lunedì 18 febbraio 2019
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TRADIZIONI IDENTITARIE

Festa di Sant’Agata di Catania: la terza per importanza nel mondo

Arte e artigianato, Cultura, DueSicilieOggi, Identità | 29 Gennaio 2019

La Festa di Sant’Agata è la più importante festa religiosa della città di Catania. È la terza festa religiosa più importante al mondo, dopo la Settimana Santa di Siviglia e la Festa del Corpus Domini di Guzco in Perù, proprio per il numero di persone che coinvolge e attira. Si celebra in onore della santa patrona della città.

Si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto. La prima data è quella del martirio della Santa catanese (a cui furono asportate le mammelle – e non a caso le cassatine siciliane si chiamano di S.Agata – prima di essere bruciata sui carboni ardenti) mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace quale bottino di guerra e dove rimasero per 86 anni.

Dal 3 al 6 febbraio giungono a Catania circa un milione di persone fra devoti alla santa dei miracoli siciliani – nella foto in altro, di Barbara Mileto – invocata spesso per fermare il vicino Etna, oltre che da turisti e curiosi provenienti da tutto il mondo.

Insieme con il Patrimonio dell’Umanità delle città tardo barocche della Val di Noto (Sicilia sud orientale) conferito dall’UNESCO nel 2002, la Festa di Sant’Agata risulta come Bene Etno Antropologico Patrimonio dell’Umanità della Città di Catania nel mondo.

Si tratta di una grande festa, misto di fede e di folklore. Anche questa festa, come tutte le feste cattoliche, ha origini pagane. Secondo alcune testimonianze ancora prima della nascita di Agata veniva celebrata una festa durante la quale un simulacro di una vergine veniva portato in processione per le vie della città.

Un’altra tradizione viene riportata da Apuleio ne Le metamorfosi, secondo la quale la festa della dea Iside nella città greca di Corinto avrebbe molti punti di contatto con la festa catanese. In particolare il popolo vestito di una tunica bianca che partecipava ai festeggiamenti viene accostato al saccu, la tunica di cotone bianco indossata in processione dai devoti, che tirano i cordoni del fercolo, per trainarlo lungo il percorso.

A Catania i devoti, infatti, indossano nei giorni dei festeggiamenti camici e guanti bianchi con in testa una papalina nera. Inoltre il barcone barocco di Sant’Agata, anticipava la festa prima di essere abbandonata a mare. Secondo il Ciaceri  anche questa usanza si ritrova nelle festività isidee.

Altri elementi caratteristici della festa sono il fercolo d’argento con i resti della Santa posto su un carro o Vara, anche questo in argento. Legati al veicolo due cordoni di oltre 100 metri a cui si aggrappano centinaia di “Devoti” (con il Sacco agatino – tunica bianca stretta da un cordone -, cuffia nera, fazzoletto e guanti bianchi) che fino al 6 febbraio tirano instancabilmente il carro. La Vara viene portata in processione insieme a dodici candelore o cannalori appartenenti ciascuna alle corporazioni degli artigiani cittadini. Tutto avviene fra ali di folla che agita bianchi fazzoletti e grida Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti. È considerata tra le tre principali feste cattoliche a livello mondiale per affluenza.

Il 2 febbraio, Candelora, vengono benedette le candele. La giornata del 3 febbraio si apre con la Processione per l’offerta della cera a cui sono presenti oltre che cittadini e turisti, le più alte cariche religiose ed istituzionali della città, concludendosi la sera in Piazza Duomo con il caratteristico e molto atteso spettacolo pirotecnico dei fuochi del 3.

La vera festa religiosa ha però inizio la mattina del 4 febbraio con la Messa dell’Aurora, quando il busto reliquiario di Sant’Agata dopo un anno di attesa per tutta la città viene portato fuori dalla stanza che lo ha custodito, e “consegnato” ai devoti che lo porteranno in processione lungo un percorso esterno della città che si concluderà con il rientro nella Basilica Cattedrale in tarda notte, spesso alle prime luci dell’alba.

