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Visto da Sud: un anno di pandemia (e di pregiudizi)

Italia
Italia | 26 Febbraio 2021

A un anno dall’inizio della pandemia da coronavirus è tempo di bilanci e di analisi. Da un punto di vista mediatico, le schermaglie scomposte e del tutto fuori luogo che hanno animato uno degli anni più bui degli ultimi decenni hanno mostrato – se mai ce ne fosse bisogno – quanto il paese sia fratturato in due entità profondamente diverse.

Il primo caso di Covid in Italia è stato registrato a Codogno, come tutti sanno. Un evento del tutto casuale (poteva accadere in qualsiasi altra parte d’Europa) che tuttavia ci ha condotti verso un’escalation drammatica e senza controllo che può essere sintetizzata in due parole: irresponsabilità e sottovalutazione.

Le prime reazioni

Retrospettivamente, le prime reazioni politiche e mediatiche alle notizie che giungevano dai primi cluster lombardo/veneti sono a dir poco inquietanti e restituiscono la misura della sottostima di un problema che dì a poco avrebbe condotto l’Italia sull’orlo del baratro. A pochi giorni dall’istituzione delle prime zone rosse in ben 12 comuni tra Lombardia e Veneto, Milano reagisce difatti con l’ormai celebre quanto nefasto slogan #milanononsiferma.

Il 26 febbraio il sindaco Sala fa anche peggio, invitando i lombardi a uno scriteriato aperitivo sui Navigli che farà molto discutere. Il giorno successivo il segretario del PD Zingaretti, in pieno delirio di onnipotenza, sfida il Covid partecipando a una pizzata milanese e aderendo difatti all’iniziativa lanciata dal primo cittadino meneghino. Il 7 marzo risulterà positivo, nello stesso giorno saranno registrati 1145 nuovi positivi per oltre 5 mila casi totali. Con il Covid non si scherza, ormai era evidente.

A un anno di distanza gli errori commessi risultano oggettivamente macroscopici. Eppure, all’epoca dei fatti, la levata di scudi del mainstream nazionale e delle istituzioni a ogni livello fu univoca e perentoria: nessuno ponga dubbi sulla capitale morale, nessuno osi scalfire la sua aurea immacolata. Alla reazione milanese e alla sua voglia di libertà furono dedicate le aperture dei più importanti giornali nazionali, a partire da Repubblica.

Negli stessi giorni, più a Sud, le scuole e le strade di Napoli furono oggetto di una imponente sanificazione che poco fece parlare di sé. Riuscite ad immaginare cosa sarebbe successo a parti invertire? Immaginiamo di sì.

L’escalation

Le surreali e drammatiche immagini che giungevano da Bergamo, a pochi giorni dalla scellerata campagna Bergamo is running promossa da Confindustria, riportarono definitivamente tutti alla realtà. Il Covid esiste ed è letale, la sua diffusione è fuori controllo e i virologi, per riflesso, diventarono le nuove star nazionali. L’efficientissima Lombardia e il suo irreprensibile sistema sanitario furono messi a dura prova dall’esplosione del contagio. Gli ospedali dei primi della classe furono a un passo dal collasso totale (al punto da dover trasferire i suoi pazienti nelle altre regioni), e non poteva essere altrimenti, soprattutto in considerazione dell’eccesso di sicumera ostentata nelle prime fasi del contagio dalle autorità locali (e non solo).

Nord contro Sud

E a un tratto, in una nazione fondata sulle dicotomie e sulle esiziali differenze socio-economiche del paese, entrano sulla scena, del tutto fuori luogo in un frangente tanto delicato, gli atavici conflitti tra Nord e Sud, alimentati da una stampa becera e da un raffazzonato manipolo di conduttori da strapazzo a caccia di scoop sensazionalistici tra i mercatini rionali di Napoli, Palermo e Bari. La data spartiacque nella narrazione cade l’8 marzo 2020, il giorno in cui entra in vigore il DPCM che decreta la chiusura di alcune regioni del nord, dpcm maliziosamente sbandierato ai quattro venti dalla Regione Lombardia la sera del 7 marzo, provocando l’ormai celebre assalto agli ultimi treni in partenza per il Sud.

