lunedì 9 dicembre 2019
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TRADIZIONI IDENTITARIE

Dal Quartiere Sanità a Praiano: tornano le luminarie di San Domenico

Identità | 22 Luglio 2019

Dal 30 luglio al 4 agosto si rinnova a Praiano l’antica tradizione della Luminaria di San Domenico.

 

Una tradizione “importata” nel ‘600 dai monaci del Rione Sanità

 

L’antica tradizione iniziò  nel 1606, quando in paese giunsero i monaci domenicani dalla Sanità a Napoli. Nei secoli passati tutti i cittadini conservavano durante l’anno i rami secchi, i tralci di vite, di alberi e arbusti realizzando le “fascine” che poi bruciavano nei propri giardini i giorni antecedenti il 4 agosto, Festa di San Domenico, in onore al frate domenicano, venerato nel convento di Santa Maria a Castro, un po’ come si usa fare a Sant’Antonio, appunto quando una stagione lascia il posto a un’altra.

I cittadini ancora oggi partecipano alla suggestiva tradizione adornando le terrazze, le finestre, le stradine e le cupole delle abitazioni con lumini, candele e fiaccole.

E’ il fuoco, infatti, il protagonista assoluto di queste giornate, fuoco che rimanda alla leggenda del sogno della mamma di San Domenico: mentre Giovanna portava in grembo Domenico, sognò una cane che stringeva fra i denti una fiaccola con la quale avrebbe illuminato e incendiato il mondo, portando ovunque la parola di Dio.

Il programma dell’edizione 2019

Il programma dell’edizione 2019 della Luminaria sarà inaugurato anche quest’anno da “La Lunga Notte della Luminaria”, serata ricca di eventi e spettacoli musicali, ispirati al tema della natura. Il percorso, illuminato solo da candele, è quello che da piazza Costantinopoli a piazza Municipio, passando per piazza San Luca e piazza Antico Seggio.

In piazza san Gennaro lo spettacolo di apertura

Lo spettacolo di apertura si terrà invece il 31 luglio in piazza San Gennaro. La Compagnia francese La Salamandre  proporrà Le Chante de Feu. Per la prima volta parteciperanno allo spettacolo i Ragazzi della Luminaria, i giovani che hanno l’importante compito di accendere tutte le sere i lumini nella piazza.

Dal 1 al 3 agosto sarà la volta della tradizionale accensione dei lumini intorno al decoro del pavimento maiolicato di piazza San Gennaro, con performances di fuoco e fiamme e proiezioni architetturali con la tecnica del videomapping.

Il 4 agosto, Festa di San Domenico, invece, Concerto all’Alba sul cortile antistante il Convento.

Per il gran finale, invece, la tradizione musicale incontrerà l’innovazione con un grande spettacolo di musica dal vivo, a cura della Nuova Orchestra Scarlatti diretta dal maestro Gaetano Russo e un Concerto Piromusicale della Pirotecnica Nazionale.

Il convento e la chiesa di Santa Maria a Castro

Sulle pendici del Monte S. Angelo a tre Pizzi a quota 364 m. s.l.m.  è ubicata la Chiesa di Santa Maria a Castro, con annesso convento di  S. Domenico, che domina il vallone Fontanella e spazia la vista sull’abitato di Vettica Maggiore, Positano fino ai Galli e l’isola di Capri. Il luogo dedicato al culto fin dalle prime antropizzazioni, per l’impareggiabile bellezza della natura e per la solennità della solitudine, potrebbe giustificare la forma di ara sacrificale, inglobata nella prima navata, che certamente costituì il primo nucleo della Chiesa, sviluppatasi in ere successive fino a comprendere le cinque campate odierne.La prima notizia scritta fino ad oggi ritrovata risale al 2 ottobre 1599. Da essa risulta che il notar Censone stipulò un atto nel convento annesso alla chiesa di Santa Maria della Sanità in Napoli, tra l’Università di Praiano  e Vettica Maggiore che possedeva  ad antiguo   la Chiesa di Santa Maria  a Castro amministrandone i beni. Con tale atto l’Università concedeva ai Frati Domenicani la chiesa impegnandosi a costruire il convento annesso.Il convento articolato su due livelli presenta quattro celle al primo piano e cucina e forno, refettorio e cisterna al piano sottostante. Particolarmente interessante il gioco delle volte di copertura del primo piano, che tra l’altro, presentano un doppio ordine di volte, sistema diffuso nell’area amalfitana, (vedi convento santa Rosa in Conca dei Marini) che assicurava una perfetta coibentazione.Il restauro statico e conservativo ha ripristinato le volte di copertura che risultavano parzialmente tagliate per l’inserimento di un tetto, poi crollato. E forse proprio il non presentare caratteristiche di peculiari componenti architettoniche fa sì che questa struttura si inserisca  quasi  mimetizzandosi in un ambiente che le si avvolge attorno creando quella  maestosità che rende il sito pregno di sacralità e mistero. E’ un rifugio mistico che nella sua essenzialità di elementi si inserisce nello splendore della natura circostante congiungendo l’umano e il divino. Nella Chiesa di S. Maria ad Castro rimane inalterata da secoli la venerazione di una immagine comunemente denominata la Madonna delle Grazie per il valore taumaturgico da sempre conferitole.Si tratta in effetti di un grande dipinto ad affresco che occupa l’intero catino absidale della navata sinistra dell’edificio, costruita per concessione papale nel 1430 (Pergamena n° 297, datata 3 giugno 1430, Il Indizione. Amalfi).La rimozione di un corpo di fabbrica e stucco di epoca settecentesca ha permesso l’intera lettura dell’opera che si sviluppa su due ordini. Il registro superiore è occupato dall’immagine ieratica del Cristo benedicente, affiancata dalle figure dei Santi Pietro e Paolo ed angeli; la parte inferiore della Vergine con il Bambino in trono, con angeli musici e santi. L’iconografia di questi ultimi non consente una precisa identificazione, ma c’è da registrare che il santo in abito vescovile, raffigurato alla destra di chi guarda, è una riedizione dell’originale, di cui si intravedono alcuni particolari (il ricciolo del pastorale e la mitra vescovile) che emergono dal nuovo intonaco. Sulla sinistra, al di sotto del giovane santo con la penna ed il libro, forse  San Giovanni Evangelista, si sciorina una  piccola processione composta da personaggi in abiti “ moderni” , da identificare presumibilmente con i donatori dell’opera. Il perno ideale della composizione è costituito dalle volumetrie del Cristo e della Madonna, intorno al quale sembrano ruotare gli altri personaggi. Il Cristo seduto sul trono, di iconografia tardivamente bizantina, e la Madonna , inserita nella moderna architettura classica del trono-baldacchino, organizzando lo spazio in maniera calcolata : in esso prendono posto , secondo un disegno ben programmato, gli angeli e i santi.Ciò dà  ad intendere che l’anonimo artista, nel momento in cui si accingeva a realizzare il dipinto , fosse pienamente al corrente delle istanze pittoriche rinascimentali che andavano maturando nella Napoli aragonese e in tutta l’area mediterranea , a partire dalla metà del XV secolo. L’intuizione del rapporto prospettico tra forma , luce e colore a cui l’opera è improntata denota l’assimilazione e la personale elaborazione della grande lezione di Piero della  Francesca.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 22 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 22 Luglio 2019

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