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Dal Molise all’Irpinia, la transumanza che unisce il Sud: è patrimonio immateriale dell’umanità

Attualità | 13 Dicembre 2019

La transumanza è entrata a far parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità: il riconoscimento è arrivato con l’iscrizione nelle liste ufficiali da parte del Comitato Intergovernativo – costituito da 24 Paesi – riunito a Bogotà, in Colombia.

Il merito va certamente a Nicola Di Niro e Carmelina Colantuono, esponente dell’ultima famiglia che in Molise da tre secoli compie ancora la transumanza: sono stati loro infatti i primi a lanciare l’idea dieci anni fa. La loro storia è una tradizione antica che parte a maggio da Frosolone, provincia di Isernia, e si ferma a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, quando centinaia di bovini di razza podolica e marchigiana percorrono 180 chilometri, un viaggio lungo quattro giorni sui vecchi tratturi che ha raggiunto il suo traguardo più importante, quello dell’Unesco.

Dalle Alpi al Meridione, questo è un riconoscimento per tutti gli allevatori erranti dell’Italia che conquista così il primato in termini di patrimonio rurale e agroalimentare: la transumanza è una risorsa, un potenziale veicolo di sviluppo economico, produttivo e turistico che punta tutto sulla qualità, non solo perché le produzioni – carni e formaggi – risultano eccezionali e perfette dal punto di vista organolettico, ma soprattutto perché permette al patrimonio storico e naturalistico di non impoverirsi, rispettandone l’integrità.

E le aree interne della Campania sono assolute protagoniste della transumanza, in Irpinia sono diverse le tappe toccate dalla transumanza che purtroppo sta diventando una pratica sempre più rara. La provincia di Avellino è attraversata dal Regio Tratturo (Pescasseroli-Candela) che parte dai monti dell’Abruzzo e arriva al Tavoliere delle Puglie ed è per lunghezza il terzo del Sud Italia, passa per trentanove diversi comuni di quattro regioni, le tappe si trovano tra Casalbore, Montecalvo, Ariano Irpino, Grottaminarda, Villanova del Battista e Zungoli, prima di immettersi nella provincia di Foggia. Ma le vie della transumanza passano anche per Nusco e Montella, per Greci e Volturara e per Lacedonia, in Alta Irpinia. Oltre che per la Valle d’Ansanto dove storicamente le acque della Mefite aiutavano a curare gli armenti dalla scabbia.

Uomini e animali itineranti li hanno percorsi nei secoli mentre oggi il rituale si sta perdendo, ma per salvare tratturi e tratturelli basterebbe tornare a percorrerli anche senza animali, aprendo i percorsi ai camminatori, valorizzandoli per custodire la memoria rurale delle aree interne, attraverso il turismo lento e responsabile. Non possiamo lasciare che si estinguano, perché rappresentano un valore e hanno la capacità della narrazione: dalla meraviglia della natura, alla storia e all’antropologia contadina, passando per paesaggi, tradizioni, cultura e prodotti eccellenti. Un racconto che il mondo deve conoscere e che grazie a Carmelina – e alla famiglia – Colantuono oggi è riconosciuto come un pezzo grande e importante della nostra cultura e della nostra identità.

 

Immagine in copertina – The Cuisin Press

Un articolo di Maria Fioretti pubblicato il 13 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 13 Dicembre 2019

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