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UN ANNO SENZA PINO

Eterna la tua musica, eterno tu: incontrandoti in un sogno

Identità, Musica, NapoliCapitale, Speciale Pino Daniele, Storia | 4 Gennaio 2016

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Nel momento in cui si strinsero le giacche ed il sole cedette il posto alla luna accompagnata da un venticello freddo, l’aria si coloró di un blues che partiva da un angolo di via Mezzocannone, aggiustando un po’ i bronci di un inizio settimana sulle facce dei passanti.

Mi alzai dal bordo gelato di un vaso della piazza per seguire quella musica troppo familiare, ma di cui non riuscivo a ricordare nulla e non capivo il perché.

Lo sguardo si inceppó su una chitarra che sbucava dal vicolo. Seduto su una botte e vestito di bianco, un Lazzaro. Pino. Era lui, ne ero sicura, tanto sicura quanto il fatto che ciò che vedevo era solo frutto di un sogno.

Mi avvicinai nella speranza che il sogno non si interrompesse per potergli parlare di quanto grigio fosse stato quell’anno senza lui .

-E passerà
sarà un vento caldo
solo pieno di pazzie
che dal sud arriva
e ti tiene sveglio
anche se è un po’ lento
vedrai che correrà.

La sua risposta sembró profetica , eppure aveva tremendamente ragione perché un vento caldo si sta alzando e si chiama #riscetamento che rianima l’orgoglio in un popolo a cui è stata rubata la memoria.

-Napule è comme ‘na vota ma nuje diciamo c’ ha dda cagna- aggiunse con fare rassegnato e mi ricordai di quante volte i retaggi colonizzatori mettono in moto una lagna tafazziana perpetua.

Allora cominciai a raccontargli dello sputtanapoli 2015, ricapitolando un po’ tutti i copioni che si sono recitati nei salotti televisivi più squallidi, racchiudendoli tutti sotto la nota definizione di “città indecorosa”, così molto seccato mi disse

-Guagliò ma che te ne fotte
si parla quaccheduno
allucca cchiù forte
e giù finchè non hai ragione tu
accussì nunn’o faje parlà’ cchiù

– poi si fermó un attimo e cono tono seccato bofonchiò :- Gillè, mo basta pecchè si troppo strunzo pè parlà e pó’ nun me scuccià coi tuoi discorsi intellettuali
senza onestà…-non mi sarei immaginata altra risposta.

Dopo un breve silenzio fatto di note pizzicate, ripresi coraggio e gli domandai : “Pinó, ma allora sai pure della classifica sulla qualità della vita del sole 24h?”
– È certo guaglió- mi rassicuró con sorriso beffardo- io l’ho sempre detto c’ abbasta ‘na jurnata ‘e sole e quaccheduno ch’ te vène a piglia.

Comunque siente a mme non lasciarti andare giù
se vuoi crescere davvero, non ti lamentare più. “

Con le gambe incrociate dietro la botte si allungó con la schiena in avanti per guardare l’orologio del barbiere di fronte a noi.

-Azz, s’è fatte tarde. Guaglió Puorteme a casa mia
addò chi cade ‘nterra
se sape aizà
Puorteme a casa mia
‘o tiempo da guardà.

Ed io a casa sua ci andai e scoprii che quella era anche casa mia, terra mia. Terra di chi da quando un pezzo della nostra cultura ci ha abbandonati, si è sentito improvvisamente più vecchio.

Terra di chi onora la propria identità attraverso la memoria di chi è ancora sveglio ed è capace di lasciare un solco profondo nella storia di questa cultura.

Poi il sogno scivoló repentinamente nella realtà ed io mi ritrovai con la faccia stropicciata nel mio letto e pensai che potranno passare secoli ma, in fondo, Pino non potrà morire mai.

Elena Crispino

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Un articolo di Elena Crispino pubblicato il 4 Gennaio 2016 e modificato l'ultima volta il 5 Gennaio 2016

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