Nella mattina del 5 febbraio, presso la Basilica Cattedrale ha luogo la Messa del Pontificale presieduta dalle più alte cariche religiose locali e non e dal Clero. Durante tutta la giornata il busto reliquiario di Sant’Agata rimane esposto presso la Cattedrale e infine nel pomeriggio dopo la Santa Messa viene nuovamente affidato ai devoti per un ultima processione lungo un percorso interno della città che lo vedrà concludersi nella tarda mattinata del giorno successivo 6 febbraio. Quest’anno come redazione di identità insorgenti, la racconteremo con live e con un reportage che presenteremo ad agosto a Catania.

Programma 2019

Sobrietà è la parola d’ordine di quest’anno con il Comune in dissesto. Ma i fondi della festa sono i fondi presi dalla tassa sul turismo (anche se il Comune ha messo il 10 per cento in meno rispetto agli altri anni). Ecco il programma dei tre giorni clou.

Domenica 3 febbraio
Ore 8; 9,30; 11 – Nella Basilica Cattedrale SS. Messe.
Ore 11,30 – Sfilata delle Carrozze del Senato cittadino da Palazzo degli Elefanti a Piazza Stesicoro.
Ore 12 – Processione per l’offerta della cera dalla Chiesa di S. Agata alla Fornace alla Basilica Cattedrale. Parteciperanno S. E. mons. Arcivescovo, i Capitoli delle Basiliche Cattedrale e Collegiata, il Clero, gli alunni del Seminario Arcivescovile, il Prefetto, il Sindaco con la giunta, il Presidente del Consiglio Comunale con i Consiglieri, il Magnifico Rettore, gli Ordini Equestri Pontifici, il Sovrano Militare Ordine di Malta, l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, le Autorità militari nonché i Gonfaloni della Città, della Città metropolitana e dell’Ateneo seguiti dalle storiche berline del Senato e dai Cerei. Riflessioni dettate da alcuni laici impegnati nei movimenti ecclesiali. In Cattedrale solenne “Te Deum”, composto dal M° mons. Nunzio Schilirò, eseguito dalla “Cappella Musicale del Duomo” diretta dal M° can. Giuseppe Maieli, all’organo il M° Piero Figura.

Lunedì 4 febbraio – Processione per il “Giro esterno”
Ore 5 – Nella Basilica Cattedrale recita del Rosario ed esposizione delle Sacre Reliquie.
Ore 6 – “Messa dell’Aurora” celebrata da S. E. Mons. Arcivescovo. Al termine l’Arcivescovo benedirà le Corone del Rosario per la preghiera guidata dagli “Amici del
Rosario”. Sante Messe in Cattedrale alle ore 8; 9; 10; 11.
Ore 7 – In piazza Duomo riflessioni di mons. Barbaro Scionti, parroco della Basilica Cattedrale, che insieme ai “devoti” darà inizio alla processione delle Sacre Reliquie di S. Agata da Porta Uzeda. Davanti all’Icona della Madonna della Lettera S. E. mons. Arcivescovo offrirà alla Santa Patrona il tradizionale cero. Davanti alla cappella del SS. Salvatore in via Dusmet, omaggio dell’Autorità Portuale e della Capitaneria di Porto. La processione proseguirà per le vie Calì, piazza Cutelli, via Vittorio Emanuele, piazza dei Martiri, dove renderanno omaggio i disabili, via VI Aprile, della Libertà, piazza Iolanda. In detta piazza riflessioni del Rev.do Sac. Carmelo Asero, Vicario giudiziale e rettore del Santuario Sant’Agata al Carcere. La processione continua per le vie Umberto, Grotte
Bianche, piazza Carlo Alberto; dinanzi al Santuario della SS. Annunziata al Carmine omaggio dei Padri Carmelitani, riflessioni del P. Francesco Collodoro O.C., vicario foraneo; indi prosegue verso piazza Stesicoro dove S. E. Mons. Arcivescovo si rivolgerà ai fedeli per il tradizionale messaggio alla Città. La comunità cristiana catanese, nei luoghi tradizionalmente riconosciuti del martirio di S. Agata, rinnova  solennemente le promesse battesimali. Lungo la salita dei Cappuccini e piazza S. Domenico le Sacre Reliquie raggiungeranno la Chiesa di S. Agata la Vetere. Celebrazione dei Primi Vespri della solennità di S. Agata, presiede Mons. Carmelo Smedila, vicario foraneo, partecipano i
Presbiteri e Diaconi del primo Vicariato. La processione prosegue per le vie Plebiscito, Vittorio Emanuele, piazza Risorgimento, via Aurora, Palermo, piazza Palestro, via Garibaldi, Plebiscito, Dusmet e rientro in Duomo da Porta Uzeda.

