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UNIVERSITA’

Sopravvivere senz’aula al covid: diventeremo come il Giappone?

Mondo | 10 Aprile 2020

In Giappone si stanno laureando così.

Per evitare assembramenti, il corpo degli studenti viene sostituito da robot che hanno un ipad al posto della testa.

I ragazzi, in videoconferenza, si inquadrano solo il volto e i robot sono vestiti con gli abiti da cerimonia, di modo che l’effetto sia più reale.

Tutto il resto si svolge normalmente: apertura, discussione delle tesi, proclamazione. Ai robot viene persino messa in mano la pergamena e fanno la foto con il professore.

L’esperimento è stato un successo, le immagini hanno girato il mondo e si parla di ripeterlo in altri atenei, anche dopo la fine dell’emergenza.

In questo piccolo fatto di cronaca un filosofo ci troverebbe mille motivi di interesse, di critica o di entusiasmo: dualismo mente e corpo, rapporto fra soggetto e protesi, intreccio fra virtuale e reale etc.

Io invece ho provato solo un po’ di tristezza, come mi succede da giorni per i ragazzi che si stanno laureando a distanza.


Perché non ho mai creduto nei titoli, e nemmeno nelle formalità, o in chissà quale vita nuova ti consegni la laurea.


Ma ho visto famiglie sacrificarsi per far studiare i figli, ragazzi fare due lavori per strappare quel pezzo di carta che qualcuno ancora oggi vuole riservare solo ai ricchi, e mi piace quando l’austerità delle aule universitarie viene invasa da una folla festante di operai, contadini, vecchi paesani, dalla gioia di chi non pensava di riuscire ad avere un figlio dottore. Da quelli che più sono fuori luogo all’Università, pur essendo gli unici ormai a darle un credito…

E poi ho provato anche un po’ di inquietudine, in questa voglia di simulare l’esperienza originale, di traslare semplicemente la carne sull’acciaio. Perché dobbiamo fare come se niente fosse? Perché dobbiamo abbellire l’evento? Serve forse ad addomesticarci al mondo che verrà?

C’è qualcosa di molto umano nel non cedere alla disperazione, nell’inventare vie di fuga.
Ma c’è qualcosa di molto disumano nell’abituarsi alla distanza.

Salvatore Prinzi

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Aprile 2020

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