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UN REGALO PER I LETTORI

Abril, il documentario integrale di Fabio Gargano sul Venezuela (con intervista all’autore)

Altri Sud, Diritti e sociale, Mondo | 1 Gennaio 2018

Un film sul Venezuela mentre cambiava la Costituzione. Un film, Abril, appunti di Democrazia partecipata  un viaggio nel Venezuela della Rivoluzione Bolivariana, che offre molti spunti a chi, come noi, è interessato a un tema quale quello della partecipazione nelle scelte che riguardano i territori, in tempi in cui si parla, spesso a vuoto, di autonomia. Lo firma Fabio Gargano, poliedrico napoletano già autore  di videoclip, colonne sonore, libri, e organizzatore di eventi culturali (è stato, ad esempio, tra i produttori del concertone celebrativo di Pino Mauro, nei mesi scorsi). Nei prossimi giorni alcuni di quei venezuelani che vedete nel film, un po’ cresciuti da allora, saranno a Napoli. E ci pareva, il regalarvi questo documentario e intervistare Fabio su questo lavoro, al tempo stesso un bel regalo di fine anno per i nostri lettori, una visione di un sud del mondo, oltre a una bella accoglienza per loro da parte della città che visiteranno a breve.

Fabio come nasce Abril e perché decidesti di girare questo documentario? 

 

L’idea di questo documentario nasce dall’interesse per la costituzione del Venezuela; la costituzione del Venezuela del 1999 si propone in maniera radicalmente diversa da tutto quanto è stato concepito in termini giuridici dal 1700 ad oggi, ampliando per la prima volta nella storia, il rapporto tra i poteri costituzionalmente distinti, inserendo il potere elettorale e e quello popolare, oltre a nuovi mezzi di partecipazione e protagonismo del popolo nell’esercizio della propria sovranità, come scritto nelle premesse della costituzione ovvero che non siamo di fronte a una democrazia rappresentativa come sono le nostre, ma a una democrazia partecipativa e protagonica che vede l’individuo partecipare in maniera diretta alle questioni che lo riguardano.

Sostanzialmente, in Europa, sono anni che si parla con un acceso dibattito su beni comuni e su tutto quanto attiene alla partecipazione popolare eppue in Italia in maniera più marcata ma anche in tutt’Europa, stiamo assistendo a sottrazioni di sovranità popolare a favore della classe politica che ci governa. Quindi sostanzialmente la costituzione venezuelana opera uno spostamento sulla carta ma anche all’interno della società della bilancia dei poteri là dove lo slogan di Chavez era: “Comuna o nada” che mostra quello che è il fine ultimo della costituzione che è appunto la distribuzione dei poteri. Un pò come quando con la costituzione repubblicana italiana si è deciso di istituire le regioni e le province proprio per decentralizzare il potere.

Ora il discorso delle decentralizzazione del potere in Venezuela passa per la comuna quindi per un’unità territoriale di base incui le persone sono artefici in prima persona della gestione del potere sui territori, quindi nei propri spazi.
Premesso questo, è chiaro che il documentario nel suo intento, nel suo spirito, si può racchiudere in quanto è scritto nel sottotitolo, ovvero appunti di democrazia partecipativa: il senso non è quello di raccontare l’esperienza venezuelana, non è quello di prendere a modello il Venezuela, non è quello di interessarsi delle questioni venezuelane, se non in maniera secondaria; il senso di questo lavoro è proprio quello di indagare forme di rappresentazione, forme di rappresentanza popolare, forme di protagonismo popolare; forme di accesso al potere da parte della base. Oggi l’esperienza storica ci mostra grosse difficoltà da parte del Venezuela ad andare avanti ma la mia piccola esperienza personale su quel  territorio ci fa comprendere come la costituzione abbia rappresentato un passo avanti nella vita dei venezuelani. I venezuelani non sono soltanto quel 20% di possidenti che ostacolano il processo, i venezuelani sono rappresentati da un popolo che ha ottenuto una serie di conquiste come  l’alfabetizzazione al 90% di milioni di persone, quasi totale insomma, nel giro di pochi anni. Sono state costruite in questi anni numerose università al punto che l’alfabetizzazione è stata reale e riconosciuta nel suo valore dall’Unesco.
Inoltre sono state realizzate e assegnate centinaia di migliaia di case popolari, realizzate leggi a tutela delle donne e contro la cultura maschilista e tanto altro. Anche se nella realtà venezuelana permangono tantissimi problemi, mi interessava sottolineare come, sia nell’ispirazione che nei fatti, una costituzione diversa possa permettere l’accesso al potere della base. E’ questo il senso di questo lavoro e di questi appunti di democrazia ovvero come si possano costruire dei parlamenti locali atti a legiferare e gestire problematiche che attengono al territorio e che soltanto le persone del territorio conoscono e possono affrontare nel modo migliore per se stessi.

