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UN ANNO SENZA PINO

Napul’è Pino: 365 giorni di musica, ricordi, affetto e nostalgia

Cultura, Identità, Musica, NapoliCapitale, Speciale Pino Daniele, Storia | 4 Gennaio 2016

Un anno senza Pino Daniele

“Nessuno muore sulla Terra finché vive nel cuore di chi resta”. È già la seconda volta che inizio così un mio pezzo. La prima è stata lo scorso novembre, quando mi recai a San Gregorio Armeno per immortalare le statuine legate alla tradizione popolare del Natale appena trascorso e mi ritrovai in una strada completamente dedicata a Pino. Il suo volto era ovunque, le statuine con le sue inconfondibili fattezze campeggiavano in ogni vetrina, un Pino Daniele a grandezza naturale accoglieva chiunque decidesse di recarsi da Ferrigno, le note delle sue canzoni dipingevano l’aria con colori caldi e ti facevano sentire a casa. Avrei dovuto aspettarmelo, eppure questa dimostrazione d’affetto così totale nei confronti di Pino mi colse di sorpresa. In un certo senso mi commosse. Per questo ho ritenuto opportuno cominciare nuovamente così anche questo mio pezzo, che vuole ricordare le tappe principali dell’ultimo anno trascorso nel segno di Pino.

Perché il 2015 è stato un anno in cui Napoli e i napoletani (e non solo) hanno fatto del loro meglio per ricordarlo in ogni maniera possibile, facendo sì che restasse vivo nel cuore di chiunque sia entrato in contatto con Pino e sia stato segnato da lui e dalla sua musica. Il 4 gennaio scorso, nella tarda nottata, fu Eros Ramazzotti a dare la tragica notizia: Pino è morto. Nelle ore successive furono in molti i musicisti e le personalità che ne commemorarono la memoria, ricordando quanto fossero stati influenzati artisticamente e personalmente da Pino. Ma la prima grande dimostrazione d’affetto fu quella del popolo napoletano, che il 6 gennaio, nel giorno della Befana, si raccolse a piazza del Plebiscito per un flash mob a lui dedicato. C’ero anche io, quella sera, tra quei 100.000 che andarono lì con Pino nel cuore. Ricordo un po’ di delusione, forse perché mi aspettavo una piazza intera a cantare all’unisono. Poi ho capito che non era importante. Napoli era lì, il popolo di Pino lo salutava e lo commemorava a modo suo. Avrebbe potuto cantare 100.000 canzoni diverse e sarebbe stato bello lo stesso. E poi probabilmente a lui sarebbe piaciuto più così.

E poi, i funerali del 7 gennaio. Piazza del Plebiscito nuovamente assiepata da persone che volevano solo dire un ultimo ciao a uno dei più grandi artisti che la città partenopea abbia mai avuto, pur tra mille polemiche sterili e inutili da parte di chi voleva a tutti costi rovinare una festa annunciata, senza rendersi conto che Napoli ha un’anima. E Pino Daniele era, è e sarà per sempre un pezzo importante di quell’anima. Cosa che il popolo napoletano ha voluto rimarcare una volta di più, visitando in massa il Maschio Angioino tra il 12 e il 22 gennaio, quando vi fu esposta l’urna con le ceneri di Pino.

Sono iniziate poi le celebrazioni, a cominciare dalla messa di trigesimo in suffragio di Pino tenuta il 5 febbraio scorso alla basilica di Santa Chiara, voluta dalla famiglia Daniele. Continuate poi il giorno successivo a Castel San Giorgio con l’evento “Figli di Napoli”, ideato per ricordare non solo Pino ma anche un altro artista immortale della città partenopea, Massimo Troisi.

E poi venne il 19 marzo, compleanno e onomastico di Pino. Il 19 marzo 2015 Pino avrebbe compiuto 60 anni e per celebrarlo Napoli si riunì ancora una volta, alla Mostra d’Oltremare, dove Enzo Avitabile, Francesco Baccini, Eduardo Bennato, Toni Cercola, Teresa De Sio, Pietra Montecorvino, Peppe Lanzetta e lo scrittore Maurizio De Giovanni si susseguirono sul palco per commemorare Pino e per festeggiarlo. E poi ancora, allo Stadio San Paolo il 26 luglio. Quando, per commemorare Pino, i suoi due compagni di viaggio di un concerto del 1994 rimasto memorabile, Eros Ramazzotti e Jovanotti, si unirono a James Senese per l’evento “Jova – James – Eros – Pino”.

Poco prima, il 16 luglio, una buona notizia aveva scosso le fondamenta di Napoli: Pino avrebbe avuto una strada a lui intitolata. Il giorno dell’inaugurazione di via Pino Daniele fu il 29 settembre, quando vico Donnalbina assunse il nuovo toponimo. Ma non era ancora abbastanza. Anche il mese di ottobre è stato nel segno di Pino, quando il 16 al PAN è stata inaugurata una mostra in 180 scatti che ripercorreva la vita dell’uomo e dell’artista. Il 28 dello stesso mese fu completato il monumento funerario a Magliano, in Toscana, che avrebbe ospitato le ceneri di Pino da quel momento in poi.

E infine, il 4 dicembre, apparvero “Tracce di libertà”. Questo il titolo dell’ultimo album di Pino che ripropone i suoi primi tre album oltre a sei inediti, curato dal figlio Alessandro, e che rappresenta il primo frutto della Fondazione dedicata a Pino.

Un anno all’insegna di Pino. Noi di Identità Insorgenti oggi abbiamo cercato di raccontarvi nel modo migliore le incredibili dimostrazioni di affetto riservate a Pino negli ultimi 365 giorni. Dopo oggi di una cosa però ne sono assolutamente certo: Pino sarà sempre qui. Perché Pino è nel cuore di tutti noi, che vogliamo vederlo ogni giorno in qualche frammento di ciò che facciamo, con la sua musica immortale e la sua immagine indimenticabile.

Lorenzo Pierleoni

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Un articolo di Lorenzo Pierleoni pubblicato il 4 Gennaio 2016 e modificato l'ultima volta il 5 Gennaio 2016

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