mercoledì 23 ottobre 2019
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VICO TOTO’

Elena de Curtis: “Grazie agli scugnizzi di Napoli, mio nonno avrebbe amato tutto questo”

Arte, Identità | 9 Ottobre 2019

Pubblichiamo l’intervento di Elena Anticoli de Curtis su Vico Totò pubblicato sulla sua pagina fb che però ci teniamo a riportare integralmente perché aggiunge un tassello alla narrazione dell’opera collettiva in corso ai Quartieri Spagnoli dal mese di luglio scorso, dedicata al grande attore e che vede una virtuosa unione tra scugnizzi (Massimiliano Mantice, Sasi Visone, Guido Savastano e Vincenzo Carrino) e artisti che hanno lavorato gratuitamente (tra gli altri Nicola Masuottolo, Pasquale Manzo, Massi Elle, Stefano Sdu Gallucci, Giacomo Barone, Luca Carnevale, Lino Ozon, Demon, Carletto Formisano, Gennaro Fioretti, Mr Pencil, Michele Wuk, O Brasiliano, O Cinese e tanti altri) che vi abbiamo narrato qui su uno per uno e che continueremo a raccontarvi fino alla simbolica “consegna” del vico alla città che avverrà nelle prossime settimane.

 

“Un cordone di vigili in giacca bianca accompagna il ritorno di Antonio de Curtis nei vicoli della sua infanzia , e scorta l’auto che procede nella simpatica calca dei volti ridenti, gente di tutte le età, tante donne con bambini in braccio , che sorridono pure loro mentre i piu’ grandicelli spingono. Le telecamere della Rai riprendono la scena . Il suo passaggio a Napoli è costante, almeno due volte l’anno, anche dopo tanta carriera: risponde al bisogno di sentirne l’odore. Perché la citta è magnifica , ma lo è sopratutto la gente”.

A distanza di 52 anni mi riappare questa immagine che ho letto: oggi la rivivo grazie all’intrapendenza di Massimiliano Mantice che insieme ad un gruppo di street artists (Lino Ozon, Dzeka, Nicola Masuottolo, Pasquale Manzo, Salvatore Iodice, Mario Cast Farina, Sdu, Genny Spray, O Cinese, Peppe Art,  Massi Elle, Giacomo Barone, Mr Pencil, Lucarie’, Carletto Formisano, Trisha,Wuck, Basiliano, Demon, Davide Zeta, Luca Carnevale… e se mi scordo qualcuno non me ne vogliate ricevo i nomi a singhiozzo ogni volta che appare una nuova immagine) e di sostenitori (Vincenzo Carrino, Sasy Visone e Guido Savastano) hanno realizzato Vico Totò.

Mi ricordo il messaggio di Lucilla Parlato ad agosto: “Quando torni dalle ferie ti devo parlare di un progetto di alcuni ragazzi che ho conosciuto ai quartieri Spagnoli”. Presto fatto: a metà settembre scendo a Napoli ed insieme a Lucilla mi godo la passeggiata da Piazza Trieste e Trento fino a Porta Carrese dove mi si apre uno scenario familiare.

Eccolo lì, presente tra la sua gente, tra i panni stesi, tra i motorini che zigzaggano. Eccolo lì,  in quel vociferare, in quel paniere che scende dal balcone, in quei ragazzi che lo disegnano in quel “volete favorire na tazzulella ‘e cafè?”: è pazzesco. Lui che diceva che non avrebbe lasciato nulla, lui convinto che un falegname lasciava al mondo qualcosa di più tangibile…   pensate un poco quanto ha lasciato… anzi più che lasciato direi quanto ha trasmesso: un bene che non si puo comprare_  L’AMMORE!

“O core nun se venne…se riala …”

Questo vicolo rappresenta proprio questo, trasmette proprio questa sensazione: è stato realizzato senza ‘e ‘llire ma con il sentimento degli abitanti, degli artisti che hanno omaggiato la propria città di un loro figlio. Un figlio orgoglioso di essere parte -Napoletano e parte-Nopeo.

Insieme a Nonno ci sono i suoi compagni di vita: Peppino, Titina De Filippo e naturalmente Nino Taranto .

Io, come nipote,  sono rimasta a bocca aperta, così, sotto questa doccia emozionale.

Ringrazio tutti gli artisti che hanno partecipato e che continuano a partecipare: ogni giorno mi arrivano foto da Massimiliano (il coordinatore detto “capo Scugnizzo”) delle opere fatte e di quelle che verranno: insomma sono presente virtualmente giorno per giorno.

Ringrazio Lucilla Parlato per essere la voce narrante di questo progetto.

Ringrazio i quartieri Spagnoli e gli abitanti che si sono resi diponibili.

La Sanità quartiere natio di Antonio de Curtis e oggi vico Toto, sono i due luoghi dove la sua presenza è costante .

Dobbiamo essere orgogliosi di questa voglia di riscatto , di questa voglia di valorizzare il bello della propria identità e della propria città.

Mi sono trascritta una considerazione fatta da uno storico che mi colpì , purtroppo non me ne ricordo il nome e me ne scuso.

“Tutti consideriamo Roma la città eterna per definizione perché ha conosciuto l’impero dei Cesari, l’avvento della chiesa di Cristo, la reincarnazione moderna… ma forse la definizione si applicherebbe in qualche modo anche a Napoli. Una carrellata sui suoi 3000 anni, o quasi, di storia ci trasmetterebbe magicamente le emozioni di un Canto di Omero, di una novella di Boccaccio , di un dramma di Shakespeare e di un romanzo di Tolstoi perche non c’è esperienza di civiltà che essa non abbia vissuto nei tre millenni, senza mai attraversarla per giunta in una posizione dominante, che è sempre una prospettiva falsa e deviante. E questo è un particolare non trascurabile per capire la psicologia dei suoi abitanti di oggi”.

Epilogo a tutto ciò? Vi invito a prendervi 10 minuti, per “salire” ai Quartieri e per tuffarvi in valori mai persi. Ritroverete un momento di felicità, fatta di attimi ,momenti di dimenticanza come diceva Totò.

Sono i momenti che ci riportano ad affrontare la realtà sotto un’altra prospettiva, forse piu tollerabile…

Un abbraccio a tutti:  ci vediamo presto anche perché ho una gran voglia di abbracciarvi, anche per il bene che si è veicolato in questa operazione.

Elena Anticoli de Curtis

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 9 Ottobre 2019

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