È il pretesto che tutti aspettavano. I meridionali rientrati a casa furono bollati come “irresponsabili” da semplicistici editoriali in prima pagina mentre il dibattito (fondato sul nulla, in quanto il dpcm – peraltro in vigore dal giorno successivo – prevedeva il rientro in residenza) infuocava i salotti scialbi delle tv nostrane. Peccato poi che i dati incrociati di viaggiatori e traffico telefonico, diffusi mesi dopo, raccontassero tutt’altro.

Fango mediatico sul Sud

Sembrava paradossale che al Sud e a Napoli il virus non attecchisse. Così assurdo che la giornalista Barbara Palombelli, durante la puntata “Stasera Italia” del 20 marzo, sostenne in diretta che il Nord registrava il 90% dei decessi da coronavirus perché i settentrionali “sono più ligi e vanno tutti a lavorare”.

Il 22 marzo l’attenzione della stampa nazionalpopolare si sposta sulla Pignasecca. Il sensazionale scoop – pensate – getta un cono di luce sui poco ligi napoletani che fanno la spesa al mercato. Alla Pignasecca. Un supermercato a cielo aperto incastonato in un quartiere che conta la bellezza di 30.292 abitanti.

Dopo la Pignasecca tocca al rione Sanità (noi, a Roma mica in Svizzera, la fila la sappiamo fare), e poi al Vomero, dove una sconsolata inviata di Agorà (Raitre) dallo “sguardo nordico” deve ammettere con estremo rammarico che i napoletani, proprio in quel momento, “si stanno comportando bene” (vedere per credere).

Il caso Cotugno

In uno scenario isterico e surreale, la notizia riportata dalla CNN sull’eccellenza del Cotugno di Napoli, l’unico ospedale italiano a far registrare zero contagi tra gli operatori sanitari, venne accolta dal giornale di Mentana, Open, con un laconico quanto pleonastico “a Napoli c’è anche un’eccellenza” che molto fece discutere. Peggio ancora, se possibile, fece la napoletana Myrta Merlino durante un collegamento con il sogghingnante Sallusti a L’aria che tira, su La7: “poi, a Napoli… per me è incredibile, non ci aspettavamo che l’eccellenza arrivasse da Napoli”.

L’accanimento contro il Sud

Alla lista potremmo aggiungere Lucia Annunziata, che rilanciò la fake news sul Cardarelli, e Vittorio Sgarbi, il quale, pur non conoscendo i fatti, a domanda equivoca della ligia Barbara Palombelli riguardo all’eventuale chiusura della Campania paventata a suo tempo da De Luca, commentava che evidentemente il governatore conosce bene i napoletani e la loro incapacità di rispettare le regole.

Per non parlare del sempre sobrio Vittorio Feltri, che il 21 aprile, stuzzicato da Mario Giordano nella sua indecente trasmissione in onda su Rete 4, trasmissione peraltro sanzionata dall’Agcom per condotta discriminatoria, sosteneva di non credere ai complessi d’inferiorità ma, piuttosto, di essere convinto che i meridionali in molti casi siano inferiori.

L’ennesima occasione fallita

Gli eventi catastrofici e inattesi che hanno segnato il 2020 hanno mostrato il meglio ma anche il peggio degli italiani. Mentre il mondo intero veniva travolto da una ecatombe che verrà riportata sui libri di storia, la narrazione mainstream, nel pieno di questo tsunami socio-economico, si affannava ad alimentare sterili guerre intestine tra Nord e Sud puntando gli obiettivi delle telecamere nei mercati rionali delle grandi città meridionali.

Appostamenti miserevoli, costruiti ad arte per stanare passanti senza mascherine o comuni cittadini al mercato allo scopo di sacrificarli sull’altare dell’audience. Con notizie in alcuni casi totalmente inventate. Celebre quella della “pastiera abusiva” durante i mesi di pasqua, secondo qualcuno l’ultimissima moda dei Quartieri Spagnoli. Ancor più celebre e spiacevole il servizio delle Iene firmato Giulio Golia, secondo il quale a Napoli solo la camorra aiutava in quei mesi le persone in difficoltà (servizio puntualmente smentito dai fatti e dalle voci di decine di associazioni e movimenti attivi sui territori di Napoli).

Dovremo sempre tenere a mente cosa accadde in quei mesi. Quando questa buriana sarà passata – citando il nostro Maurizio Amodio -, i gattopardi del giornalismo italiano andranno abbattuti. In nome del sud, della nostra dignità, dell’intero paese e dei tanti, giovani e non, che questo mestiere di verità lo fanno per vocazione e passione.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 26 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 21 Maggio 2021
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