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La Gomorra piacentina e le solite “mele marce” con volti coperti da copyright

Attualità | 25 Luglio 2020

Partiamo dalla fine. Il principio purtroppo è storia trita e ritrita: una manciata di carabinieri indagati per spaccio di stupefacenti, arresto illegale, tortura, lesioni personali aggravate, peculato, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa in atti pubblici, arresti falsati, perquisizioni e ispezioni personale arbitrarie e truffa ai danni dello Stato.

Per tutti questi reati sono finiti in carcere tra lacrime e incredulità Angelo Esposito, Salvatore Cappellano, Daniele Spagnolo, Giacomo Falanga, nocciolo duro dell’organizzazione, anche se le indagini riguardano ben 12 persone, tra cui il maresciallo comandante della stazione di Piacenza Levante.

Ma come anticipato, questa è storia, o almeno è questo l’obiettivo di quello che chiameremo “Il sistema”: farci dimenticare al più presto gli eventi della Levante.

Arriviamo però ai titoli di coda e al valore mediatico della notizia, perché è lì che si gioca la partita più importante.

Su tutti i liberi giornali nostrani ci sono due fattori ridondanti: primo, la famosa foto dei carabinieri con i rettangolini neri sugli occhi (pur essendo la foto di dominio pubblico sui social network); secondo, il binomio, ormai anacronistico ed irritante, mele-marce.

L’espressione mele marce come sgrassatore universale nel cameratismo corrotto

L’espressione “mela-marcia” sta ad indicare generalmente qualcosa di contaminato in un contesto sano.

Quante volte in passato siamo stati costretti a leggere, spesso dopo anni di depistaggi, titoli del tipo: “La mela marcia ha ucciso Stefano Cucchi”, “una mela marcia ha violentato la turista americana”, “le mele marce del G8 di Genova hanno…”.

Titoloni usati come sgrassatore universale per gli scudi, ormai ingialliti e talvolta insanguinati, delle forze dell’ordine.

In realtà non è altro che un antibiotico mediatico e, di conseguenza, sistemico. Mediatico, perché ha il fine di sgonfiare la notizia, bollandola come occasionale, sporadica. Sistemico perché, lontano dai riflettoriil sistema si riorganizza, o meglio, finge di riorganizzarsi per poi tornare al punto di partenza.

Tuttavia oggi la mancanza di fantasia dei vertici delle Fdo (Forze dell’Ordine) ha portato i più ad accorgersi della ciclicità di dichiarazioni e fatti, nonchè dell’atavica inefficienza nel risolvere qualsiasi tipo di problema o anche solo di prenderne atto.

La Fdo si dimostrerà sempre un sottomondo oscuro dove tutto gira allo stesso modo da anni, dove i colpevoli di fatti atroci vengono reintegrati o addirittura assolti e dove i colleghi onesti, quelli che fanno salire a galla tutta la m*, vengono emarginati, declassati o licenziati.

Portavoce di questo malcontento, per l’ennesima volta Ilaria Cucchi che, in un intervista al Fatto Quotidiano, ha dichiarato: “Basta parlare di singole mele marce, i casi stanno diventando troppi. Il problema è nel sistema”.

Ribadendo poi su LA7 “non capisco la necessità che si ha di nascondere il pasticcio. Questa necessità è costata alla mia famiglia più di 6 anni di battaglie giudiziarie a vuoto e soprattutto la battaglia verso il pregiudizio con cui lotto ancora oggi”.

Insomma adesso il problema va affrontato.

Basta protezoni da parte degli organi di stampa, basta insabbiamenti da parte delle Forze dell’Ordine e basta emarginare i colleghi che denunciano, è ora di riformare un Sistema Marcio dalla radice.

I volti oscurati dei 4 carabinieri “minorenni”

Altro fattore che ha fatto storcere il naso ai più attenti è  la grande attenzione che tutti i media hanno riservato alla privacy dei carabinieri accusati, tra le altre cose, di tortura in un’epoca dove finire sui giornali con la propria foto in prima pagina è routine anche se ti trovano ad arrostire un gatto (fatto deplorevole ma distante anni luce dai reati della caserma piacentina).

Per i reati più gravi invece le foto pescate sui social spesso anticipano addirittura i fatti. Basti pensare, per citare esempi recenti, alle foto dei due criminali che hanno sparato al nuotatore Manuel Bortuzzo , all’omicidio dell’appuntato Cerciello Rega o alle foto di persone arrestate per presunta radicalizzazione. Tutti fatti vergognosi e parimenti condannabili.

Allora perchè le foto dei criminali di Piacenza non sono state pubblicate? non si tratta di collaboratori di giustizia nè di minorenni quindi perchè proteggerli quando loro non sono mai stati in grado di proteggere noi ?

In attesa di una risposta noi quei volti ve li mostriamo perché è giusto così e perché molti di loro sono ancora a piede libero e sarebbe meglio starne alla larga.

Nel frattempo che si apra il dibattito sul fatto che mostrare i volti dei criminali sia la cosa giusta vi lasciamo con una lettura VM18 in cui un carabiniere arrestato si vantava col figlio 11enne (…) di aver pestato un “negro”:

Carabiniere: “Figa, ieri mi sono fatto un male… ho preso un piccolo strappo…perché ho corso dietro a un negro”

Figlio di 11 anni: “L’hai preso poi? Gliele avete date? chi eravate? chi l’ha picchiato?”

Carabiniere: ” eh un po’ tutti”

Rincarando poi la dose parlando con la moglie…

Carabiniere:” Minchia, questo c’ha fatto penare, cazzo! Mamma mia… mamma quante mazzate ha pigliato, mamma mia! Abbiamo aspettato là dieci minuti, questo è uscito… siamo riusciti a bloccarlo, figa, amore, non parlava, non parlava, però io sapevo che era lui, e ha preso subito due-tre schiaffi… figa, ne ha prese, amore; ne ha prese! in Caserma, amore! distrutto Amore, colava il sangue, il sangue gli colava da tutte le parti, sfasciato da tutte le parti, non parlava. Un ragazzino del novantasei. Non ha detto “A ”, amo, credimi che ne ha prese, ne ha prese”.

Moglie: “ma era in possesso di sostanze stupefacenti?”

Carabiniere: “ne ho rinvenuta una quantità scarsa”.

La chiacchierata si conclude con l’uomo che continua a vantarsi delle percosse per confessare infine che il vero obiettivo era appropriarsi della sostanza stupefacente da rivendere poi nelle piazze di spaccio della città.

Fine.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 25 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Luglio 2020

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