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ZONA ROSSA

Campania, una scelta mediatica prima che politica?

Attualità | 14 Novembre 2020

Tanto tuonò che piovve. La scandalosa campagna di accanimento mediatico architettata nelle ultime settimane dalla stampa nazionale ha sortito gli effetti sperati: per la gioia di molti la Campania – a partire da oggi – sarà decretata zona rossa. Una decisione mediatica prima ancora che politica, con speciali TV, inchieste giornalistiche, opinionisti tronfi di pregiudizi, scoop fasulli e sciacalli di professione calati al di qua del Garigliano alla disperata ricerca della notizia sensazionalistica confezionata ad arte per scaricare le responsabilità dell’immane tragedia socio-economica sulla pelle dei cittadini. E il fragore di un tale frastuono non poteva che solleticare il dibattito politico, con i governanti locali e quelli nazionali a rincorrersi e contraddirsi in balletto surreale e patetico che ci saremmo volentieri risparmiati.

Per quanto i media si sforzino di raccontare il contrario, difatti, e per quanto la pressione sugli ospedali campani e sugli operatori sanitari sia certamente notevole, i dati dell’ultima settimana indicano miglioramenti assoluti, rispetto pure a 7 giorni fa, quando la Campania fu dichiarata gialla. Inoltre, se raffrontata con le altre Regioni, la Campania, ha registrato dati oggettivamente migliori.

Il nostro obiettivo, naturalmente, non è quello di mettere in discussione la decisione di catapultare la Campania da zona gialla a zona rossa, con tutte le conseguenze che si riversano sul tessuto sociale ed economico di un territorio già di per sé alla canna del gas, ma, piuttosto, quello di cogliere i meccanismi che hanno condotto il governo a optare per il lockdown. Un obiettivo che possiamo raggiungere soltanto attraverso i dati, senza tuttavia conoscere con precisione il peso specifico dei parametri di valutazione dei tecnici del governo.

Il metro di valutazione

I parametri istituiti dal Ministero della Salute per decretare le fasce di appartenenza delle varie Regioni sono 21, e vanno dal numero di casi sintomatici notificati per mese, alla storia di ricovero in ospedale in reparti di degenza o di terapia intensiva, la percentuale di tamponi positivi tra data inizio sintomi e data di diagnosi, oppure il numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al Contact-tracing, quello di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento, il numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni, il Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS, il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva e altri ancora.

I dati

L’unità di crisi della Regione Campania, nella settimana del 2-8 novembre, rende noto che la percentuale di occupazione dei posti di terapia intensiva su scala regionale è del 27%. Parliamo di 190 ricoverati su 650 posti letto disponibili. Il dato aggiornato al 13 novembre (rilevabile dal sito dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) parla del 28% di posti in terapia intensiva occupato per la Campania, 54% per l’Umbria, 53% nella P.A. Bolzano, 52% in Lombardia, 49% in Piemonte, 47% in Liguria, 45% in Toscana, 41% in Valle D’Aosta, 37% nelle Marche (zona arancione), 33% in Emilia Romagna (zona arancione).

Abbiamo successivamente analizzato i dati dalle tabelle della Protezione Civile, escludendo i casi della prima ondata (febbraio/agosto) e lasciando quelli dal primo settembre a oggi. Poi abbiamo rapportato i dati della seconda ondata in funzione della popolazione di ciascuna regione: la Campania – a conti fatti – è 18esima per morti nella seconda ondata (8,3 morti ogni 100.000 abitanti, contro i 67,7 della Val d’Aosta, i 30,4 della Liguria e i 20,2 della Lombardia).

La Campania è inoltre 19esima per posti occupati in terapia intensiva (3,3 ogni 100.000 abitanti, contro 12,7 in Val d’Aosta, 8 in Piemonte e 7,7 in Lombardia).

L’unico parametro per il quale la Regione risulta essere in cima alla classifica è quello relativo al numero di positivi (5° posto), tabella nella quale vengono conteggiate soprattutto le persone in isolamento domiciliare.

Analisi e grafico elaborato da Promontorio Cervantes

I dati della Campania sono “leggermente” migliori negli ultimi giorni perché la percentuale di positivi sul totale dei tamponi fatti, dopo una punta del 21% di una dozzina di giorni fa, ha smesso di impennarsi e si è assestata tra il 16 e il 20. Ieri, nel giorno in cui si è deciso che la Campania sarà zona rossa, la percentuale era del 16%. Sul numero di positivi poi la percentuale dei sintomatici è diminuita, cioè prima fra i positivi del giorno ce ne erano di più con sintomi, mentre adesso la tendenza è in diminuzione. Quindi i dati, crescendo, erano più angoscianti nella seconda metà di ottobre.

La Campania in questi giorni ha inoltre aumentato i numeri di terapie intensive ed è migliorato anche il rapporto tamponi/positivi che è sceso al 15,99% mentre 10 giorni fa era al 21,53%.

Parametri alla mano, insomma, la Campania non avrebbe mai dovuto diventare zona rossa. Nulla ci leverà dalla mente, poi, che il lungomare affollato di sabato scorso e il video con il morto a terra del Cardarelli abbiano fomentato ulteriormente l’opinione pubblica fornendole il volano necessario per tramutare lo sciacallaggio mediatico – che va avanti da mesi – in una decisione meramente politica, ma per l’appunto condizionata.

Naturalmente il famoso video del signore morto al Cardarelli non sposterà di una virgola la situazione della sanità campana. Dirigenti e amministratori resteranno esattamente dove sono mentre medici e infermieri, a cui nulla è imputabile, saranno lasciati ancora soli e in sottonumero, a combattere in prima linea. Il solo effetto prodotto da quelle immagini, insomma, è stato quello di offrire il fianco a media, opinionisti e politicanti che da settimane sbraitavano invocando, senza muovere un dito pur ricoprendo ruoli di primo piano, la chiusura Campania. Risultato: il governo, che fino a ieri aveva parcheggiato la Campania in zona gialla, oggi l’ha “promossa” saltando anche la zona arancione e spedendola in zona rossa, senza spiegare a noi cittadini in modo chiaro e trasparente le ragioni di questo “salto” da un colore all’altro.

Pretendiamo allora trasparenza, pretendiamo di conoscere nello specifico le ragioni di questo “passaggio” così repentino. Anche perché quando si è chiuso tutto il Paese e da noi non era necessario, a marzo scorso (perché avevamo un indice bassissimo di contagi), ci siamo sottoposti con estrema civiltà a privazioni che poi abbiamo scoperto – grazie a quanto emerso dai rapporti di allora dei tecnici del ministero in un primo momento secretati – non essere indispensabili.  E insomma, la Campania ha già dato.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 15 Novembre 2020

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