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VADE RETRO

Napoli, occhi aperti e fronte compatto: lo juventino Sarri è già partito all’attacco

Sport | 21 Giugno 2019

Una premessa è doverosa: non avremmo granché voglia o intenzione di ritagliare più spazio del dovuto, sul nostro giornale, a Maurizio Sarri. E non perché ci sentiamo delusi, né tanto meno perché proviamo del particolare risentimento nei suoi confronti.

Anche perché, fosse stato così, non saremmo stati tra quelli che, all’indomani del successo in Europa League col Chelsea in cui le voci di un suo passaggio alla Juventus erano già ben credibili e concrete, avrebbero scritto di una vittoria – e di una consacrazione – legittima e meritata.

Vorremmo esimerci, in realtà, perché l’era del Comandante – foriera di emozioni sportive, ma anche di laceranti e sanguinarie divisioni all’interno dell’ambiente calcistico partenopeo –  è semplicemente finita.

Ci tocca, però, tenera la guardia alta perché Napoli – dopo essere stata liberata – va adesso difesa e salvaguardata da quello stesso Sarri che, oggi, rappresenta il suo nemico numero uno per eccellenza. E che, da nemico, è già passato all’attacco ieri nella prima uscita ufficiale da allenatore della Vecchia Signora.

Divide et impera

A Torino, in poco più di un’ora, si son ritrovati a sentir parlare di Napoli (e del Napoli) quanto mai gli era capitato di fare nei precedenti quattro anni.

Ha distolto l’attenzione su di sé – e sulle scelte del suo nuovo club – per rivolgerla al suo trascorso azzurro. Ci ha nuovamente usati, stavolta, per attaccarci sottotraccia, armato di quella stessa retorica con cui, per sua stessa ammissione, aveva coltivato e animato il rapporto con il pubblico napoletano.

Non gli è bastato ringraziare De Laurentiis per avergli fatto allenare la squadra del cuore, salvo poi riproporre la versione dell’ingaggio di Ancelotti avvenuto mentre lui – che aveva rifiutato tre proposte di rinnovo a gennaio, marzo e maggio – stava ancora riflettendo sul da farsi.

La sua scaltrezza lo ha portato oltre, insinuando dubbi sul gruppo azzurro e sull’attaccamento alla causa nel momento in cui è stato incalzato sul tema del tradimento a Napoli e ai Napoletani: “Io un traditore? No, ma ho qualche messaggio dei miei ex calciatori che rimetterebbe tutto in discussione”.

Una caduta di stile solo apparente, che fa leva su quel sentimento popolare che Sarri conosce bene e che, consapevolmente, continua a cavalcare per creare divisioni e animare discussioni nell’ambiente rivale. Perché sa di avere, a Napoli, ancora seguaci e sostenitori. Perché sa che, a Napoli, può bastare una parola o un’insinuazione contro il Presidente o la società per far divampare focolai di contestazione.

Tocca a noi trovare le dovute contromisure. Sta a noi azionare quegli anticorpi in grado di isolarci da ogni tipo di attacco esterno e di respingere messaggi d’amore che, invero, celano un malsano desiderio di sconfiggerci e annientarci.

Serriamo i ranghi, solleviamo gli scudi.

(Ri)compattiamoci intorno ad una squadra e ad una realtà che, mai come quest’anno, appaiono seriamente intenzionati a rilanciare il loro guanto di sfida, scendendo finanche a compromessi con quella filosofia che, negli ultimi anni, ne aveva contraddistinto operato e strategie.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 21 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 21 Giugno 2019

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