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VERSO NAPOLI-ROMA

Troppe ombre sul “Derby del Sole”. Ma il pensiero è per Ciro

Sport | 31 Ottobre 2014

 

ciro vive curva san paolo

Ormai ci siamo quasi, quella che si preannuncia come la partita delle partite, sebbene sia segnata da cose che col calcio non hanno alcuna attinenza, si giocherà sabato 1 novembre al S.Paolo, straordinariamente alle ore 15.

“Derby del sole” si chiamava una volta, ovvero quando Napoli e Roma sembravano schierate dalla stessa parte, accomunate da quell’essere le uniche  rappresentanti del centro-sud in un mondo dominato dagli squadroni del nord, quelli che alle spalle avevano (ed hanno) gli stessi gruppi di potere che da anni tengono in scacco il mezzogiorno d’Italia e non certo solo in ambito calcistico.

In verità molti non sanno che le tifoserie di Napoli e Roma sono state addirittura gemellate per circa un decennio negli anni 80, gemellaggio che si interruppe bruscamente per decisione della curva sud romanista che male digerì il passaggio in azzurro dell’odiatissimo ex laziale Bruno Giordano, nell’era Maradona.

Da allora, e son passati circa 25 anni, Roma si è “allontanata” sempre più da Napoli, assimilando comportamenti e cori sul modello settentrionale e razzista che ben conosciamo, a volte forse addirittura superandoli per cattiveria e accanimento e sfociando nella più becera violenza il giorno in cui, con la Roma nemmeno in campo, un ex capo ultras romanista ha sparato e ucciso un napoletano, Ciro Esposito, ferendone altri due.

Il calcio non c’entra nulla nell’omicidio di Ciro, o meglio c’entra in modo molto marginale, eppure questa non è un’attenuante a quanto accaduto, bensì addirittura un’aggravante: quel giorno a Tor di Quinto, a pochi passi dall’Olimpico, stava per compiersi una strage, un commando di almeno altri 4 uomini oltre al De Santis attendeva i napoletani, ma non gli ultras – come il loro “codice” prevede – bensì le famiglie di tifosi, quelle con moglie e figli al seguito.

Con la complice assenza delle forze dell’ordine, quegli uomini, vicini agli ambienti di estrema destra romana, hanno potuto agire liberamente, facendo ciò che tutti ormai sappiamo bene nonostante i vari tentativi di mistificazione dei fatti, nonostante il mistero che avvolge i nomi dei complici di Gastone, riguardo la malattia che tiene De Santis ancora lontano dalla cella che pur lo attende, riguardo referti ospedalieri spuntati ad hoc per offrire qualche appiglio alla difesa di ciò che appare indifendibile, rispetto a ormai palesi “protezioni” e “garanzie” a vantaggio di Danielino.

E’ esattamente per tutto questo che la partita di domani sa poco di calcio e troppo di dolore, di interrogativi inevasi, di paura. Sappiamo bene che tutta Italia terrà gli occhi puntati sul S.Paolo in attesa di un passo falso, di quella “caduta” di cui poter godere e magari scomodare qualche altro sociologo da strapazzo, pronto a condannare un popolo intero e a parlare di tare ereditarie in perfetto stile lombrosiano, facendo passare le vittime da carnefici.

I romanisti non ci saranno, la trasferta è stata vietata proprio per questioni di ordine pubblico, e anche qui, come a Roma quel 3 maggio, lo stato abdica palesando tutta la sua inadeguatezza, vieta perché non sa gestire, reprime perché non ha alcuna autorevolezza per essere ascoltato.

Si sprecano, d’altro canto, gli appelli alla pace e alla calma da parte soprattutto di alcuni dei protagonisti della vicenda: mamma Antonella in primis, una donna che non ha mai ceduto alla rabbia e al dolore – forse comprensibili quando ti uccidono un figlio – si è sempre detta contraria ad ogni forma di violenza possibile ergendosi a simbolo di unità e pace, in memoria dell’amatissimo Ciro.

La signora Leardi avrebbe anche lanciato un appello al capitano della Roma, Francesco Totti, chiedendo un incontro anche in forma privata, prima della gara di sabato al San Paolo. Tramite il suo legale, l’avvocato Angelo Pisani, Antonella  fa sapere che “ancora aspetta un segnale, un gesto dall’idolo dei tifosi romanisti, dal quale, a distanza di 6 mesi e al posto di un silenzio assordante, gradirebbe queste semplici parole: mi dissocio”.

Eppure niente: Antonella dice di aver incontrato un solo calciatore della Roma – di cui non fa il nome – quando lei e la sua famiglia erano ancora in  albergo per stare vicini a Ciro ricoverato in ospedale. Da allora nessun appartenente alla società AS Roma avrebbe mostrato alcun gesto di solidarietà alla famiglia Esposito, né alcuno avrebbe preso le distanze dal gesto dell’ex capo ultras della sud, come sarebbe stato doveroso e – azzardiamo un termine – “umano” fare.

