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TRADIZIONI IDENTITARIE

La cantata dei pastori risuona in Abruzzo

Identità, Teatro | 3 Gennaio 2017
Uno spettacolo tradizionalista ma non tradizionale, identitario ma senza nostalgismi. E’ la cantata dei pastori portata in scena da Stefano Angelucci Marino, attore e regista del Teatro del Sangro che ha debuttato nei giorni scorsi a Lanciano (Ch) e che, in questi giorni, sta girando per i teatri d’Abruzzo. Una produzione che prende spunto dall’opera di Andrea Perrucci nel 1698 con il titolo Il Vero Lume tra l’Ombre. Un lavoro conosciutissimo al quale i napoletani sono affezionatissimi tanto che la compagnia di Peppe Barra l’ha portata in scena innumerevoli volte, proprio sotto le feste, nei teatri partenopei. E in Abruzzo? L’Abruzzo è terra “napoletana” per storia, cultura e tradizioni: un doppio filo lega le montagne e i borghi all’antica capitale, un legame che non è stato mai rescisso, nemmeno dopo oltre un secolo e mezzo di storia e Stefano Angelucci Marino in questo lavoro lo ha voluto sottolineare, tanta è la qualità che la produzione è stata curata da una vera e propria istituzione: Il Teatro Stabile d’Abruzzo. Angelucci Marino rilegge in chiave attuale la storia scritta dal gesuita 318 anni fa coinvolgendo il pubblico che ha lo ha premiato facendo registrare il tutto esaurito la sera del debutto al Teatro Studio di Lanciano. E’ proprio lui il mattatore della scena, interpretando l’affamato scrivano Razzullo, antesignano dello scrivano interpretato da Totò in Miseria e Nobiltà di un altro nome intramontabile come Eduardo Scarpetta. Lui è il protagonista assieme a Sarchiapone che fugge dagli omicidi commessi e vede in Napoli il luogo mitico per eccellenza, il posto dove trovare rifugio, salvezza, cibo e guadagnare soldi che viene sintetizzato in una battuta “Napule steme a arrivà” come chi si lancia in una epica conquista . Nel loro cammino si scontrano con l’Angelo Gabriele, il diavolo e incroceranno anche Giuseppe e Maria diretti a Betlemme. Un tourbillon di situazioni, trovate e battute che coinvolgono il pubblico chiamato a interagire con gli attori sul palcoscenico come nell’attimo dedicato alla traversata quando un sottile telo che simula le acque agitate viene fatto passare sopra tutti gli spettatori. Memorabili le scene del pasto di Razzullo e Sarchiapone a base di “pallotte”, una specialità tutta abruzzese a base di uova e formaggio con ragù di pomodoro, loro regalate da un pastorello, in cui Razzullo divora tutto il pasto lasciando poche briciole al compare. Riletta anche la figura del demonio che cerca di sbarrare a tutti costi la strada alla Vergine e al suo sposo. Nei tempi andati, Belfagor, una volta caduto a terra mostrava la propria bravura rimanendo con le gambe alzate per quanto più tempo possibile; il diavolo abruzzese, invece, batte il record di velocità nell’abbassarle a causa della pancia messa su per correre dietro ai vizi della bocca e della buona cucina, un diavolo superbamente interpretato da Tommaso Bernabeo che assieme a Carmine Marino, nel doppio ruolo di Sarchiapone e San Giuseppe hanno dato tempo e ritmo trascinando lo spettatore dentro le situazioni sceniche che si susseguivano senza pausa. Un lavoro teatrale che conferma le qualità di Stefano Angelucci Marino e la bontà dell’operazione di recupero, rilettura e attualizzazione nel rispetto del testo storico, proposto in scena nel periodo più magico dell’anno.
Luciano Troiano
Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 3 Gennaio 2017 e modificato l'ultima volta il 5 Dicembre 2018

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