domenica 15 dicembre 2019
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TRADIZIONI IDENTITARIE

Il palio del grano di Caselle in Pittari (Sa)

Senza categoria | 16 Luglio 2019

 

 

Sant’Antonio u n’dona,

San Vito u’ cita,

San Giovanni u’ cundanna,

San Pietro virde o siccatu mieti.

 

Così, Michele Sica e Antonio Pellegrino ci immergono nel contesto casellese, caratterizzato dalle mille sfumature dorate di un grano che i paesani cercano di preservare nella sua diversità. Diversità intesa come valore simbolico, culturale, derivato da conoscenze pratiche, ma anche come grande vantaggio per affrontare le avversità climatiche. Ad oggi, sono circa venticinquemila le varietà scomparse e, poiché ognuna reagisce in modo diverso ad uno stimolo, è fondamentale avere un vasto assortimento. A Caselle in Pittari (SA), undici anni fa è stata creata la Biblioteca del grano, un campo sperimentale in origine formato da quattro varietà, per lo più di grano tenero (tra cui il grano rietro, di Sassano, chiamato anche Ianculidda in Sicilia e la Russulidda), che attualmente, conta una sessantina di ceppi differenti. Questa iniziativa è stata possibile grazie al contributo dei casellesi, che nel 2008 hanno unito i loro saperi dando vita ad una cooperativa, il monte frumentario, dal nome della collina che costeggia il Paese.

 

Il nostro viaggio nel tempo è partito da qui, attraverso un mix di sapori, saperi e profumi di erbe selvatiche che incorniciano un luogo atemporale, dove tradizione e innovazione si incontrano. Ci sono esperienze che non si possono vivere attraverso uno Smartphone e tra queste rientra il Palio del Grano, che si caratterizza per la riscoperta delle tradizioni e l’intento di tramandare i vecchi saperi oltre il luogo di nascita.

Ai suoi albori, nel 2005, il Palio era una festa popolare che riproponeva i valori e le prassi proprie della vita rurale, nell’ambito di una gara della mietitura del grano. Alle prime edizioni erano iscritte otto squadre in rappresentanza di otto rioni di Caselle in Pittari, che si muovevano in una sorta di “staffetta” (il campo era diviso in corsie, ciascuna corrispondente ad una squadra). Dalla sesta edizione, si sono coinvolti anche i paesi limitrofi, per valorizzare al meglio il Cilento, fino a tramutarsi in una settimana full immersion sulle antiche tecnologie di lavorazione del grano.

L’aumento delle attività, delle visite nei posti caratteristici hanno attratto, negli anni, persone provenienti da ogni parte d’Italia. La capacità di tenere la tradizione e le conoscenze al passo con i tempi, ha fatto sì che esse restassero tutt’ora vive. La missione più importante dei casellesi è infatti la salvaguardia delle proprie radici culturali. Esattamente come decenni fa, i Maestri della terra carpiscono la fase fenologica del grano se il chicco fa rumore tra i denti, e trasmettono la loro esperienza a chi è più giovane. Altro dato interessante è il fatto che la mietitura avviene ancora a mano, e quest’ultima è forse una delle più belle occasioni di condivisione, così come l’offerta dei casellesi agli ospiti dei loro prodotti tipici, ancora realizzati in modo artigianale.

Se ci pensiamo quindi, la tecnologia è giusta, ci agevola il lavoro, ma a volte, lasciarla da parte e dimenticarla non è proprio così male. Immaginatevi un momento della giornata soli, in un immenso campo di grano: oltre ad una foto che subito vi verrebbe in mente di fare, a cosa altro pensereste?

A respirare. Già, proprio così, quel respiro che fate non appena vi trovate in uno scenario del genere e l’unica sensazione inevitabile è il sollievo. Qualcuno potrebbe non goderne se ha in mano un dispositivo elettronico. Un po’ come quando si va ad un concerto e si pensa a filmarlo tutto il tempo: quando tornate a casa, cosa vi resta?

Poco. E all’interno di quel poco rientrano i momenti in cui eravate totalmente immersi nel contesto. Quindi afferriamo una falce e cimentiamoci nella mietitura, riscopriamole queste origini, le radici che tracciano la nostra storia antropologica. L’antichità non è obsolescenza perché in una quotidianità così totalizzante, l’uomo sente il bisogno di riscoprirsi.

Alexandra Romano

Un articolo di Alexandra Romano pubblicato il 16 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 16 Luglio 2019

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