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TRADIZIONI

Sant’Antuono, la benedizione degli animali ci sarà. E la chiesa di via Foria riapre dopo 6 anni

Identità | 13 Gennaio 2021

Finalmente qualcosa sta cambiando in direzione della normalità: quest’anno la storica benedizione degli animali in occasione della festa di Sant’Antuono, che cade domenica 17 gennaio, si svolgerà regolarmente sin dal mattino. Con il covid che si “mangia” anche le tradizioni e l’identità è una buona notizia.

Un piccolo  segnale di ripresa: soprattutto se si tratta di un luogo di culto tanto caro ai Napoletani per tradizione oltre che per fede, come la Chiesa di Sant’Antonio Abate, tra il Bùvero e via Foria.

L’importanza della festa oggi

Quest’anno il festeggiamento è doppio, anzi triplo. Dopo sei anni, finalmente riaprirà ai fedeli la chiesa, costretta da impalcature fino a pochi mesi fa. Si deve all’iniziativa del nuovo parroco, Don Mario D’Orlando, insediatosi da poco, l’aver voluto, in soli tre mesi, che la struttura venisse risistemata, venissero ultimati i lavori essenziali e fosse liberata dai ponteggi.

Don Mario, uomo di Dio a cui in passato era stata affidata la parrocchia di San Giovanni in Porta San Gennaro, poi trasferito per rivitalizzare la zona di Capodichino con l’assunzione dell’incarico alla Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo in Piazza Ottocalli, ebbe in seguito l’incarico di parroco per la chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Fu durante il suo mandato che arrivò tra le mani di Monsignor Lucio Lemmo, vescovo ausiliario, una lettera che accusava il buon prete di aver organizzato festini gay nella sua parrocchia. Don Mario, travolto dalle calunnie e dalle accuse, venne sospeso e la procura aprì un fascicolo per fare chiarezza sui contenuti di quella missiva. Lo scorso anno la verità è stata ristabilita, il sacerdote scagionato e riabilitato dalla chiesa, non senza aver dovuto subire l’umiliazione dell’allontanamento. Chi scrive conosce questo sacerdote da decenni, e con immensa gioia partecipa alla riabilitazione di un uomo che conosce da sempre come persona retta e impegnata nella chiesa come ha voluto dimostrare subito col nuovo incarico. Per sei anni questo tempio era chiuso, e tutte le funzioni si sono svolte o nel cortile o nella vicina chiesa di Sant’Anna a Capuana, posta dall’altro lato di Via Sant’Antonio.

Oggi la comunità parrocchiale si prepara a festeggiare il suo patrono a casa sua, tutto è già pronto per la festa e già da venerdì i portoni della chiesa apriranno i battenti per accogliere i fedeli in occasione del triduo di preparazione ai festeggiamenti, che culmineranno domenica 17 quando, già a partire dall 7, il parroco sarà pronto ad accogliere e benedire gli animali, e a seguire, si svolgeranno le funzioni religiose, tra mattina e pomeriggio.

 

La festa nel tempo

La data del 17 gennaio nella quale si festeggia il Santo ha da sempre rappresentato un giorno particolare. E’ l’occasione per l’accensione dei cosiddetti cippi,  antico rito di purificazione popolare in cui si brucia tutto il vecchio (oggi, soprattutto gli abeti usati come alberi di Natale). In passato venivano “donati” ai giovani che attraversavano i quartieri al grido di “Menàte a Sant’Antuono!”. I napoletani “calavano” sedie sfondate e tavoli rotti: ogni quartiere alzava il proprio cippo, nel tentativo di produrre il fuoco più vistoso. Oggi chiaramente la tradizione originaria del cippo è mutata in una semplice occasione per far festa attorno al falò, e soprattutto rimane una gara tra gli scugnizzi a chi trova tra l’immondizia i prodotti più idonei per fare ammuina e divertirsi. Ma resta immutato il ricordo ed i racconti di quella festa di rione dove le bancarelle col torrone e le trombette animavano la strada. Eppure, resta ancora qualcosa di questa festa, ed è la venerazione per il Santo, che culmina nel momento in cui gli animali, e non parliamo solo di quelli di grandi dimensioni come i cavalli, ma anche gli animali da affezione e di compagnia come cani, gatti, uccellini e finanche pesciolini rossi e tartarughe, vengono portati al cospetto della statua di Sant’Antonio Abate per essere benedetti. L’unico caso in cui la chiesa ammette animali negli ambienti sacri senza storcere il muso. E non mancano le collane di taralli e l’allegria, di cui quest’anno abbiamo tutti un bisogno viscerale per trasmetterci coraggio e ottimismo nonostante le mascherine ed il distanziamento.

La Storia del Borgo e della Chiesa

O Bùvero ‘e Sant’Antuono è un rione di Napoli sorto intorno ad un una via mercatale di circa ottocento metri che si allunga tra Porta Capuana e Piazza Carlo Terzo, ed ha una storia antichissima, risalente almeno al 1400. Dal lato di Piazza Carlo Terzo  c’è la chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Antuono. Fu Benedetto Croce a raccontarne nella sua opera Napoli Nobilissima. Si vuole che la chiesa sia stata fondata per volere della regina Giovanna I d’Angiò nella seconda metà del 1300. Tuttavia già in un diploma di re Roberto d’Angiò dimostra che già nel marzo del 1313, esistevano sia la chiesa che l’annesso ospedale dove venivano curati coloro che erano affetti dal cosiddetto fuoco di Sant’Antonio, alias l’herpes zooster, per mezzo di un prodotto ricavato dal grasso di maiale. E’ dunque assai probabile che il complesso originario risalisse alla fine del Tredicesimo secolo, per essere poi ampliato a seguito del vasto programma di edilizia religiosa e assistenziale voluto dalla regina Giovanna I a partire dal 1370. L’importanza del Borgo tutto dipendeva dal fatto che la strada che lo attraversa rappresentava, attraverso Porta Capuana, la principale via di accesso alla città. L’unguento per la cura del fuoco sacro veniva dunque preparata dai monaci ospedalieri antoniani che abitavano il convento connesso alla chiesa. Fu così che i napoletani presero l’abitudine di allevare maialini da donare al monastero, abitudine che durò fino al 1665, anno in cui, durante una processione, un maialino s’infilò tra le gambe del vescovo il quale, infuriato, dichiarò illegale l’allevamento cittadino dei maiali. Oggi di quella tradizione resta questa giornata speciale dove i credenti portano i loro amici a benedire.

 

 

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 13 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 13 Gennaio 2021

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