Antonella, che ribadisce di non aver mai provato odio per l’assassino del figlio, dice di aver tentato qualche contatto con la Roma  per dare una svolta al clima tesissimo che c’è ormai tra le due tifoserie ma senza aver ottenuto ancora alcuna riposta. La signora Leardi sognerebbe addirittura un nuovo gemellaggio tra  Napoli e Roma, chiede che ci sia rispetto per Ciro, perché se “Ciro Vive”- come i tifosi tutti lo ricordano – deve essere nella pace, non nella vendetta.

Anche Vincenzo Esposito, zio di Ciro, lancia il proprio messaggio ai tifosi di Napoli e Roma: “auspico che gli striscioni di domenica non incitino alla vendetta, ma solo a chiedere giustizia e a ricordare Ciro.Voglio fare un appello anche ai tifosi della Roma: Napoli si è dimostrata disponibile a tentativi di pacificazione ma per fare la pace bisogna essere in due, aspettiamo un segnale”.

Mentre dal fronte napoletano si chiedono incontri, si parla di pace e mai di vendetta, dalla capitale non arrivano certo messaggi incoraggianti: l’ultima di campionato all’Olimpico, giocata mercoledì tra Roma-Cesena, la ricorderemo per i soliti cori razzisti contro Napoli e napoletani, da “odio Napoli” a “Vesuvio, lavali col fuoco”e “noi non siamo napoletani” come nella migliore tradizione e per ben 15 minuti.

Come se non bastasse, Daniele capitan-futuro De Rossi, intervistato a fine gara sul match del S.Paolo, perde l’ennesima occasione per dissociarsi da quanto accaduto il 3 maggio scorso, limitandosi a un semplice quanto vergognoso “i tifosi della Roma sono incolpevoli. I tifosi azzurri lo sanno”.

Assurdo che una bandiera della Roma, nonché romano di nascita, non senta  il dovere di spendere qualche parola di più alla vigilia di una gara così sentita e delicata, assurdo che un uomo e padre come Daniele, non senta il bisogno, anche a titolo tutto personale, di rivolgere un pensiero a chi non ci sarà mai più ad assistere né a quella, né a nessun’altra partita.

Ora, lungi da noi il voler dare la colpa di quei tragici fatti all’intera tifoseria romanista – sia chiaro – qui si vuol solo stigmatizzare l’atteggiamento della società As Roma e di parte di quella tifoseria che nessun passo ha mosso verso i napoletani vittime di quell’agguato.

Del resto, ancora ricordiamo con sdegno il comunicato della Curva Sud romana – firmato dagli ultras – che testualmente diceva di voler restare sempre al fianco di un suo figlio, di non poter rinnegare un fratello(sebbene voci interne alla curva riferiscano di un de Santis espulso dalla curva stessa ) “giusto o sbagliato che sia” che, come premessa a un messaggio di cordoglio per la morte di Ciro, ci sembra quanto mai ipocrita.

Che dire poi dei messaggi di solidarietà sprecati invece per Gastone De Santis: dagli striscioni esposti con ostentato orgoglio “Daje’ Danie'” e “Forza Daniele” (quest’ultimo esposto contemporaneamente a “napoletano infame”) in curva sud e nord e sui quali c’è un’inchiesta in corso, alle numerose scritte apparse sui muri della città di Roma “Daniele libero”, “Roma difende Roma” e “Ciro boom!”,  messaggi accompagnati spesso dalla croce celtica? Tutti segnali di una presa di posizione netta, almeno dei tifosi romanisti se non della società, ma senz’altro dalla parte sbagliata.

Mettiamoci poi il fatto che la Roma resta l’unica società di serie A a non aver porto le scuse ufficiali alla famiglia Esposito e la sua tifoseria l’unica a non aver partecipato ai funerali di Ciro a Scampia, ed ecco che il quadro ci appare piuttosto chiaro: manca la volontà di mediare, “per fare la pace bisogna essere in due”… per usare le parole di Vincenzo Esposito.

E qui, fin’ora, sappiamo bene chi sia mancato al tavolo della pace, inutile ribadirlo.

Aspettiamo di vedere le coreografie delle curve napoletane, sicuri che sapranno degnamente onorare la memoria di Ciro anche se mamma Antonella, allo stadio, non ci sarà: nonostante l’invito personale del presidente De Laurentiis a vedere la gara insieme in tribuna autorità, nessuno della famiglia Esposito siederà in tribuna né in altri settori del S.Paolo, decisione dolorosa, ma evidentemente ponderata per evitare situazioni spiacevoli.

Aspettiamo, soprattutto, un’ennesima vittoria di Napoli e dei napoletani più che della sola squadra di calcio, una vittoria in termini di esempio di civiltà, perché, checché ne dicano a Roma, è qui che la civiltà ebbe la sua culla ed è ancora qui che essa risplende, esattamente come risplenderà domani, nel nome di Ciro.

Floriana Tortora

 

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 31 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 31 Ottobre 2014

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