Martedì 5 febbraio – Solennità di Sant’Agata
Ore 7,30; 8,30 – Sante Messe nella Chiesa di Sant’Agata alla Badia.
Ore 10 – Le Autorità con i Gonfaloni della Città, della Provincia e dell’Università da Palazzo degli Elefanti si recheranno in Cattedrale.
Ore 10,15 – Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo metropolita di Agrigento, Sua Eccellenza Mons. Arcivescovo, gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi di Sicilia, i Canonici, il Clero e il Seminario muoveranno in corteo liturgico dal Palazzo Arcivescovile fino alla Basilica Cattedrale per il Solenne Pontificale. Il servizio liturgico sarà curato dagli alunni del Seminario Arcivescovile; i canti saranno eseguiti dalla Cappella Musicale del Duomo, diretta dal M° can. Giuseppe Maieli, all’organo il M° Piero Figura.
Ore 16 – S. Messa presieduta da S. E. Rev.ma Mons. Cesare Di Pietro , Vescovo ausiliare di Messina.

Ore 17 – Processione per il “Giro interno” delle Sacre Reliquie, lungo via Etnea; SuaEminenza il Cardinale e l’Arcivescovo seguiranno la processione, guidando alcuni momenti di preghiera, fino a piazza Stesicoro; dinanzi al Municipio omaggio del Sindaco; dinanzi alla Basilica Collegiata omaggio del Capitolo e dei soci del Circolo Cittadino S. Agata; dinanzi la Prefettura omaggio del Prefetto; la processione prosegue per via Caronda, piazza Cavour; in detta piazza omaggio dell’Associazione S. Agata al Borgo. Indi si prosegue per via Etnea, Sangiuliano, Crociferi; dinanzi alla Chiesa di S. Benedetto omaggio delle Monache, riflessioni di mons. Gaetano Zito, Vicario episcopale per la cultura, si prosegue per piazza S. Francesco d’Assisi, via della Lettera, Garibaldi, piazza Duomo.
Al rientro in Cattedrale, celebrazione di benedizione e di ringraziamento

Anche quest’anno come negli ultimi c’è stato un accordo sottoscritto tra Comune ed Arcidiocesi per definire un percorso organizzativo ancor più condiviso della Festa di Sant’Agata.

Il Maestro del Fercolo (o Capo Vara), opererà sotto le direttive dell’Arcivescovo e del Sindaco e si avvarrà dell’assistenza di 12 responsabili (5 al Fercolo, 1 allo Scrigno, 1 alle Maniglie, 2 al Baiardo, alla Casa del Fercolo, 2 allo smaltimento della cera).

