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WILDE A NAPOLI

Nell’anniversario dalla morte il documento dell’incontro con la Serao

Cultura, NapoliCapitale, Storia | 30 Novembre 2015

Cade oggi l’anniversario della morte di Oscar Wilde, morto a Parigi il 30 novembre 1900. Qui proponiamo un documento inedito sulla sua permanenza a Napoli, dove arrivò tre anni prima della sua morte. Uscito dal carcere di Reading ove aveva scontato la condanna per omosessualità, dopo qualche mese trascorso in Francia, Oscar Wilde giunse a Napoli alla fine dell’estate del 1897. Era insieme al giovane amico Alfred Douglas, detto Bosie, con cui intratteneva una complicata relazione e di cui, pur nella povertà, manteneva qualche vizio. Il soggiorno durò diversi mesi, fino alla primavera del 98. Al periodo napoletano tuttavia anche i biografi più amanti dei particolari dedicano pochissimo spazio. Nel 1981 Renato Miracco tentò di colmare in un libretto dal titolo Verso il sole (Colonnese) utilizzando cronache giornalistiche, lettere di Wilde fino ad allora inedite e private testimonianze. Le cronache di allora, infatti, sono piene di episodi su Wilde.  Nel volume  “Pietro Scoppetta – Vita e opere” di Schettini si racconta ad esempio dell’incontro tra Wilde e la Serao nel salotto Parlato (bisnonno del direttore di questo giornale). La Serao, come è noto,  fu molto feroce con Wilde e la sua omosessualità. Eppure accorse per incontrarlo. Era il 1897. 

Tra i cenacoli letterari, artistici e mondani del tempo è interessante rievocare il salotto Parlato, in via Cisterna dell’Olio, in un vetusto palazzo cinquecentesco, nell’appartamento un tempo di rappresentanza dell’Ambasciata del Granducato di Toscana presso i Borboni di Napoli.

Don Michele Parlato, tipica figura di umanista, era imparentato con don Diodato Lioy, fondatore e proprietario del “Roma”, il più vecchio e popolare quotidiano napoletano, mentre sua moglie donna Maria Zaccagnino, squillante concertista d’arpa, era anche ammiratissima per la sua avvenenza d’un imponderabile fascino spirituale.

La bionda signora era la sola a resistere alla tentazione di farsi ritrarre da Pietro Scoppetta, pur essendo questo in intimi e cordiali rapporti con suo marito, ma tantomeno da altri artisti noti che frequentavano la casa di Parlato, quali Postiglione, Migliaro, Esposito, Caprile o lo scultore Cifariello.

Quel salotto era infatti regolarmente frequentato da superiori ed elette intelligenze in ogni campo dell’arte, della letteratura, della scienza e della politica e, come in ogni altro ambiente del genere, non mancava la nota divertente, ironica, canzonatoria, il commento e il pettegolezzo.

Si diceva, ad esempio, che quella sera Scarfoglio non sarebbe venuto sapendo di potervi incontrare donna Matilde, e che la signora Serao avrebbe avuto analogo comportamento per non incontrarvi il marito… Ma una sera si attendeva un ospite di eccezione, di cui si voleva mantenere segreto il nome perché doveva essere per tutti una sorpresa sensazionale, Scarfoglio e la Serao si vennero a trovare faccia a faccia, costringendo donna Matilde a contenere il suo dispetto in una specie di muggito.

Un gruppo di personalità stava in disparte e una sola voce teneva gli altri in ascolto: quella di Giorgio Arcoleo, giureconsulto, letterato, umorista e Sottosegretario di Stato alle Finanze. Il suo brillante umorismo metteva di buon umore Enrico Pessina, giurista e criminalista, facendo sorridere anche Leonardo Bianchi, psichiatra e neuropatologo, distratto dalla profonda scollatura di una avvenente signora che, si sussurrava, gli interessasse… clinicamente.

Altri intervenuti di particolare rilievo erano il duca Ferdinando Del Pezzo, matematico universitario dall’aspetto di lungo fauno, apparso insieme alla bionda scrittrice svedese Anna Carlotta Leffler, da poco duchessa di Cajanello: “persona tenera e gentile, di una dolcezza profonda ch’era propria tutta di lei”, ricorda Di Giacomo nella prefazione del suo romanzo In lotta con la società.

Ecco poi troneggiare nella sua poltrona la tipica figura di don Diodato Lioy con la sua ironia bonaria mentre discorre di politica e giornalismo con Federico Verdinois, scrittore e poliglotta.

Altro ragguardevole ospite della serata è monsignor don Aspreno Galante, scopritore delle Catacombe di San Gennaro extra moenia e grande storico delle chiese di Napoli, il quale, mettendo da parte l’austerità del prelato insigne, diffondeva intorno arguzia, profumata dal suo santantonino, mentre, tra una parola e l’altra, ne pizzicava una presa abbondante dalla tabacchiera d’oro.

Donna Bianca Bovio, entrando, buttava le braccia al collo della padrona di casa, felice di essere stata da lei invitata a partecipare al suo concerto d’arpa in qualità di pianista per interpretare Beethoven alla perfezione. Si vociferava che in quei giorni si trovasse a Napoli Oscar Wilde e che, accompagnato dal suo traduttore Rocco, si fosse recato a leggere il dattiloscritto della Salomè a Giovanni Bovio.

Pare quindi che, leggendo il suo poema drammatico, Wilde fu particolarmente irritato dagli sguardi della giovane moglie di Bovio, al punto da dire all’amico: “Com’era pertinace lo sguardo di quella donna, ho avuto quasi la tentazione di strangolarla!”. Ebbene, l’ospite d’onore della serata era proprio Oscar Wilde, cui Scoppetta strinse subito la mano definendola poi “fredda e molle”.

Wilde si sentì poi invadere l’anima di una soave serenità vedendo la bionda signora in abito celeste, simile ad una fata, mettersi ad arpeggiare un’aria del Palestrina. “Sapete, mi voleva uccidere, mi voleva uccidere!” esclamò donna Bianca non appena il duplice fantasma di Canterville e di Dorian Gray si fu dileguato…

“Pietro Scoppetta – Vita e opere” di Schettini

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Novembre 2015 e modificato l'ultima volta il 2 Giugno 2019

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