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TRIBUNALE DI NAPOLI

Psicosi attentati, file chilometriche: negato il diritto alla difesa

Diritti e sociale, Giustizia, NapoliCapitale | 13 Aprile 2015

tribunale di napoli

All’esito dei fatti tragici di Milano i Tribunali della penisola hanno cominciato a porre in essere misure tampone che rendano sicuri i Palazzi di Giustizia.
In fila per tre, ordinati e stupiti, gli avvocati Napoletani affrontano una fila lunga 150 metri per accedere al Palazzo di Giustizia di Napoli.
La puntualità in udienza è resa impossibile. La copertura di più udienze è una chimera. L’agibilità nell’espletamento pratico della funzione, ritenuta costituzionalmente imprescindibile, è impossibilitata.
Come spesso accade nel “belpaese” la soluzione, soprattutto quella presa sull’onda del fatto di cronaca, è peggiore del male. Se la preoccupazione di chi ha preso tali inani decisioni era quella di garantire sicurezza ai partecipanti tutti del sistema Giustizia (magistrati, avvocati e cancellieri) è nell’immagine e nei fatti il fallimento.
Una fila così lunga e lenta è un bersaglio molto più semplice per eventuali azioni dimostrative. Come spesso accade, poi, è nell’uso delle parole che si scorge la mediocrità del pensiero.
L’azione cruenta e folle del Giardiello a Milano è stata propagandata come attacco alla Magistratura, nonostante i morti siano un magistrato, un avvocato ed un teste.
A fare la fila, quindi, sono i soli avvocati (coloro che si frappongono, nel processo, tra il potere dello Stato ed i diritti del cittadino e che nell’immagine in alto sono quelli nella fila a sinistra) poiché i magistrati la saltano a piè pari dovendo raggiungere gli avvocati che, mattinieri, già le affollano.
Gli avvocati sono sacrificabili. Provocazione? No. Basti pensare che negli affollatissimi palazzi dei Giudici di Pace, dove la Giustizia è somministrata dalla magistratura non togata, nulla è cambiato.

Alessandro Cantelmo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Aprile 2015 e modificato l'ultima volta il 13 Aprile 2015

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