venerdì 26 febbraio 2021
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Tutto quello che ha detto Draghi sul Sud (e il vuoto blaterare di un certo meridionalismo)

Politica | 18 Febbraio 2021

Per essere credibili bisogna essere concreti. Sta facendo molto discutere il discorso di Mario Draghi al Senato per il suo insediamento a Presidente del Consiglio.  A differenza di quel  Meridionalismo che cerca consensi non nelle istanze ma nelle reazioni scomposte, nella rabbia e nella frustrazione, cerchiamo di analizzare con un minimo di lucidità e una dose di concretezza le parole di Draghi – poche per la verità – senza gridare allo scandalo piagnone. La damnatio memoriae è esattamente questa. È questo che ci tiene prigionieri in un limbo di pochezza e disfattismo. Se esistesse un girone dell’inferno dedicato ai meridionalisti, questi starebbero nel girone dell’ignavia intellettuale. Sulla citazione di Cavour ad esempio… non ci soffermeremo… Machissenefrega?? Siamo la regione più depressa d’Europa e abbiamo ancora tutta questa voglia di qualunquismo, di fuffa, di passato? I torti storici non si cancellano con qualche parolaccia lanciata qui e là ma con le idee. E al momento, c’è il deserto dei tartari.

I silenzi sul Mezzogiorno

Un deserto che si riscontra a cominciare dalle parole di Draghi. Ci riferiamo all’assordante silenzio sul Mezzogiorno, tirato in ballo solo per ricordarne i ritardi, le difficoltà incontrate per la didattica a distanza, il record di disoccupazione. Non una parola sui programmi, su come si intenda colmare questo gap a 160 anni da un’unità nazionale di fatto mai avvenuta ma presa in prestito ogni volta che serve a riempire di parole vuote le pagine dei giornali e le TV di tutto il mondo.

Temevamo che questo sarebbe stato l’ennesimo governo che si dimentica del Sud e le premesse ci sono tutte.

Le parole di Draghi

“Aumento dell’occupazione, in primis, femminile, è obiettivo imprescindibile: benessere, autodeterminazione, legalità, sicurezza sono strettamente legati all’aumento dell’occupazione femminile nel Mezzogiorno.

Sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali è essenziale per generare reddito, creare lavoro, investire il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite. Vi sono poi strumenti specifici quali il credito d’imposta e altri interventi da concordare in sede europea.

Per riuscire a spendere e spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati dal Next Generation Eu occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza di un passato che spesso ha deluso la speranza.”

Cosa si farà per l’occupazione?

Sappiamo benissimo che la disoccupazione è una piaga per il Sud. Lo è da sempre. Quella femminile raggiunge, poi, livelli drammatici. Ma quali sono i programmi del governo Draghi? Cosa si intende fare per favorire l’occupazione nelle aree più depresse del paese? A noi sembra il gioco delle scatole cinesi, un intricato nugolo di problemi che si autoalimentano ma che non vedono soluzioni all’orizzonte.

Sud, coacervo di illegalità

Indubbio che nel Mezzogiorno esistano situazioni di estrema criticità, ma cosa si intende dire quando si parla di legalità? La legalità spicciola? Quella, cioè, presente in tantissime aree del paese,da Nord a Sud? La criminalità organizzata, che ha le mani al Sud e il portafogli al Nord? La criminalità dei colletti bianchi? O quella “industriale” che, invece, sono ad appannaggio quasi esclusivo delle aree più ricche del paese, dal Tronto a salire? Cosa si vuole fare per incentivare investimenti se al Sud si continuano a tagliare in infrastrutture e risorse? Draghi non ce lo dice.

I fondi mai spesi o spesi male

L’accenno ai fondi spesi male, a quella classe politica meridionale che avrebbe deluso – come se la classe politica settentrionale fosse un fulgido esempio di efficienza, competenza e onestà – ha rafforzato il timore che i fondi del recovery fund seguiranno la strada di tutti i fondi spesi finora in Italia da sempre.

I ritardi della Scuola

Sicuramente al Sud ci saranno stati più problemi che al Nord nella gestione della didattica a distanza: per la forte dispersione scolastica, per i problemi di connessione ad internet di vaste aree del Sud, per l’elevato indice di povertà che spesso non consente agli studenti neanche di poter utilizzare dispositivi idonei. Ma anche qui, cosa si è fatto finora? E soprattutto, cosa si intende fare?

In tutta onestà, ci aspettavamo, da un neoinsediato presidente del Consiglio e “innovatore” qualcosa di più dello snocciolamento dei soliti luoghi comuni e di giudizi che invertono la consecutio tra cause ed effetti.

Una diaspora senza fine

L’emigrazione dalle aree più depresse del Meridione ha assunto da tempo le connotazioni di una diaspora. Che sembra senza fine e pare non essere una priorità per nessuno, al di là di qualche parola di circostanza vestita di sacralità istituzionale e la facile emozione di chi ancora crede alle chiacchiere cui non fanno mai seguito i fatti.

E intanto, le lotte degli operai della Whirlpool vanno avanti, tra abbandoni e sbeffeggi istituzionali. Manifestare attenzione verso una questione così drammatica e spinosa sarebbe stato certamente un buon inizio e avrebbe dato un senso reale e tangibile a parole -poche, in verità- che suonano come l’ennesima croce su un Sud che per sua incapacità non riesce ad emergere.

Non ce la fa proprio questo Sud a camminare da solo, a produrre, a rendersi utile allo sviluppo del paese sebbene – ed è comprovato da decine di dati – sia di fatto il bancomat dell’Italia tosco-padana.

Sappiamo che questo governo ha anche tanti sostenitori ma sappiamo anche che fra un anno ci ritroveremo a dover fare i conti con le stesse promesse inevase, gli storici problemi ed il consueto abbandono che tutti i governi hanno riservato al Sud finora.

Facili Cassandre in una storia il cui finale è scritto da troppo tempo.

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 18 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 18 Febbraio 2021

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