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VITA DA TIFOSA

Finalmente il Napoli segna pure in tv: cronaca semiseria e “auricolare” di una giornata che nessuno di noi dimenticherà

Sport | 24 Aprile 2018

C’erano una volta una radiolina e un paio di cuffiette. Di quelle usate esclusivamente per ascoltare, in diretta, la radiocronaca della partita del Napoli. Nell’epoca dello streaming, la radiolina è sofferenza: sei tifoso di trincea, asserragliato tra le linee resistenti che non si immolano sull’altare della pay tv.

Ven-ti-due a-pri-le:  la Madre di tutte le partite. Juventus- Napoli. La lotta tra il bene e il male, tra la Mole e il Maschio Angioino, tra orgoglio e pregiudizio. Pure chi non è tifoso, viene preso dal vortice dell’aspettativa e dell’ansia. Per tutta Napoli, lo scontro coi non-colorati è una “tenzone” senza fine.

La domenica passa.  La partita inizia e scorre lenta. Il Napoli è sontuoso, cazzuto e sereno,  ma la vecchia signora non molla : arranca e si difende. Piantati nelle orecchie,  gli auricolari fanno il loro dovere: nitida, si sciorina la  radiocronaca di Carmine Martino e Paolo del Genio,mood irrinunciabile –scaramanticamente, con tanto di sciarpa al collo- anche se sono ospite, con mio fratello, da amici provvisti di pay tv.

Cuore, cervello e sensi dissociati: occhi sullo schermo, cuore e orecchie a Torino. Cervello non pervenuto.

89°: terzo corner per il Napoli. “Stacca Koulibaly e ”. Boato. Un mila-miliardo di decibel deflagrano nei timpani. L’urlo. Non il quadro di Munch, ma quello che attendo ogni volta che gioca il Napoli,  il grido liberatorio che solo Carmine Martino ti spara direttamente in endovena con adrenalina in dose massiccia. Il Napoli segna. Time out. Panico. Non posso liberare la gioia. Farei spoiler agli altri. Eh già. Perché le pay- tv sono un po’ di secondi indietro rispetto la radio. Il Napoli segna nella partita della vita e IO devo esultare in differita. Il sangue circola a doppia velocità tentando di sedare l’istinto viscerale, mentre uno tsunami di calore mi sale dai piedi al cervello.  Afferro il ginocchio malandato di mio fratello seduto vicino a me e con la mano destra lo stritolo ad intermittenza. Tum.  Tum.  Tum. Un battito cardiaco. Lui si piega in avanti, le mani giunte. Occhi sul teleschermo. Ha capito. Ma che cazzo ci vuole a battere in tv un corner che già è stato battuto? Mi chiedo.  E’ un rallenty  spazio- temporale. Il trionfo della dissociazione sensoriale. Le immagini scorrono. Carmine Martino continua ad esultare in diretta audio: ”Il Napoli all’assalto del palazzo!!!” . E in tv? niente. Buffon devia in corner. Ci siamo. Come una veggente tarocca, già conosco il finale. Koulibaly svetta. La difesa bianconera alza gli occhi al cielo guardando il gigante che si eleva come un angelo vendicatore. La palla rotola mandando Buffon a gambe all’aria.

Finalmente il Napoli segna pure in tv.

Si rompe il muro del suono: strilliamo e saltiamo tutti, grida e lacrime. Tra dirette e differite, l’eco dell’urlo di gioia rimbalza da un capo all’altro del mondo. 178 paesi collegati in diretta, milioni di cuori battono all’unisono e le urla diventano un sol coro: gooooooooooool!  Sei milioni di cuori che hanno scosso la terra fino al suo ventre caldo, dove  pulsa quella lava che tanti italioti vorrebbero ci lavasse.  E invece li abbiamo lavati noi: con tenerezza, cazzimma e passione; undici avanguardie in campo e un popolo a sostegno. E chi dice che è solo uno sport, non comprende. Il Napoli respira la Napoli città, la sua stessa aria salmastra, tesse una ragnatela che, se la ami, ti prende e ti cattura per sempre, ricalca le impronte lasciate nella sabbia da due scudetti di trent’anni fa, è la sua catarsi e il suo alibi: è un delitto perfetto dove tutti siamo colpevoli. E non c’è condanna più dolce. Lo stadium tace. La realtà sbeffeggia la fantasia e la trasforma in leggenda. Abbiamo vinto. Senza trucco e senza inganno. E’ la vittoria di un popolo che si ribella al sistema, lo scardina ostinatamente con fatica e sudore, frantumando lo stereotipo del napoletano “pulecenella”, fannullone e scansafatiche. E che vince. Con cuore, anima, coraggio. Un comandante Re Mida, che si fa bastare quello che ha, lo interpreta creativamente e trasforma l’arte di arrangiarsi in una macchina perfetta che fa onore al Calcio e insegna a non mollare mai, a crederci sempre. Un condottiero che è uno di noi. Che sfancula la gente che ci offende, se ne fotte dell’etichetta e parla la nostra lingua. Portaci fino al palazzo, comandante Sarri. Noi ci crediamo e cercheremo di fare tesoro della tua lezione: farci bastare ciò che abbiamo e usarlo per stupire e scardinare le certezze di chi ci ha già condannati e ghettizzati. Abbiamo un sogno nel cuore: Napoli torna Campione.

Monica Capezzuto

Un articolo di Monica Capezzuto pubblicato il 24 Aprile 2018 e modificato l'ultima volta il 24 Aprile 2018

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