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UNA NUOVA STAGIONE

Napoli, il ritorno in campo tra dubbi e prospettive ancora da chiarire

Sport | 18 Settembre 2020

Poco più di 48 ore separano il Napoli dal primo impegno ufficiale della stagione 2020/21.

Domenica alle 12.30 gli Azzurri saranno di scena a Parma nel primo turno di un campionato che inizierà nello stesso modo in cui, poco più di 45 giorni fa, si era concluso quello precedente: con gli stadi vuoti e senza pubblico sugli spalti per la persistente emergenza epidemiologica dettata dal Covid-19.

Rispetto ad appena dodici mesi fa, a Castel Volturno la parola ‘Scudetto’ è letteralmente scomparsa dai radar, rendendo difficile interpretare e inquadrare quali potranno essere le reali aspettative del Ciuccio e di noi tifosi. Se la vittoria della Coppa Italia e il terzo posto parziale nel girone di ritorno dello scorso campionato hanno evidenziato come il Napoli non sia una squadra in odor di ridimensionamento, la scorsa e tribolata annata ha evidenziato la necessità di operare un ricambio generazionale non più rinviabile con cui ridare linfa e slancio alle ambizioni del club partenopeo.

Un occhio al campo, un altro al bilancio

Quella che ci accingeremo a raccontare sarà una stagione di fondamentale importanza, che ci dirà concretamente che futuro sarà lecito attendersi per le sorti della nostra squadra del cuore. C’è da mettere in conto un eventuale periodo di transizione, ma ci auguriamo senz’altro di assistere a profondi e incisivi cambiamenti.

Prima ancora che dal campo, il nuovo corso passa e passerà dalle operazioni di mercato.

Dopo otto intensi anni in azzurro non farà parte della squadra José Callejon, mentre il brasiliano Allan è stato ceduto all’Everton dell’ex tecnico azzurro Carlo Ancelotti. Viceversa, gli arrivi in attacco di Osimhen e Petagna e l’innesto in difesa del kosovaro Rrahmani hanno contribuito in prima istanza a ringiovanire la rosa a disposizione di Gattuso, fornendogli nuove e valide alternative tecniche soprattutto nel reparto offensivo.

Se l’obiettivo è quello di consegnare all’allenatore calabrese una squadra realmente competitiva e ben assortita, gli innesti citati non possono però ritenersi esaustivi. A due sole settimane dall’inizio del mercato e a tre dalla sua conclusione, il Napoli approccerà al nuovo torneo con il cartello “lavori in corso” ancora in bella evidenza, con la consolazione non propriamente irrilevante di condividere tale condizione con la quasi totalità delle squadre italiane ed europee.

Sono tre, in particolare, le operazioni in entrata che il club azzurro è chiamato a concludere con la maggior celerità possibile: l’acquisto di un centrocampista centrale capace di abbinare qualità e quantità, di un difensore laterale sinistro di livello e di un esterno destro d’attacco. Prima di completare il proprio organico, però, il Napoli è obbligato a vendere.

Fin qui, infatti, la società del presidente De Laurentiis presenta un saldo trasferimenti positivo di circa 50 milioni di euro, ma la mancata qualificazione alla prossima edizione della Champions League ha sensibilmente diminuito i ricavi del club che, al netto delle plusvalenze e senza beneficiare dell’acceso all’Europa che conta, superano di poco la soglia dei 150 milioni di euro. Tale circostanza rende pertanto necessaria una conseguente e sostanziosa rivisitazione del monte ingaggi che, dopo gli acquisti dello scorso gennaio, ha sforato l’asticella dei 100 milioni.

A oggi sono svariati gli esuberi presenti nel roster napoletano – si pensi ai vari Younes, Llorente e Ounas – e, in tal senso, i nomi più caldi sul fronte partenze sono due: Arkadiusz Milik e Kalidou Koulibaly. L’attaccante polacco, chiuso e sostanzialmente già rimpiazzato con gli acquisti di Osimhen e Petagna, ha scelto di non rinnovare il proprio contratto in scadenza nel giugno 2021, finendo automaticamente in lista di sbarco. La sua cessione alla Roma appare sempre più probabile e vicina, in cambio di un assegno tra i 25 e i 30 milioni di euro.

Diversa è, invece, la situazione di Koulibaly.