Due le novità più significative per l’edizione 2019. La prima riguarda le soste del fercolo, che dovranno essere comunicate entro sette giorni prima di ogni processione. L’obiettivo è quello di evitare rallentamenti sospetti come avvenuto in passato. Quando, secondo i racconti di alcuni collaboratori di giustizia, la patrona veniva stoppata in prossimità delle abitazioni di alcuni boss in segno di riverenza. Il secondo aspetto riguarda nello specifico la giornata del 3 febbraio. Dedicata alla sfilata della carrozza del Senato e all’offerta della cera. A sovrintenderla sarà da quest’anno una nuova figura, un coordinatore.

 

Candelore

La festa di sant’Agata è inscindibile dalla tradizionale sfilata delle “candelore”, enormi ceri rivestiti con decorazioni artigianali, puttini in legno dorato, santi e scene del martirio, fiori e bandiere. Le candelore precedono il fercolo in processione, perché un tempo, quando mancava l’illuminazione elettrica, avevano la funzione di illuminare il passo ai partecipanti alla processione. Sono portate a spalla da un numero di portatori che, a seconda del peso del cero, può variare da 4 a 12 uomini. I maestri orafi del Trecento avevano realizzato il Busto di sant’Agata, un capolavoro d’arte raffinato e prezioso. Ma il popolo, da sempre vicino alla patrona, ha voluto essere presente nella festa con creazioni proprie, opere di fattura artigianale che rappresentassero, inoltre, associazioni di varie categorie di lavoratori. Ognuna delle 11 candelore possiede una precisa identità. Sulle spalle dei portatori, essa si anima e vive la propria unicità, che si compone di diversi elementi: la forma che caratterizza il cero, l’andatura e il tipo di ondeggiamento che gli viene dato, la scelta di una marcia come sottofondo musicale.

Le candelore sfilano sempre nello stesso ordine. Ad aprire la processione è il piccolo cero di monsignor Ventimiglia. Il primo grande cero rappresenta gli abitanti del quartiere di San Giuseppe La Rena e fu realizzato all’ inizio dell’Ottocento. E’ seguito da quello dei giardinieri e dei fiorai, in stile gotico-veneziano. Il terzo in ordine di uscita è quello dei pescivendoli, in stile tardo-barocco con fregi santi e piccoli pesci. Il suo passo inconfondibile ha fatto guadagnare alla candelora il soprannome di “bersagliera”. Il cero che segue è quello dei fruttivendoli, che invece ha passo elegante ed è dunque chiamato la “signorina”. Quello dei macellai è una torre a quattro ordini. La candelora dei pastai è un semplice candeliere settecentesco senza scenografie. La candelora dei pizzicagnoli e dei bettolieri è in stile liberty, quella dei panettieri è la più pesante di tutte, ornata con grandi angeli, e per la sua cadenza è chiamata la “mamma”. Chiude la processione la candelora del circolo cittadino di sant’Agata che fu introdotta dal cardinale Dusmet. In passato le candelore sono state anche più numerose: esistevano quelle dei calzolai, dei confettieri, dei muratori, fino a raggiungere in alcuni periodi il numero di 28.

Ntuppatedde

Da qualche anno grazie a Elena Rosa, come raccontiamo nel nostro docu, sfilano le donne vestite di bianco il giorno 3 della festa. Sono le ‘Ntuppatedde.

Hanno stravolto, in pochi anni, la festa di Sant’Agata a Catania, imponendo la loro presenza femminile e al tempo stesso recuperando una figura della tradizione. Sono le ‘ntuppatedde,  donne che – fino a fine ‘800 – nei giorni della festa di Sant’Agata (e a quanto pare non solo a Catania) andavano in giro completamente coperte, prendendosi tutte le libertà del mondo, che da qualche anno sono tornate, in forma di danzatrici eteree e affascinanti, grazie ad Elena Rosa, che ha recuperato questa tradizione che era ormai scomparsa del tutto.

L’anno scorso erano in venti le neo-ntuppatedde che, alle 8,30 sono arrivate da Corso Vittorio, invadendo piazza Duomo, e attorniando le Candelore che rendevano omaggio, alla destra del Duomo, al Fercolo ancora vuoto. Quest’anno annunciano ulteriori sorprese.