 

La Costituzione nuova ha portato secondo te davvero a una democrazia partecipata, guardando con gli occhi di oggi….? Nel film racconti l’importanza dei mezzi di comunicazione, ben compresa dai ventenni che intervisti. E’ un tema forte anche per il nostro Paese… quale modello riportare qua? 

Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione ci troviamo di fronte ad un’esperienza molto propria e traumatica del paese; nel 2002 c’è stato un colpo di stato contro Chavez ed è stato un colpo di stato puramente mediatico e a tal proposito consiglio la visione di un documentario molto bello che è “La rivoluzione non sarà teletrasmessa” che si trova in rete e descrive chiaramente come il colpo di stato sia parso sulle prime possibile perchè i golpisti avevano preso il potere sui mezzi di comunicazione e quindi hanno manipolato l’informazione diffondendo la falsa notizia del ritiro volontario di Chavez e non della sua deposizione con la forza. Il colpo di stato del 2002 fu sventato grazie alla possibilità di far girare queste informazioni su canali esteri e non su quelli contollati dai golpisti. L’esperienza del golpe ha insegnato ai venezuelani la necessità di avere un’informazione indipendente, cosa per altro in linea con lo spirito della costituzione che trasferendo alla base vari poteri, consente la creazione di mezzi di informazione di comunità permettendo appunto di fornire un’informazione quanto più plurale e genuina possibile.

Dalla gestione delle fabbriche, partecipata, alla gestione delle singole scelte, con tanti piccoli nuclei decisionali. Credi davvero che in Italia, o qui al Sud, a Napoli, nella città ribelle, sia applicabile una gestione partecipata delle decisioni.

Sostanzialmente non si tratta di credere se quello che vale per il Venezuela possa valele anche qua, e ripeto lo spirito del documentario espresso nel sottotitolo non è quello di raccontare il Venezuela bensì quello di prendere appunti per delle pratiche e per la declinazione di esse. Credo che valga dovunque ci sia un popolo capace di pensare di poter essere capace di pensare a se stesso: sembra un pò arzigogolata ma la frase è proprio questa. Per fare un esempio di cosa accade in Italia di questi tempi, c’è stata una  legge che obbliga i genitori a prendere i figli all’uscita di scuola fino a quattordici anni. Quelli della mia generazione a dieci anni erano capaci di andare da soli a scuola e gestire piccole cose che ci appartenevano. Questa legge può essere vista come un’esempio di come la sottrazione di sovranità passi anche per la sottrazione della nostra possibilità di autogestirci ed autoregolarci e meno siamo abituati a farlo più siamo propensi a delegare ad un leader che ci rappresenti e scelga per noi, il tutto in antitesi col concetto di democrazia che con tanta fatica i popoli hanno raggiunto attraverso il concetto di detronizzare il leviatano, il monarca, il leader, rappresentando tutti insieme, ciascuno per le proprie necessità, esigenze, competenze, una base attiva capace di gestire quello che ci riguarda. E’ chiaro che più veniamo deresponsabilizzati, meno strumenti abbiamo per conoscere quelle che sono le pratiche che ci possono appartenere meno ci sentiamo capaci. Ma questo, ripeto, entra in un’ottica politica che tende, così come l’Europa, a togliere sovranità ai popoli. Io penso che a Napoli come dovunque, se le persone si mettono assieme sicuramente sono capaci di gestire i loro interessi. Perché i propri interessi sono quelli del territorio,sono quelli reali, sono quelli veri. Quindi la guerra per il potere che è sempre astratta viene necessariamente spolpata per quanto attiene alle esigenze del territorio, viene privata di tutto il superfluo. E’ chiaro che a ciascuno interessa vivere bene nel proprio ambiente, almeno così dovrebbe essere, per quanto, e scusate la digressione, noi cerchiamo di vivere male nel nostro ambiente in quanto lo inquiniamo e lo devastiamo. La domanda è interessante perché ad esempio noi consumando cento grammi di un prodotto spesso utilizziamo un imballaggio dello stesso peso che inquinerà un ambiente già saturo; allora il quesito è se siamo capaci di non essere totalmente autodistruttivi o meno. Se fossimo capaci di essere costruttivi per noi stessi chiunque dovrebbe essere felice di gestire le cose proprie invece di delegarle a chiunque altro.

