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VISTA DA FUORI NAPOLI

Vorrei stare lì, nella mia città, a piangere Maradona, uno di noi

Attualità | 25 Novembre 2020

Scendo dall’autobus mentre mi investe una folata gelida. Non era il caso di uscire, dopo una giornata tra scuola e pc, con questa foschia e questa umidità che ti entra nelle ossa e non odora nemmeno di sale, ma la spesa alla fine la devo fare.

Mentre mi barcamenavo tra gli scaffali, dall’altra parte del mondo moriva D10s, moriva Maradona.

E sapete qual è la cosa assurda? Che la prima cosa a cui ho pensato è stata: ” E io come faccio mo? Devo scendere a Napoli…”. Perché non vivo nella mia città… lavoro lontana da lì.

Come se fosse accaduto qualcosa ad uno della mia famiglia, come se avessi saputo di un lutto a cui poter portare conforto.

Con Maradona se va un pezzo, l’ennesimo, della nostra identità e io non sono a Napoli con la mia gente a piangere come si deve un uomo controverso e fragile, un giocatore senza eguali, ma soprattutto un simbolo.

Lo so voi penserete che forse considerare Maradona un simbolo è esagerato.

Che in fondo un essere umano con così tanti difetti non può essere considerato niente, se non un esempio di tutto quello che un giovane di talento non dovrebbe fare.

Ma lo potete pensare solo se non siete napoletani.

Perchè sapete alla fine Maradona non era solo un uomo. Era un dio con la palla tra i piedi, era il suo immenso cuore capace di rotolarsi nel fango di campetti di periferia per un ragazzino malato, era l’uomo che abbraccia il papa visibilmente emozionato e quello che, braccia sui fianchi, parla con Fidel Castro sfrontato e sorridente.

Ed è il simbolo del riscatto di Napoli, un riscatto effimero forse, passeggero ma che ha lasciato una traccia indelebile.

E poi Maradona era napoletano.

Perchè si sa, napoletani non sempre si nasce ma quando poi lo diventi lo sei nelle ossa e nel sangue.

Lo sei testa e nel cuore e nelle viscere e ditemi: come si può non piangere per un pezzo del tuo cuore che se ne va?

E alla fine sapete quale è la cosa peggiore? Che io stasera non stavo ai Quartieri Spagnoli a piangere con gli altri napoletani, che non ho potuto nel lutto collettivo, portare e trarre conforto dalla vicinanza come pure, in ogni famiglia si deve fare.

Simona Sieno

Ph Maurizio Zaccone

Un articolo di Simona Sieno pubblicato il 25 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Novembre 2020

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