I dolci tradizionali: minnuzze e olivette

Non potevano mancare, in periodo di festa, i dolci legati alla tradizione della santa catanese. Oltre alla famosa calia e simenza, presente in ogni festa a Catania, vengono realizzati per la ricorrenza alcuni dolciumi che hanno un riferimento a sant’Agata, come i “Cassateddi di Sant’Aita” e le “Olivette”. Si tratta di dolci caratteristici simbolici e attinenti alla vergine catanese. Le cassateddi, o “Minni di Sant’Aita” fanno riferimento alle mammelle che furono strappate alla santa durante i martiri a cui venne sottoposta, per obbligarla ad abiurare la sua fede. Le olivette, invece, si riferiscono alla leggenda che ella, inseguita dagli uomini di Quinziano e giunta ormai nei pressi del palazzo pretorio, si fosse fermata a riposare un istante. Nello stesso momento in cui si fermò, si dice per allacciarsi un calzare, un ulivo comparve dal nulla e la giovinetta potè ripararsi e anche cibarsi dei suoi frutti. Ancora oggi, per rinnovare il ricordo di quell’evento prodigioso, è consuetudine coltivare un albero di ulivo in un’aiuola vicino ai luoghi del martirio, e consumare durante i giorni di festa questi dolci tipici realizzati con la pasta reale. Noi nel documentario abbiamo scelto di raccontare di un artigiano della frutta martorana che ha “rivoluzionato” la ricetta delle olivelle: Alessandro Marchese.

Il premio Candelora d’oro

L’edizione 2019  della Candelora d’oro, riconoscimento consegnato durante le festività Agatine, viene annualmente attribuito a personalità che si sono distinte nei vari campo della scienza, della cultura, del volontariato, dello sport che in qualche modo sono legate alla città di Catania, quali ad esempio la nascita ai piedi dell’Etna.

L’anno scorso è stato assegnato a Rosario Fiorello. L’anno prima la “Candelora d’oro” era andata ai volontari di Catania. Negli ultimi anni si possono sicuramente ricordare i conoscimenti nei confronti di Rossella Fiammingo (schermidrice vincitrice delle medaglie d’oro nella spada individuale ai mondiali di scherma di Kazan’ 2014 e di Mosca 2015), o ancora l’ex ministro Anna Maria Cancellieri, monsignor Bommarito, l’astronauta Luca Parmitano, l’ex presidente del Catania Marcoccio o lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Quest’anno invece andrà a Salvatore Aranzulla, 28enne catanese genio del web nato a Mirabella Imbaccari che ha trasformato la sua passione in un lavoro e che oggi gestisce un sito tra i più cliccati d’Italia – aranzulla.it – grazie ai suoi tutorial in grado di risolvere i tanti problemi creati oggi da software e hardware dell’informatica: come scaricare un’app, come usare un programma, come ediatre video, come eliminare i virus, diventato un vera e propria “autorità” nel settore, punto di riferimento per le giovani generazioni che utilizzano il digitale e navigano nella rete.

Il docu di Identità Insorgenti “Sotto un altro vulcano” dedicato alla Santa

E quest’anno anche noi di Identità Insorgenti siamo nel programma ufficiale. L’anteprima al museo diocesano del nostro docu dedicato alla festa di Sant’Agata, “Sotto un altro vulcano” è stata accolta con grande gioia dai catanesi. Il 2 e 3 saremo a Catania sia per partecipare alla notte bianca (con proiezione a loop nel carcere di Sant’Agata) sia per una proiezione di “Sotto un altro vulcano” domenica alle 17 e 30 da Land- Cartura alla dogana vecchia nell’ambito della giornata di festa “E’ terra di Agata”. Non mancate!

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 29 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 29 Gennaio 2019

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