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“Tutto deve cambiare affinché nulla cambi” | Nella bozza di contratto di governo non c’è traccia del Mezzogiorno

News | 17 Maggio 2018

NAPOLI, 17 MAGGIO – E’ vero, può essere prematuro parlarne adesso, rischiamo di mettere i carri davanti ai buoi – come si usa dire -, eppure, spulciando la bozza di contratto tra Movimento 5 Stelle e Lega (non serve a molto aver cancellato “Nord” dal nome del partito, gli interessi che animano questa forza politica li conosciamo benissimo anche da queste parti), leggendo i vari editoriali, le rubriche e le analisi di illustri politologi ci accorgiamo di qualcosa che accomuna il Nuovo con il Vecchio, e cioè la totale assenza di uno dei temi fondamentali per il futuro del paese: lo sviluppo strutturale del Mezzogiorno. Tutto deve cambiare affinché nulla cambi – come affermava Tommaso di Lampedusa nel suo Gattopardo; uno slogan tutto italiano che, almeno in apparenza, sembra trovare una continuazione temporale anche nei pensieri di Salvini (e non poteva essere altrimenti) e in quelli di Di Maio.

Non una parola sul Mezzogiorno quindi, nonostante il Movimento 5 Stelle debba buona parte della sue fortune proprio all’elettorato del sud Italia. Certo, non ci saremmo aspettati annunci clamorosi, né una netta e repentina inversione di tendenza, ma la totale assenza di programmi strutturali e industriali orientati a tentare di risollevare la macroarea più depressa d’Europa, con benefici che – sia chiaro – si estenderebbero a macchia d’olio su tutto il paese (pensate solo se l’Italia avesse dotato la dorsale tirrenica e adriatica di un’infrastruttura ferroviaria degna di questo nome quale voce in capitolo avrebbe avuto in Europa nello smistamento delle merci provenienti dall’Oriente), non deve aver fatto piacere all’elettorato pentastellato.

Non una parola sul biocidio in atto da decenni tra Napoli e Caserta:

E’ quanto si legge al punto 4 dedicato all’ambiente. Non una parola spesa per l’atavica e ormai drammatica questione occupazionale del Mezzogiorno, certificata nella giornata di ieri proprio dall’Istat, che lancia l’allarme sul preoccupante stallo del mercato del lavoro al sud Italia (il Mezzogiorno rappresenta l’unica ripartizione con un saldo occupazione negativo rispetto al 2008). Insomma, chi al Sud avesse riposto le proprie speranze di rinascita nel Movimento popolare guidato da Luigi di Maio dovrà forse ricredersi; e a poco – si direbbe – è servita l’incetta di voti fatti registrare dai 5 Stelle nelle Regioni meridionali. Il condizionale è però d’obbligo, il contratto – quello ben saldo nelle mani del napoletano Di Maio – è ancora fresco d’inchiostro.

 

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 17 Maggio 2018 e modificato l'ultima volta il 17 Maggio 2018

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