lunedì 18 marzo 2019
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UN PRESIDENTE TAMARRO

De Laurentiis re dei pregiudizi su Napoli (e le sue periferie che riempiono lo stadio)

Sport | 14 Marzo 2019

Di calcio capisco ben poco e lascio all’equilibratissimo Antonio Guarino, al supertifoso Maurizio Zaccone e a molte donne del collettivo di Identità Insorgenti (tifose e frequentatrici dello Stadio) la parola sui fatti sportivi del Calcio Napoli.

Tuttavia della città sono un po’ più esperta e questo pezzo, come altri, nasce dalle viscere, dalla mia passione per Napoli, la sua gente e le sue bellezze, per le sue periferie e per i suoi resistenti.

Ieri, in pieno crash fb, ho sentito l’assessore allo Sport del Comune di Napoli, Ciro Borriello. Repubblica ieri mattina aveva diffuso un resoconto della riunione che aveva per oggetto i nuovi sedili del San Paolo e io l’ho contattato per chiedere conferma che fosse vero quanto scritto dai colleghi e passato come “indiscrezione”. Borriello ha confermato tutto.

I fatti sono andati più o meno così.

Il presidente del Napoli avanzava ipotesi multicolor stile Udine, affinché televisivamente ci sia sempre l’impressione di uno stadio pieno.

Borriello allora ha risposto: “Se compra i giocatori, la gente viene allo stadio”

ADL si è incazzato, Borriello ha proseguito: “Il calcio è sentimento popolare, io sono di Barra e lo so”

Come i bambini a scuola, risentito, DeLa ha risposto: “Allora se sei di Barra, sei colluso con la Camorra”.

Tempestato di telefonate, Borriello alla fine ha deciso di spiegare come sono andati i fatti con un post su Fb: “

Su quanto accaduto ieri nell’incontro con il presidente Aurelio De Laurentiis, omettendo volutamente di riportare i termini irriverenti e irrispettosi usati da quest’ultimo nei miei riguardi, ma sottolineandone il “peso” ed il senso di sconcerto, ritengo utile soffermarmi su alcuni aspetti.
Al di là della disputa sui colori che dovranno avere i sediolini dello stadio San Paolo (sicuramente una questione non primaria né essenziale), che ribadisco dover essere azzurri come il colore storicamente identificato ed amato dalla tifoseria partenopea, l’equazione fatta dal presidente del calcio Napoli “frange di tifo, camorra, periferia”, è fuorviante e lesiva.
Così si è voluto criminalizzare una passione, una identificazione, un modo di comportarsi che parte dall’essere tifoso fino ad arrivare ad una grande emozione pubblica e partecipata in maniera corale, a tratti incontenibile. E’ del tutto evidente che siamo i primi a condannare episodi violenti e qualsiasi comportamento che non rispetti le regole, dentro e fuori dallo stadio.
Tuttavia da persona di periferia ritengo che una tale “associazione” offenda persone e territori di una parte della città, ne calpesta storia e sensibilità, rende debole il tessuto sociale che attraversa intere generazioni.

Tutto questo è lontano dallo sport”.

Ecco appunto. Tutto lontanissimo dallo sport. De Laurentiis si conferma un tamarro, un grandissimo cafone, che non ama questa città nè chi la abita. Lo ha dimostrato spesso con dichiarazioni fuori luogo, cafonate senza limiti, pregiudizi spicci da romanaccio incolto qual è.

Certo, la squadra ora ha i conti in regola ed è  da oltre un decennio nelle competizioni europee e da quasi un decennio stabilmente tra le prime tre squadre italiane.

Come sottolinea il collega Angelo Forgione, “va bene che la gestione del San Paolo come di tanti beni della città è davvero incommentabile, va bene che è ridicolo parlare di sediolini a quattro mesi dalle Universiadi, con più di un anno di annunci alle spalle e con un impianto di illuminazione esteticamente indegno, ma la discriminazione territoriale “intra moenia” proprio da parte del presidente del club con la tifoseria più territorialmente discriminata d’Italia non è accettabile. Anche perché, con identico cattivo gusto, Borriello avrebbe potuto bollare De Laurentiis per la provenienza di famiglia da quella Torre Annunziata del famigerato clan Gionata e per Mafia Capitale.È esattamente così che Aurelio, sanguigno e impulsivo, allontana il consenso popolare. Le scuse, qui, sono d’obbligo, a Borriello in nome dei cittadini di Barra e di Napoli tutta”.

Insomma la squadra è governata da un tamarro che vive l’approccio alla città navigando nei peggiori pregiudizi come un Feltri qualsiasi.

Invece anche noi sosteniamo che ogni personaggio pubblico ha il dovere di assumersi la responsabilità di ciò che dice. Aspettiamo le scuse ai cittadini di Barra, dunque, da parte del Presidente…. Secondo voi arriveranno?

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 14 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 14 Marzo 2019

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