Ho trovato molto interessante anche il nuovo modello organizzativo delle forze dell’ordine, legato a valori partecipativi come lo sport. Ha funzionato? Può funzionare?

Il nuovo modello delle forze armate è un modello che viene invocato da tutti i popoli democratici: è un modello che vuole far superare la percezione delle forze armate come plotoni di criminali al soldo di qualcuno così come l’esperienza del Sud America ci dimostra, quindi le nuove forze armate bolivariane rappresentano quello che qualunque popolo civile dovrebbe avere ovvero un corpo di polizia che dovrebbe proteggere la gente e non rappresentare un pericolo. Di certo è un passo avanti anche se nel paese ci sono molte contraddizioni e ad esempio le nuove forze di polizia si sono sommate a quelle preesistenti e colluse con gruppi di potere. Ad ogni modo la questione è complessa ed è meglio non avventurarci in questa sede. Un altro aspetto importante è quello legato al petrolio; il petrolio venezuelano e stato adoperato al netto di corruzioni locali e appropriazioni indebite, il petrolio venezuelano è stato impiegato per reinvestire in economia locale, in welfare; sono state costruite quasi un milione di abitazioni date alla gente, parlavo della costruzione delle università, degli aumenti di salario che sono una costante dell’economia venezuelana degli ultimi dieci anni. E’ ovvio che i grandi capitalisti interni si oppongono a questi processi di welfare, di distribuzione della ricchezza come succede in casi analoghi in tutto il mondo.

Oggi però il Venezuela paga le conseguenze di aver puntato tutto sul petrolio che possiede importando tutto il resto. Eppure tu ti soffermi ad esempio sulle piantagioni di caffè, sui prodotti identitari locali. Con gli occhi di poi è stato un errore quella scelta politica? I servizi essenziali come la sanità oggi sono al collasso… quale è stato il problema da quando ha girato il film ad oggi? 

E’ molto attuale immaginare una costituzione viva che sia partecipativa e protagonista; la parola politica per noi equivale solo a dire “quelli sono tutti dei ladri”, provare un senso di ribrezzo, abituati come siamo ad essere saccheggiati dalla nostra classe dirigente, soprattutto in Italia.
La questione è proprio quella di riformulare il concetto stesso di politica; politico è ciò che appartiene alla polis, a tutti noi e tutti noi dovremmo essere interessati a che i lavori nella nostra strada vengano svolti con onestà e che nessuno speculi e ci si arricchisca. Anche il controllo di come vengono spesi i soldi pubblici è politica: partecipare alle decisioni e controllarne l’attuazione. L’Europa invece chiede cessioni di sovranità e in Italia già da anni non eleggiamo i nostri parlamentari e i parlamentari europei nemmeno leggiferano, chi leggifera è l’esecutivo che non è eletto dal popolo.

Ci troviamo in Italia e in Europa ad essere rappresentati da persone che nemmeno abbiamo scelto; quindi la costituzione venezuelana deve essere così come è stato per tutto il Sud America uno spunto per tutti i popoli del mondo per riprendere quelle zone di potere che facevano parte e devono fare parte di un sistema democratico per implementare la democrazia e non per svuotarla di significato completamente.

In sostanza di questi appunti di democrazia partecipata cosa è attuale, cosa è applicabile a noi?

La consapevolezza è il primo passo per attivare qualsiasi processo virtuoso; quando c’è consapevolezza almeno ci si rende conto di cosa succede intorno a noi. In Italia negli ultimi anni sono state promulgate tre leggi elettorali incostituzionali che non ci fanno scegliere i nostri rappresentanti, abbiamo fatto un salto indietro di quattro secoli nel sistema politico italiano eppure non sembra che di questo ci sia tanta consapevolezza. La consapevolezza è la scintilla che mette in moto un’azione volta al cambiamento.

Lucilla Parlato

 

Ecco il film completo:

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 1 Gennaio 2018 e modificato l'ultima volta il 1 Gennaio 2018

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