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La scuola di Posillipo: la mostra alla Cappella Palatina del Maschio Angioino

Arte | 26 Luglio 2019
Nella Cappella Palatina del Maschio Angioino apre la mostra dedicata alla scuola di pittura napoletana che ad inizio 800 accompagnava il Grand Tour. Pitloo, Gigante, Scedrin, Vervloet, Dahl: 75 opere per immergersi nella natura e nell’atmosfera di Napoli e della sua luce.

“Per ritrovare una mostra di analoghe importanza bisognerebbe tornare nel 1936 o nel 1945” dichiara l’Assessore Nino Daniele. A fronte di una lunga serie di opere bibliografiche, moltiplicatesi negli anni, un’esposizione interamente dedicata alla Scuola di Posillipo si perde in un tempo passato.

La Scuola di Posillipo è stata un lungo e fortunato episodio di pittura di paesaggio, andatosi a innestare nel percorso del Grand Tour, il viaggio culturale che intellettuali e artisti europei compirono in Italia a partire dall’illuminismo e perdurato, con tutte le sue varianti e trasformazioni, fino alla fine del secolo XIX.

Considerata una vera e propria scuola, avviata dall’olandese Anton Smink van Pitloo, la Scuola di Posillipo combaciò con la stagione romantica ottocentesca, aprendo le porte al rinnovamento del paesaggio verista che a Napoli ebbe tra i suoi esiti più felici.

Attraverso circa sessanta opere pittoriche provenienti da raccolte private, la mostra vuole proporsi come un percorso da compiere nel tempo e nello spazio, oggi trasformato e quasi irriconoscibile, se non per quell’atmosfera che dal paesaggio naturale, che ancora offre la città di Napoli e l’intera Campania, è trasmigrata nell’opera pittorica.

Tra gli artisti selezionati, sono presenti anche alcuni pittori stranieri. La mostra offre, inoltre, un assaggio dell’evoluzione della pittura di paesaggio all’indomani dell’esperienza posillipina, un rinnovamento sempre fondato sulla ricerca di quella luce squisitamente napoletana e meridionale che incantò artisti e intellettuali di ogni dove.

La mostra, promossa e sostenuta dall’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è curata da Isabella Valente con l’organizzazione Saverio Ammendola per Mediterranea, il Patrocinio del Dipartimento Studi di Napoli della Federico II e La Fenice di Luciano Molino.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 26 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 26 Luglio 2019

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