Il difensore centrale senegalese è il calciatore più pagato della rosa del Napoli (6 milioni netti annui) ed è legato al club azzurro fino al 2023. Dalla sua cessione De Laurentiis ha intenzione di ricavare almeno 65/70 milioni di euro, alleggerendo il bilancio di un oneroso carico stipendiale e dandogli ossigeno vitale con una corposa plusvalenza. Non solo: la cifra incassata dalla sua eventuale partenza darebbe al Napoli le risorse finanziarie necessarie per poter realizzare in tempi brevi almeno un paio di operazioni in entrata, tra cui l’arrivo proprio di un sostituto di Koulibaly.

Al contrario, qualora le offerte pervenute non dovessero soddisfare il patron De Laurentiis, la permanenza di Koulibaly sarebbe a dir poco certa, ma costringerebbe il club a virare sul mercato verso profili diversi da quelli prioritariamente individuati o a tentare di perfezionare i loro acquisti con formule diverse (inserimenti di contropartite o prestiti con diritto/obbligo di riscatto) più accessibili ai conti azzurri.

Nuove soluzioni per vecchi problemi

In attesa di veder perfezionata la costruzione della rosa con cui lavorerà nel corso della stagione, Mister Gattuso ha lasciato chiaramente intendere che il suo Napoli potrebbe presentare alcune novità nel modo di giocare e di schierarsi in campo. Per il ridotto spessore degli avversari affrontati, le gare amichevoli giocate durante la fase di precampionato non possono essere considerate attendibili.

Di fatto, però, Gattuso ha più volte sperimentato il passaggio dal consueto e consolidato 4-3-3 al più verticale e offensivo 4-2-3-1, provando a far coesistere in attacco Dries Mertens e Victor Oshimen, vale a dire il miglior realizzatore e l’acquisto più costoso della storia del Napoli. L’obiettivo del tecnico azzurro è quello di risolvere le difficoltà registrate nella scorsa stagione in fase d’attacco, laddove al più alto numero di conclusioni a rete tentate (533) è corrisposto il quinto tasso di conversione in gol più basso di tutta la Serie A (8.9%). Una crisi di rendimento inusuale per una squadra balzata agli onori delle cronache per il suo calcio spettacolare e ricco di gol, per cui non poteva bastare come spiegazione il più alto numero di legni colpiti (51) dal 2018 rispetto ad ogni altra squadra dei cinque principali campionati europei.

Con l’addio di Callejon sarà interessante capire se l’erede dello spagnolo arriverà dal mercato o se Gattuso proverà, in modo particolare, a valorizzare e recuperare un investimento tanto importante (42 milioni di euro) quanto talentuoso come quello del messicano Lozano, vero e proprio oggetto (ancora) misterioso della squadra napoletana apparso in spolvero nelle prime uscite pre-campionato.

La ricerca di una maggiore incisività offensiva non può però prescindere dall’equilibrio nella tenuta difensiva della squadra. Nello scorso campionato di Serie A, il Napoli ha tenuto la porta inviolata in soli sette incontri (furono ben 14 l’anno precedente), subendo su azione ben 37 dei 50 gol totali incassati. Numeri che fotografano un rendimento decisamente negativo che, oltre a preoccupare Gattuso, lo hanno giustamente spinto a essere prudente e a sperimentare con dovizia di particolari ogni cambiamento tattico da apportare.

In questa prospettiva, iniziare la nuova stagione col mercato aperto e con alcuni tasselli del mosaico ancora da inserire rappresenta un elemento di disturbo, di difficoltà o comunque di evidente rallentamento nell’attuazione delle nuove idee che frullano nella testa del tecnico azzurro. I primi impegni ufficiali rischiano pertanto di diventare il contesto, tutt’altro che migliore, in cui toccare con mano la fattibilità delle nuove proposte e la capacità della squadra di assorbirle e metterle in pratica.

E’ anche per questa serie di ragioni di carattere tecnico che, all’alba della nuova stagione, dubbi e punti interrogativi la fanno da padrone. Il margine di errore è decisamente ridotto, ma gli argomenti e le prospettive per essere ottimisti non mancano. Tempo al tempo e capiremo concretamente cosa, questo Napoli, può essere e vuole essere da grande.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 18 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 18 Settembre 2020

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