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WHIRLPOOL

L’azienda conferma: “A Napoli stop alla produzione dal 31 ottobre”

Attualità, Lavoro | 22 Ottobre 2020

La sede Whirlpool di Napoli cesserà la produzione il prossimo 31 ottobre.

A renderlo noto è stato Luigi La Morgia, amministratore delegato di Whirlpool Italia e vice Presidente alle operazioni industriali per la zona EMEA (Europa, Africa e Medio Oriente) della multinazionale americana. Il manager pescarese ha preso parte alla riunione in programma stamane al MISE con il ministro Stefano Patuanelli, a margine della quale ha sostanzialmente confermato la volontà dell’azienda, già nota a inizio anno, di chiudere lo stabilimento partenopeo.

“Dopo 18 mesi – ha commentato La Morgia – sebbene gli sforzi messi in campo siano stati importanti e unici, il mercato su Napoli non è cambiato. Quindi confermo quanto abbiamo già detto un anno fa. Il 31 di ottobre la produzione su Napoli cesserà”.

Appena dodici mesi fa, Whirlpool aveva ritirato il piano di trasferimento del ramo d’azienda – con annessi licenziamenti – agli svizzeri di PRS, manifestando però una certa insofferenza sulla sostenibilità e sull’apertura dell’impianto di via Argine. A nulla son serviti i tentativi del Governo, dei sindacati e i ripetuti scioperi dei lavoratori di tutti gli stabilimenti in Italia del gruppo. Nonostante gli oltre 100 milioni di euro di aiuti pubblici ricevuti per tenere in vita il sito napoletano, i vertici statunitensi dell’azienda hanno tirato dritto per la loro strada.

Il ministro per il Sud Provenzano: “Decisione inaccettabile”

L’infruttuoso lavoro svolto al tavolo delle trattative ha dato origine alla frustrata reazione del mondo istituzionale. Il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, si è detto convinto che ci fossero le condizioni affinché Whirlpool continuasse la produzione a Napoli.

“Un’attività produttiva industriale in quell’area, presidio di legalità, viene messa in discussione. Abbiamo messo in campo diversi strumenti con il coinvolgimento del presidente del consiglio anche con la regione Campania per far si che la produzione continuasse. Informerò tutto il Governo di questa situazione. Il lavoro che stiamo facendo da mesi è serio e lo continueremo a fare”.

Più dure le parole del ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, apparse sulla propria pagina ufficiale Facebook: “Quella di Whirlpool è una decisione inaccettabile, presa altrove, dal board americano sulla testa del management italiano, ancor più grave perché avviene nel pieno della pandemia in una città già in forte sofferenza. L’ho detto in questi mesi all’azienda e l’ho ripetuto oggi: un piano industriale senza Napoli non è un piano per l’Italia”.

Che futuro per i lavoratori?

Lo stabilimento Whirlpool di Napoli conta circa 350 dipendenti, che diventano il doppio se si considera anche l’indotto. L’epidemia da Covid-19 ha inferto un duro e decisivo colpo alle pericolanti sorti dell’impianto, in cui la produzione – nei soli mesi da marzo a maggio – era calata del 19%. Un’ulteriore contrazione che ha contribuito ad accelerare il piano di dismissione dell’azienda, che da luglio era addirittura giunta a proporre incentivi ai lavoratori disposti a lasciare il posto.

Tramontate le ultime possibilità di tenere in vita il sito produttivo, la prima e immediata alternativa per tamponare l’emorragia occupazionale resta quella della riconversione dell’impianto partenopeo. A fine luglio Invitalia – l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa – aveva manifestato l’interesse di Leonardo (ex Finmeccanica), Adler ed HT&L Fitting per un piano di rilancio e riqualifica che prevede il contestuale assorbimento di 280 lavoratori Whirlpool.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 22 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 22 Ottobre 2020

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