l’arte di realizzare questi palloni.

Luigi Coraggio ha appreso come si costruiscono questi palloni da Salvatore Schiano di Colella (guida turistica e impiegato al Museo archeologico di Ventotene) ma è doveroso nominare altri artigiani come Davide Gargiulo, Cataldo Matrone ed Antonio Santomauro.

Luigi inizia nel ’93 insieme al fratello Daniele Coraggio, Luciano Sperandio, Giovanni Caliercio e Marco Curcio, poi si ferma (lasciando il testimone a Candida Aiello) per ricominciare nel 2016, quando realizza una dedicata al Corriere dello Sport.

“La struttura tipica è costituita da spicchi, il materiale usato la carta da modello ed il principio è che per ogni mongolfiera la circonferenza sia il doppio dell’altezza. Durante la costruzione la fase più delicata, è l’attacco a fisarmonica (assemblaggio degli spicchi). Nella fase successiva  la parte interiore del pallone, si va ad attaccare ad una circonferenza di alluminio per attaccare un cestello, realizzato con tubicini di ferro. Una volta che la mongolfiera, è gonfia, nel cesto si pone uno “stuppolo” di pezze imbevuto di benzina e si accende…la mongolfiera parte e, finito il combustibile, cade in mare”.

Grandi le misure di sicurezza: intervengono vigili del fuoco e protezione civile ma è grande anche l’affluenza dei turisti – tenuti a distanza di sicurezza – che cresce ogni anno in modo esponenziale.

Attualmente, la realizzazione di queste opere d’artigianato di alto livello, viaggia su due binari: le mongolfiere in onore della Santa e quelle per una gara che si svolge nello stesso periodo.

Il programma della sfera religiosa è il seguente:

Nel 2011 la festa patronale di Santa Candida è stata fregiata, dal Ministro del Turismo, del riconoscimento speciale di “Patrimonio d’Italia per la tradizione”   per la capacità di mantenere vivo il folclore del proprio territorio, rinnovando le rappresentazioni tradizionali, adeguandole ai tempi e trasformandole in attrattori turistici.

Laura Tenuta

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