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Un museo dello spettacolo al Pan: è ora di un atto di coraggio per i nostri grandi

Cultura | 24 Marzo 2021

Scrive oggi Lello Arena su Repubblica che nei mesi scorsi aveva messo a disposizione della città tanti pezzi originali del periodo della Smorfia come pure del successivo periodo dei primi film di Massimo Troisi, dalla sua leggendaria tutina nera alla giacca da “Minollo” ai pannelli delle scene di molti dei più famosi “mini atti unici “. E ancora la giacca ed il cappello di Gennarino Parsifal, fotografie, rari documenti dell’epoca e cimeli unici ed introvabili altrove.

L’idea era di collocarli al Pan, il Palazzo delle Arti di via de Mille. Ma il progetto è per ora naufragato. Come sempre chi governa Napoli – per limiti culturali o per incapacità progettuale – non è in grado di pensare a un progetto organico che includa la storia del teatro, del cinema, dello spettacolo, che in questa città ha prodotto grandi e indimenticabili geni. Non solo Troisi, ma da Viviani a Eduardo a Totò… fino ai Ruccello e ai Moscato, l’elenco sarebbe esaltante ma interminabile.

Sono vent’anni che si parla senza fare nulla di un “Museo dell’attore”

Sono passati oltre 20 anni da quando si parlava di collocare al Pan non una piccola sezione dedicata a Troisi – che per carità, andrebbe recuperata subito, raccogliendo l’appello di Arena – ma un vero e proprio museo dell’attore. In questi anni invece il Palazzo delle Arti di Napoli ha ospitato sì qualche mostra prestigiosa, ma per la maggior parte non è riuscito a ritagliarsi una sua identità. Vent’anni fa ci fu un dibattito (raccolto solo da Bassolino, il suo sostituto Marone e mio padre, Antonio Parlato, su fronte politico opposto) per fare invece di quello spazio una collezione permanente che raccontasse i grandi di Napoli che hanno illuminato i palcoscenici del mondo. L’idea era di Giulio Baffi, non a caso oggi citato da Lello Arena come ideale custode della memoria teatrale della città. Perché lo è. Senza alcun dubbio. “Ma io per far sì che questo progetto vada in porto – ci racconta a telefono – darei una mano a chiunque. Purché si faccia”.

La raccolta preziosa ma poco valutata del Teatro San Ferdinando

Baffi, per la verità, un suo piccolo museo lo ha creato da anni nel Foyer del Teatro San Ferdinando. La storia di questa raccolta, messa insieme proprio perché parliamo di Baffi – che ha girato casa per casa e raccolto pezzo per pezzo dagli eredi delle famiglie teatrali di Napoli – è lunga e faticosa. E ve l’abbiamo già raccontata in passato su queste pagine con meno amarezza di oggi. Perché questo del museo dell’attore è un tema che ci è caro da decenni e che riteniamo indispensabile rilanciare proprio ora, in questo momento pesante, in cui lo spettacolo è fermo, e in cui bisognerebbe pensare anche a qualcosa di permamente per la ripartenza. Qualcosa di vivo, moderno. Che interagisca col presente. Anche se negli ultimi anni si era organizzata una visita guidata tra la bombetta di Totò e i cimeli di Eduardo de Filippo al San Ferdinando, resta davvero troppo poco per valorizzare e raccontare alle nuove generazioni la nostra storia più bella.

Le mostre di Totò e De Filippo avrebbero dovuto essere permanenti

Per la verità a Napoli, durante il “governo” all’assessorato alla cultura di Nino Daniele, ci sono state due mostre imponenti, grandi, incantevoli. Una dedicata a Totò, tra Palazzo Reale e Maschio Angioino. L’altra ai De Filippo, e in particolare a Eduardo, a Castel dell’Ovo. Due mostre che in una città che custodisce la propria memoria avrebbero dovuto restare permanenti. Dal Pan che vorremmo ci aspetteremmo allestimenti del genere. Il materiale c’è. Va raccolto qua e là. Perché non ci sono solo i cimeli di Troisi messi a disposizione da Arena nè le cose raccolte da Baffi (preziosissime e numerose). A Napoli i pezzi di memoria sono sparsi qua e là e dovrebbero essere messi insieme quanto prima.

I costumi di Canzanella da esporre e rivalutare

Recentemente Vincenzo Canzanella, storico sarto d’arte partenopeo, ha lanciato l’allarme sul disfacimento della sua collezione dopo lo sfratto dal complesso di Sant’Eligio. Canzanella, come vi abbiamo raccontato, è custode di tanti costumi della compagnia di Luca De Filippo e anche di quelli de “Il Contratto” di Eduardo. Ad esempio un lungo cardigan color senape che il grande drammaturgo indossò durante tutte le repliche dell’opera. Ma non solo: nella sartoria che il Comune sta sfrattando da Sant’Eligio, sono custoditi abiti di ogni specie ed epoca. Ma anche libri, memorabilia, locandine teatrali. Avevamo intervistato nelle scorse settimane proprio l’ex assessore Daniele in merito. L’idea, perfettamente compatibile con un museo dell’attore al Pan, potrebbe essere anche di recuperare gli antichi mestieri come quello del sarto di scena, con laboratori e corsi di formazione.

La mostra di Tina Pica e il fondo Nino Taranto

A questo materiale poi si potrebbe aggiungere ben altro. C’è la mostra che fu fatta da Baffi (che ospitava anche il nostro piccolo omaggio video alla Pica) che è ancora custodita in un deposito in attesa di un nuovo spazio che la ospiti. E la Fondazione Nino Taranto possiede a sua volta numeroso materiale (preziosissimo, ci dicono) per poter raccontare un’altra fetta di storia notevolissima e quasi inedita.

La sala Viviani al Museo di San Martino

Senza contare i preziosissimi pezzi custoditi nelle sale  – chiuse – dedicate al teatro del Museo di San Martino. A parte i busti di Gemito e Saverio Gatto, i ritratti di Paolo Ricci e molto altro materiale non esposto di Raffaele Viviani, la sezione custodisce dipinti, sculture, disegni, stampe, fotografie e cimeli, prevalentemente ottocenteschi, tra cui la scena petitiana del Teatro San Carlino (a parte ritratti di musicisti, attori, drammaturghi e scenografi tra cui lo stesso Antonio Petito o il ritratto di Eduardo Scarpetta-Sciosciammocca di Augusto Fabri). Sarebbe così irreale pensare anche a un contributo da parte dei Musei Campania? Dal momento che non c’è lo spazio per esporre tutto a San Martino?

Insomma il materiale per poter mettere in piedi un museo dell’attore “vivo” che faccia anche ripartire il mondo dello spettacolo nel dopo pandemia, c’è tutto. Quello che manca è il coraggio di portare avanti un progetto organico. Coraggio che spetta alle istituzioni. Soprattutto quelle che verranno e che chiamiamo alla sfida di tutelare per sempre la nostra preziosissima memoria insieme a quella di tanti uomini e donne che hanno fatto grande Napoli.

 

 

 

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 24 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 24 Marzo 2021

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